Home Dizionario Biblico H come Halleluia. La Bibbia dalla A alla Z

H come Halleluia. La Bibbia dalla A alla Z

Una piccola pignoleria in premessa, anzi due. Adesso che nel nostro mini-Dizionario biblico siamo arrivati alla lettera H e dato che in italiano non esistono parole che iniziano con la “mutina”, selezioniamo la parola ebraica halleluja, anche se – ed è l’altra pignoleria – essa viene ormai traslitterata nella nostra lingua nella forma semplificata: alleluia. In realtà si tratta di due parolette: hallelu-Jah, che significano: lodate il Signore.

Alleluia è grido di gioia. Il suo contesto originario è l’esodo. Dopo il momento più drammatico dell’epopea d’Israele, con il passaggio del mare e la disfatta dell’esercito del faraone, la tensione collettiva si scioglie nel canto della liberazione, intonato da Mosè a gola spiegata: “ Voglio cantare in onore del Signore: perché ha mirabilmente trionfato, ha gettato in mare cavallo e cavaliere”.

Mentre sulla spiaggia appena raggiunta, Maria al massimo dell’esaltazione volteggia come una rondinella e le figlie d’Israele intrecciano danze vertiginose, al ritmo impazzito dei tamburelli, il popolo dà finalmente libero sfogo al tripudio a lungo represso: “ Cantate al Signore, perché ha mirabilmente trionfato: ha gettato in mare cavallo e cavaliere”.

Ma lo scenario più adeguato per il canto dell’alleluia è la Pasqua: c’è un evento più prodigioso, imprevedibile e insuperabile, più divino e memorabile della risurrezione di Cristo? “ Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”: quella pietra ribaltata dice che l’amore di Dio per noi è arrivato “fino alla fine”. E che non c’è stazione della nostra dolente via crucis che Gesù non abbia conosciuto prima di noi e per noi. Quel grido: “ Non è qui; è risorto” dice che se Dio è venuto a spartire il nostro dolore, ora vuole condividere la sua gioia di essere nostro Padre e Salvatore. Dunque, lode al Signore!

In fondo è vero che è la fede a fare la differenza: tra il vedere e il non vedere il Risorto eternamente presente e operante in mezzo a noi.

L’esistenza del cristiano si gioca tutta qui: nel vivere la vita come un con-vivere con il Signore. E’ la spiritualità della Pasqua-Ascensione, un evento che non ci sottrae la presenza del Risorto, ma ce ne agevola l’incontro e lo fa contemporaneo di ogni avvenimento, interlocutore di ogni esistenza, fedele compagno di ogni cammino. Sant’Agostino incoraggiava la sua comunità con parole di fuoco: “ Cantiamo da viandanti. Canta, ma cammina”. Sì, cantiamo, ma camminiamo…

Francesco Lambiasi