Home Editoriale PATTO FRA LE RELIGIONI La via italiana al dialogo

PATTO FRA LE RELIGIONI La via italiana al dialogo

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)
(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

Alzi la mano chi ha sentito parlare sui media nazionali di un “Patto” sottoscritto il 25 giugno dai capi delle diverse religioni presenti in Italia? Nessuno (o quasi). Già, perché in una società impastata di cultura e logiche di violenza, inventarsi uno spazio per il dialogo, il confronto, l’azione di pace, sembra quasi assurdo e utopistico. E così accade che, mentre ogni giorno talk show, notiziari, social ci riempiono la testa di dettagli su avvenimenti che coinvolgono persone di altre etnie e religioni, mentre si ingigantisce l’aspetto religioso di conflitti, si ignora completamente quanto le persone di fede diversa possono contribuire alla pace, alla coesione sociale, alla speranza per il futuro delle nuove generazioni. Eppure questo Patto non è cosa di poco conto. Basta scorrere la lista dei firmatari per rendersi conto della varietà di coloro che hanno collaborato alla stesura del testo (integrale a pagina 2). Sono presenti, fra gli altri, l’Assemblea dei Rabbini d’Italia, l’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í, il Centro islamico culturale d’Italia, la Comunità Religiosa Islamica Italiana, la Confederazione Islamica Italiana, la Conferenza Episcopale Italiana, l’Unione Buddhista Italiana, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, l’Unione Induista Italiana, la Federazione delle Chiese evangeliche e altri. Un vero mosaico di chi crede nel nostro Paese, che, in pochi decenni, si è trasformato in un mondo plurale di etnie, culture e religioni. Nel Patto vi è la convinzione che le religioni possano costituire una risorsa importante per la società contemporanea, contribuendo alla “costruzione della pace, alla promozione della dignità umana, alla tutela dei diritti fondamentali e al rafforzamento della coesione sociale”. Al cuore del Patto c’è “l’opzione del dialogo”, che i leader religiosi si impegnano a “percorrere con determinazione anche quando le posizioni divergono e quando le pressioni interne o esterne alimentano fratture, dissidi”. L’impostazione del documento emerge chiaramente dalla sua struttura, articolata in due sezioni: gli impegni e le azioni. L’attenzione è rivolta sia alla definizione di obiettivi condivisi sia alla loro concreta attuazione. Tra le finalità indicate figurano la promozione della solidarietà sociale e la collaborazione su temi di interesse comune, quali l’educazione, la giustizia sociale e la tutela dell’ambiente. Importante sottolineare, nella costruzione di questo Patto, il ruolo delle nuove generazioni, che attraverso il “Tavolo interreligioso dei giovani” hanno dato un notevole contributo alla sua stesura. Piccoli segnali di questo attivismo li avevamo già colti in diocesi. Sono un segno di speranza.