Papi a Rimini (1). Quella di Leone XIV sarà la dodicesima visita documentata di un Papa alla città. La Biblioteca Diocesana Biancheri ci guida in questa scoperta
Quando il prossimo 22 agosto papa Leone XIV arriverà a Rimini, i richiami con la visita di san Giovanni Paolo II del 29 agosto 1982 saranno inevitabili. Stessa spiaggia, stesso mare, lo stesso incontro con Rimini nelle sue due anime – la Chiesa locale e la città turistica – senza dimenticare il passaggio nella Repubblica di San Marino e la presenza al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli. Eppure, al di là dei suggestivi paralleli con un evento ancora vivo nella memoria di molti, quella di Leone XIV sarà la dodicesima visita documentata di un successore di Pietro a Rimini. Si può allora ricordare, attraverso documentazioni storiche e curiosità archivistiche, il passaggio di questi 11 papi a Rimini.
Il legame di Rimini con Roma
Per comprendere perché tanti pontefici abbiano fatto tappa a Rimini nel corso dei secoli, bisogna partire dall’antico rapporto che ha sempre legato la nostra città a Roma. Colonia latina dal 268 a.C. e nodo strategico tra via Flaminia, via Emilia e Adriatico, Ariminum fu per secoli una delle principali porte d’accesso all’Italia. Con la Lex Iulia de civitate del 90 a.C. la Città divenne il primo
Municipium romano per chi proveniva dal nord. Per questo Giulio Cesare dopo aver attraversato in armi il Rubicone nel 49 a.C., diede avvio alla guerra civile. Dopo la sua morte, la città fu ulteriormente valorizzata da Ottaviano Augusto e assunse il titolo di Colonia Augusta Ariminiensis.
Anche il cristianesimo arrivò precocemente a Rimini.
Un’antica tradizione collega la città a sant’Apollinare, inviato da san Pietro a evangelizzare la regione, riflettendo così la precoce coscienza di un legame diretto con Roma che la chiesa riminese conservò per oltre un millennio. Solo nel 1604 la Diocesi divenne suffraganea di Ravenna. L’importanza della città emerse chiaramente nel 359, quando l’imperatore Costanzo II vi convocò un grande Concilio che riunì oltre quattrocento vescovi occidentali per discutere la controversia ariana. Ed è proprio in quel contesto che compare per la prima volta nelle fonti l’attestazione di un pontefice a Rimini.
Papa Simmaco “prigioniero” a Rimini
Il primo pontefice che la tradizione collega a Rimini è papa Simmaco (498-514), protagonista di una delle più aspre crisi della Chiesa tardoantica. Eletto nel 498, si trovò infatti immediatamente contestato con l’elezione di un papa rivale: Lorenzo. La decisione su chi fosse il legittimo successore di Pietro venne rimessa all’autorità del re ostrogoto Teodorico, che allora governava l’Italia da Ravenna. Pur professando la fede ariana, Teodorico riconobbe valida l’elezione di Simmaco. La controversia, tuttavia, era ben lontana dall’essere conclusa. Come racconta Luigi Tonini, riprendendo fonti antiche non sempre favorevoli a Simmaco, i sostenitori di Lorenzo tornarono ben presto alla carica: « I fautori di Lorenzo l’anno appresso tornarono dal re accusando Simmaco di brutti e gravi delitti […] Simmaco tenne un Concilio di vescovi, i quali riconobbero la innocenza di lui […] Simmaco su ordine di Teodorico fu tenuto per qualche tempo in Rimini, da dove notte tempo partito senza licenza del re se ne tornasse a Roma ». La notizia, provenendo da una tradizione ostile al papa, va accolta con cautela; resta tuttavia significativa perché rappresenta la più antica testimonianza del passaggio di un pontefice nella nostra città.
Leone IX consacra a Rimini l’arcivescovo di Ravenna
Per ritrovare un papa a Rimini occorre attendere oltre cinque secoli. Il 14 marzo 1053 vi giunse Leone IX, uno dei più importanti pontefici riformatori del Medioevo. Nato in Alsazia nel 1002 con il nome di Bruno d’Egisheim-Dagsburg, fu eletto grazie all’appoggio dell’imperatore Enrico III, ma volle subito manifestare la propria autonomia recandosi personalmente a Roma per ricevere l’approvazione del clero e del popolo romano. Durante il suo pontificato Leone IX combatté con energia la simonia, il concubinato del clero e numerosi abusi disciplinari. Viaggiò instancabilmente attraverso l’Europa e raccolse attorno a sé alcune delle personalità più influenti dell’XI secolo, tra cui Umberto di Silva Candida, Pier Damiani e il monaco Ildebrando di Soana, il futuro Gregorio VII.
Fu nel corso di uno di questi viaggi che il pontefice fece tappa a Rimini. Reduce dalla Germania, il 14 marzo 1053 presiedette in cattedrale una solenne celebrazione durante la quale consacrò l’arcivescovo di Ravenna Enrico e il vescovo di Ancona. Accanto a lui vi erano il cardinale Umberto, sedici vescovi e numerosi prelati della corte pontificia, mentre una grande folla di fedeli gremiva la città.
L’avvenimento assunse un carattere del tutto straordinario: non era frequente che fosse il papa in persona a consacrare l’arcivescovo ravennate lontano dalla sua sede.
Le ragioni della scelta non sono del tutto chiare. Forse motivi pratici di viaggio, forse il desiderio di sottolineare il particolare rapporto che allora legava Rimini alla Chiesa di Roma, anche in polemica con Ravenna.
Gregorio XII e gli anni in cui Rimini divenne capitale del papato
La vicenda più drammatica e affascinante è però quella del terzo papa: Gregorio XII.
Quando il veneziano Angelo Correr venne eletto papa nel 1406, all’età di ottant’anni, la cristianità era già lacerata dallo Scisma d’Occidente. Da una parte a Roma e dall’altra ad Avignone due pontefici rivendicavano contemporaneamente la legittimità del soglio di Pietro. Al momento dell’elezione Gregorio promise che avrebbe rinunciato al pontificato qualora anche il rivale Benedetto XIII avesse compiuto lo stesso passo. Ma il progetto di riconciliazione si arenò ben presto.
Quando Gregorio iniziò a creare cardinali a lui legati, molti dei suoi sostenitori persero fiducia. Nel 1408 una parte consistente del collegio cardinalizio lo abbandonò e si trasferì prima a Livorno e poi a Pisa, unendosi ai cardinali dell’obbedienza avignonese. Il papa fu costretto a lasciare Roma. Iniziò così, per l’anziano pontefice, una lunga peregrinazione tra Tirreno e Adriatico che lo avrebbe condotto infine a Rimini, sotto la protezione di Carlo Malatesta.
La situazione precipitò ulteriormente nel 1409, quando il Concilio di Pisa dichiarò deposti sia Gregorio XII sia Benedetto XIII ed elesse un nuovo pontefice, Alessandro V. Alla sua morte gli succedette Giovanni XXIII. Il risultato fu paradossale: invece di ricomporre lo scisma, la Chiesa si ritrovò con tre papi contemporaneamente. Uno ad Avignone, uno a Pisa e uno, in esilio a Rimini.
Per alcuni anni la città divenne così una sorta di capitale provvisoria del papato romano. Gregorio XII soggiornò nel convento domenicano di San Cataldo, nell’area dell’attuale piazza Malatesta, e poi nel fortilizio della Scolca sul colle di Covignano, dove sarebbe sorta pochi anni dopo l’Abbazia di Santa Maria Annunziata Nuova. Secondo alcune testimonianze fu proprio in questi anni che il grande predicatore domenicano Vincenzo Ferrer (poi santo) lo persuase della necessità di un gesto estremo per il bene della Chiesa: la rinuncia al pontificato. Fu ancora una volta Carlo Malatesta a svolgere un ruolo decisivo. In qualità di rappresentante del pontefice, partecipò al Concilio di Costanza e vi presentò la rinuncia di Gregorio XII.
Quel gesto aprì finalmente la strada alla ricomposizione dello scisma e all’elezione di Martino V. All’ex pontefice furono assegnati il titolo cardinalizio di Porto e la legazione delle Marche. Morì novantenne due anni più tardi, il 18 ottobre 1417.
Un manoscritto raccolto dal Tonini riferisce che nel 1408 il vescovo di Rimini Bandello fu creato cardinale e che da Montefiore inviò istruzioni ai canonici della cattedrale affinché accogliessero il pontefice honorabiliter et decenter. Ma l’ospitalità ebbe un prezzo elevato. Il mantenimento della corte pontificia (pur ridotta) gravò pesantemente sulle finanze del convento domenicano di San Cataldo, i frati dovettero alienare numerosi beni. L’Archivio Storico Diocesano “G. Garampi” conserva una preziosa testimonianza di questi eventi. Nella pergamena CLXXXI, ( vedi foto in alto) probabilmente databile al 1415, il papa Gregorio stesso ricorda con accenti quasi commossi le sofferenze da lui patite durante la fuga, l’approdo a Cesenatico, il pernottamento a Bellaria, l’ingresso solenne a Rimini nella vigilia di Natale e la celebrazione dell’Epifania nella cattedrale cittadina. Come segno di riconoscenza verso la città che gli aveva offerto rifugio, Gregorio XII concesse alla Chiesa riminese particolari privilegi e indulgenze, tra cui quella plenaria nel giorno dell’Epifania.
(1- continua) A cura della Biblioteca Diocesana “E. Biancheri”

