Ecco una voce immancabile e imperdibile del nostro dizionario biblico: Conversione. Quando Gesù comincia la sua attività pubblica, questa nuda, ruvida parola rotola dalle sue labbra e prende a percorrere le strade inondate dal sole di Galilea e ad entrare nelle sinagoghe e a cacciarsi perfino nelle case.
Ricordiamo la versione di Matteo: dopo l’arresto del Battista, Gesù “ cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» ” (4,17).
Come si vede, lo slogan di base del messaggio gesuano è un imperativo: “ Convertitevi!” motivato e fondato su un indicativo: “ Il regno dei cieli è vicino”.
Per il Maestro di Nazaret il primato – espresso dall’indicativo – spetta a Dio, che inviando Gesù, ha deciso di inaugurare il suo regno.
Il grido di gioia di questo evento implica l’imperativo dell’appello caldo e struggente: “Convertitevi e credete nel Vangelo” (Marco 1, 15), ossia “entrate nella logica e nella dinamica di questa bella, lieta notizia”.
Per centrare il senso della parola Conversione, ci possiamo riferire alla metafora della inversione ad U. È come se Gesù dicesse: “Cambiate strada, imboccate lo svincolo del Vangelo!”.
In altre parole: Cambiate modo di pensare e di agire.
Mettete Dio e il suo disegno di amore al primo posto, pronti a rinunciare a qualsiasi altra cosa, per quanto cara possa apparirvi. Liberatevi dagli idoli che vi siete creati e che legano il cuore: benessere, prestigio sociale, affetti disordinati, pregiudizi culturali e religiosi.
Ma Conversione non è una perdita, è anzi un formidabile guadagno. La rinuncia è perché si è trovato un prezioso, incalcolabile tesoro. La bellezza e il fascino del regno di Dio consentono di compiere con gioia i tagli più faticosi, le scelte più dure e coraggiose. Il mercante, che ha finalmente trovato una perla di grande pregio, vende tutto quello che possiede per poterla acquistare.
Il giogo di Gesù è dolce. Beato il discepolo che lo abbraccia volentieri e lo porta agevolmente come un “peso leggero”. Conversione non è un di meno, ma un di più di vita. Di vera libertà. E di piena, incontenibile felicità.
È la storia di Zaccheo. Tutta una vita ad ammassare ricchezze, sfruttando la povera gente e intascando vergogna e disprezzo da parte di tutti. Ma quando decide di cambiare vita, ritrova l’armonia con Dio, con se stesso, con gli altri, con le cose. E si sente rinascere, come figlio di Dio e come fratello tra fratelli.
Provare per credere…
Francesco Lambiasi

