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Mps, Lovaglio prepara le contromosse all’Opas di Intesa Sanpaolo

MILANO (ITALPRESS) – Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, gioca la sua mano. A Siena l’atmosfera è quella delle grandi vigilie e il banchiere di origini lucane, che ha già resuscitato il Monte dei Paschi quando tutti lo davano per spacciato, sta per giocare il suo personale all-in. L’appuntamento è fissato per domani mattina, giovedì 20 agosto: un Consiglio di amministrazione straordinario di Mps convocato d’urgenza per disinnescare la bomba da 30,6 miliardi di euro dell’Opas lanciata da Carlo Messina e dalla sua corazzata Intesa Sanpaolo. Da preda a predatore in una notte, trasformando la banca più antica del mondo nel perno di un clamoroso Risiko finanziario.
Il piano, sussurrato tra i corridoi di Piazza Affari e anticipato dal Sole 24 Ore, ha la complessità della finanza acrobatica.
Lovaglio non si limita a difendersi: attacca su due fronti. Il primo prevede un’Ops (offerta pubblica di scambio) su Banco Bpm, riaprendo un dossier che sembrava morto e sepolto a fine luglio. Il secondo fronte è un’offerta su Banca Generali, ricalcando un copione già tentato un anno fa da Alberto Nagel ai tempi amministratore delegato di Mediobanca proprio per difendersi dal blitz di Lovaglio. Allora la manovra fu bocciata dai soci. Vedremo adesso. Un doppio colpo quello di Mps che, se andasse in porto, cambierebbe la finanza italiana, spostando l’asse del potere bancario e costringendo alla controffensiva.
Ma le battaglie finanziarie non sono un pranzo di gala. E per Lovaglio la strada è cosparsa di mine, a partire dalla passivity rule. La regola vieta a una società sotto attacco di compiere atti di disturbo senza il via libera dell’assemblea dei soci. E qui i numeri ballano. Con un’affluenza ferma al 64% nell’ultima assise di aprile, per approvare un aumento di capitale a servizio delle nozze servirebbe una maggioranza straordinaria attorno al 42% del capitale. Una soglia altissima, quasi un Everest per Lovaglio, considerando che Intesa Sanpaolo gioca con almeno tre mesi di vantaggio sul calendario, puntando a far partire la sua offerta tra novembre e dicembre.
Come se non bastasse, per conquistare Banco Bpm serve convincere i francesi di Crèdit Agricole, che blindano Piazza Meda con il loro 29,3% e poche settimane fa avevano bocciato qualunque progetto di integrazione fra il Banco e il gruppo senese. Per Banca Generali Lovaglio ha in tasca un jolly: il 13,2% del Leone di Trieste detenuto da Mediobanca (a sua volta controllata da Mps). Quel pacchetto è strategico. Potrebbe essere ceduto per fare cassa e alleggerire i vincoli normativi. Chi potrebbe comprarlo? Gli indizi portano dritti a Andrea Orcel e alla sua Unicredit, già secondo azionista di Generali con il 10%. Ma il banchiere romano, pur definendosi sornionamente un “osservatore” del risiko italiano, è già impantanato nella faticosa scalata alla tedesca Commerzbank. Difficile che decida di aprire un secondo fronte all’ombra della Madonnina.
A Piazza Affari i trader masticano prudenza e vendono sulla notizia. Il mercato non si fida dei miracoli dell’ultimo minuto: Mps cede l’1,8% a 11,8 euro, restando leggermente sotto il prezzo dell’Opas di Intesa (che mantiene un premio di 2,2 centesimi). Banco Bpm perde lo 0,2% a 16,6 euro e Generali l’1,2% a 42,9 euro. Unica a brindare è Banca Generali, che strappa un +2,04% a 67,6 euro, infiammata dalle scommesse speculative. Da tutti i protagonisti della vicenda, per ora, arriva solo un gelido e istituzionale “no comment”.
Molti osservatori sospettano che quella di Lovaglio – assistito dai pesi massimi di Ubs, BofA, BonelliErede e White & Case – sia soprattutto una mossa psicologica per costringere Carlo Messina a mettere mano al portafoglio e alzare il prezzo dell’offerta. Messina giura che non ci saranno rilanci, ma la partita è aperta. La Consob ha voluto vederci chiaro, chiedendo spiegazioni sui vecchi flirt tra Mps e Banco Bpm, con Siena che ha risposto lo scorso 4 agosto.
In questo clima di elettricità finanziaria, anche la politica decide di prendere tempo e rallentare i giri del motore. E’ stato infatti rinviato al 25 agosto l’incontro, inizialmente previsto per domani, tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e le amministrazioni locali toscane (il governatore Eugenio Giani, la presidente della Provincia Agnese Carletti e la sindaca di Siena Nicoletta Fabio). Il Tesoro, che del Monte è ancora azionista al 4,9%, preferisce aspettare che si diradi la nebbia della battaglia del consiglio di amministrazione di domani prima di scoprire le proprie carte sul futuro della banca. La partita a scacchi è appena cominciata.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).