Home Dizionario Biblico I come incarnazione. La Bibbia dalla A alla Z

I come incarnazione. La Bibbia dalla A alla Z

Incarnazione: ecco Gesù.

Un “casto silenzio”: questo chiedeva Tommaso d’Aquino di fronte al mistero vertiginoso di Dio che si fa uomo. Ci bastino le parole per dire il “che” – l’evento: la Parola si è fatta carne – e le altre poche che ne scaturiscono. Tre in particolare.

Incarnazione significa in primo luogo l’umanità di Gesù. Tutto il Nuovo Testamento mette in evidenza che Gesù è stato un uomo veramente e pienamente umano: ha provato la fame, la sete, la stanchezza. Ha conosciuto la gioia, la tristezza, lo sdegno.

Ha sperimentato il dolore, l’angoscia, il terrore, e infine la morte. Così Gesù ha rivelato Dio: lo ha reso trasparente nella sua umanità: carne, nervi, sangue, emozioni, rabbie, paure, lacrime. Non prendere sul serio queste pagine neotestamentarie significa ridurre Gesù ad un attore divino che gioca a recitare la parte dell’uomo senza assumere realmente tutta la fragilità e il dramma della carne umana. Al posto di un Dio vivente fatto uomo, ci ritroveremmo tra le mani un’idea evanescente di Dio fatta dall’uomo. Ci ricorda il Vaticano II: “ Con l’incarnazione il Figlio stesso di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo”.

Ma l’affermazione della singolare, storica e integrale umanità di Gesù non può portare alla simultanea negazione della sua divinità.

Il soggetto dell’incarnazione rimane una persona divina: senza lasciare il cielo, il Figlio beneamato è disceso sulla terra per essere Dio con noi, nostro amico e fratello.

Chi nega che egli sia Dio e contemporaneamente lo ammira come il più umano degli uomini, il maestro più saggio, il profeta più intrepido della fratellanza universale, cade nell’abbaglio più azzardato. Perché questo Gesù ha preteso di essere il Figlio di Dio in persona, e dunque o è fondata questa sua rivendicazione, o hanno fatto bene i soldati del pretorio a deriderlo come folle e le autorità ebraiche e romane a farlo fuori.

La terza parola per dire il mistero dell’incarnazione è l’essenziale unità delle due dimensioni – le due “nature” – umana e divina, di Gesù. Il Figlio di Dio – proclamava s. Agostino – “ si è umiliato, non perdendo la natura di Dio, ma assumendo quella del servo” di Dio e dell’uomo.

Si è abbassato fino a noi, per innalzarci fino a sé.

È per questo che ha potuto, può ancora e potrà sempre salvarci.

Ed è ben per questo che non può essere assimilato a Buddha, Confucio, Maometto…

Francesco Lambiasi