Home Dizionario Biblico Q come Quotidiano. La Bibbia dalla A alla Z

Q come Quotidiano. La Bibbia dalla A alla Z

Arrivati, nel nostro dizionarietto minimo del cristianesimo, alla lettera Q, sembrerebbe che non ci siano molte parole da scegliere. Eppure una ce n’è e merita di essere richiamata, perché entra a pieno titolo nell’anima del cristianesimo: è appunto la voce Quotidiano. E non c’è bisogno né di forzarla né di ‘strizzarla’: per quanto umile e dimessa – o proprio per questo? – essa intercetta i misteri centrali della nostra fede. Provare per credere.

La Trinità: “Io oggi ti ho generato”, dice il Padre al Figlio nel quotidiano senza ieri e senza domani, qual è l’eternità. L’Incarnazione: “Oggi è nato il Salvatore”, cantano gli angeli ai pastori, a Natale. La morte del Crocifisso: “Oggi sarai con me in paradiso”, promette Gesù al brigante pentito. La risurrezione, che non relega Cristo nel passato, ma lo rende presente sotto qualsiasi cielo, in qualunque giorno della storia: “Io sono con voi tutti i giorni…”.

Ma questa parola non fa parte anche del nostro vocabolario? Troppe volte rischiamo di avere – e di dare! – un’immagine distorta del cristianesimo: come se fosse un’accozzaglia di tante cose da fare, una somma interminabile di impegni da assumere, una minutaglia sparpagliata di regole e di precetti da osservare. Non è questa la logica dell’incarnazione.

Sono contenute qui anche le dimensioni del nostro impegno: “Vivere fedeli al Signore Gesù significa ripetere nella nostra vita la sua vita, con la stessa radicalità e semplicità”, scrive Paola Bignardi, in un succoso libretto, intitolato proprio “Il Vangelo del quotidiano”.

Da riprendere: radicalità e semplicità. Il “Vangelo del quotidiano” si colloca appunto a questo incrocio.

Il cristianesimo non è una proposta straordinaria per persone straordinarie. E la carità, che è il carisma più grande, non è una enorme quantità di rinunce e di sacrifici, ma l’amore negli atteggiamenti più feriali e normali: umile, tollerante, vissuto con dolce mitezza.

Certo, si potrebbe anche essere chiamati a vivere la santità cristiana in circostanze eroiche, come nella persecuzione o nel martirio. Ma la vita è fatta soprattutto di quotidiano, e comunque anche le scelte più alte e difficili maturano proprio nel quotidiano, nel lento, monotono, oscuro giorno per giorno. Parlando di s. Benedetto, Giovanni Paolo II ha detto che “è necessario che l’eroico diventi quotidiano perché il quotidiano diventi eroico”.

Il vero cristiano è colui che vive ogni giorno come fosse il primo, come fosse l’ultimo, come fosse l’unico.

Dante insegna: “Pensa che questo dì mai non raggiorna”.