Sigismondo d’oro, un riconoscimento che premia un’intera comunità
«È stato un fulmine a ciel sereno. A Rimini ci sono tante altre realtà, persone ed enti che avrebbero titolo per fregiarsi di questo riconoscimento. Non vogliamo essere i primi della classe, per carità, però ci ha fatto molto piacere. Credo il premio che riconosca il valore della città di Rimini e, perché no, della stessa provincia. Non spetta solo a chi promuove quest’iniziativa, ma riconosce anche il valore di tutti coloro che hanno collaborato in questi anni, hanno creduto nel progetto e continuano a farlo. È stata riconosciuta la serietà del Campo lavoro missionario: i risultati sono sempre devoluti a favore dei missionari».
Un impegno concreto, che si traduce anche in risultati economici significativi: lo scorso anno, la raccolta e i mercati solidali del 18 e 19 aprile 2026 hanno permesso di incassare oltre 194mila euro.
Dalla prima edizione, organizzata nel 1981 a Riccione, il Campo lavoro ha progressivamente consolidato la propria presenza sul territorio, trasferendo la base a Rimini. Nel 2014 si è poi costituito in associazione. Nel corso degli anni, spiega Valentini, «è aumentata la sensibilità rispetto al Campo, un’esperienza che ormai fa parte del Dna della città. Dobbiamo ringraziare i volontari, le istituzioni, chi ci sostiene e gli enti pubblici. Il Campo lavoro è un movimento di popolo che coinvolge trasversalmente tutte le realtà cittadine e provinciali. Ben venga, quindi, che venga riconosciuto l’impegno profuso da tutti».
Sono circa duemila i volontari coinvolti nell’ultima edizione, mentre 45 sono quelli operativi durante tutto l’anno nei mercatini permanenti di San Vito, San Nicolò e via Praga. Una partecipazione importante, che pone però anche una sfida per il futuro: garantire il ricambio generazionale e dare continuità all’esperienza. «Abbiamo necessità che questa vitalità si trasformi in impegno. L’organizzazione è ancora nelle mani di coloro che iniziarono tanti anni fa, persone che hanno bisogno di un ricambio, perché gli anni contano e, purtroppo, la stanchezza e l’età che avanza si fanno sentire».
Per questo si sta lavorando per coinvolgere nuove energie. «L’obiettivo è fare in modo che persone giovani, che credono nel progetto e hanno la giusta dose di vitalità, possano avvicinarsi alla stanza dei bottoni. C’è sempre più bisogno, inoltre, di persone che si impegnino e abbiano voglia di lavorarci tutto l’anno, perché in pratica noi non ci fermiamo maii».
Accanto al ricambio generazionale, c’è anche un’idea per ampliare l’impatto sociale del progetto. «Mi piacerebbe costruire, accanto all’associazione, una cooperativa che possa dare lavoro a persone in difficoltà, offrendo loro opportunità attraverso impieghi socialmente utili. Al momento c’è solo l’idea, ma penso sia uno sbocco non dico necessario, ma quasi».
In sostanza, la prospettiva è quella di dare continuità alle attività del Campo lavoro durante tutto l’anno, sviluppandole anche in un’ottica imprenditoriale, senza però tradire le ragioni che ne hanno ispirato la nascita. La sfida sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità e finalità sociale, evitando che il «salto imprenditoriale» significhi «essere fagocitati da un sistema economico che non rispetterebbe più gli ideali e l’essenzialità delle scelte».

