Negli anni Settanta in riviera nascono le prime attività per garantire una vacanza a chi non può permettersela, soprattutto anziani e famiglie a basso reddito
“Montanari Tour è la realtà più rappresentativa a Rimini, che ha festeggiato di recente 50 anni. L’amministratore: “Numeri positivi, ma le strutture ricettive faticano ad adattarsi alle nuove esigenze”
Regalare una vacanza a chi non può permettersela. È con questo spirito che, negli anni Settanta, cominciò un capitolo importante della storia della riviera romagnola: il turismo sociale. Destinato, cioè, alle persone fino a quel momento fuori dal mercato turistico, in particolare anziani o famiglie con limitate possibilità economiche. Un settore che si è poi evoluto nel corso dei decenni, arrivando fino a oggi, in un mondo profondamente diverso. Tra le realtà maggiormente rappresentative di tutto questo, che è stato motore del turismo sociale a Rimini e che ne ha attraversato le varie epoche, c’è la Montanari Tour, agenzia che proprio di recente ha festeggiato i 50 anni di attività.
A raccontare stato di salute, criticità e futuro del comparto è Nicola Montanari, Amministratore di Montanari Tour.
“Il punto di partenza è che nel 2025 siamo riusciti a recuperare e superare i dati del 2019, mettendo quindi fine al profondo impatto portato su tutto il settore dalla pandemia. Nello specifico, le presenze dell’anno scorso si attestano sulle 150mila, in linea per l’appunto con lo scenario pre-Covid, con 14mila persone che hanno viaggiato con noi (questi i numeri complessivi, ma il 90% della nostra attività è concentrata sul territorio). 420 i pullman utilizzati nel 2025. Per quanto riguarda la geografia dei turisti senior per la Romagna, il primo mercato rimane l’Italia, con il Piemonte al primo posto che rimane piuttosto stabile, mentre sono cresciuti e vi si sono avvicinati il Veneto e la Lombardia. Un dato interessante infine riguarda i turisti senior della stessa Emilia-Romagna, che sono cresciuti sensibilmente e hanno addirittura superato i dati del 2019”.
I numeri, dunque, restituiscono l’immagine di un’attività in salute. Ma quali sono le principali difficoltà da affrontare in questa fase?
“Guardando a oggi e al prossimo futuro, le criticità sono fondamentalmente due. La prima riguarda le strutture alberghiere del territorio, che nel corso degli anni si sono sempre meno adeguate a questo tipo di turismo: sempre meno alberghi, ad esempio, hanno la cucina e quindi possono offrire la pensione completa, che rimane una condizione necessaria per accogliere questi gruppi. La seconda è legata sempre all’offerta alberghiera, ma in relazione al tipo di turista senior che abbiamo oggi: i ‘nuovi anziani’, infatti, a differenza di quanto accadeva nei decenni scorsi, sono persone più abituate a viaggiare, anche in autonomia, che quindi conoscono le realtà di altri Paesi e per i quali i viaggi di gruppo rappresentano una delle tante opzioni, e non l’unica possibilità di fare le vacanze. Sono turisti, quindi, che cercano standard qualitativi più elevati rispetto al passato, che non solo sono abituati alla pensione completa ma che usufruiscono usualmente anche dell’all inclusive, solo per fare un esempio. Standard che in molti casi le nostre strutture non garantiscono”.
Perché avviene questo?
“Per diversi fattori. Molti alberghi sono vecchi e non si rinnovano, molti altri addirittura chiudono, una situazione sulla quale in generale pesa il mancato ricambio generazionale nel settore, con tanti figli di albergatori che non desiderano proseguire o investire nell’attività dei genitori, con tutte le conseguenze del caso. Non si parla, però, solo di alberghi, ma della ricettività in generale rispetto alla clientela senior: eventi dedicati, locali pensati per loro, mercatini, luoghi da ballo. Non sempre l’offerta del territorio incontra queste esigenze”.
Tutte difficoltà, queste, legate a dinamiche interne del comparto turistico. Ma l’attuale momento storico è, in generale, complesso, tra tensioni geopolitiche internazionali e conseguenti riflessi economici, in primis a livello energetico. Quanto pesa tutto questo sulla vostra attività?
“Molto. Soprattutto il tema dei rincari energetici e, nello specifico, dei carburanti, ha un impatto profondissimo: basti pensare che il 95% dei nostri clienti usufruisce dei nostri servizi di trasporto con i pullman, e questo ad oggi si traduce in un’incertezza diffusa e molto sentita. Perché, di fatto, attualmente ci troviamo bloccati e con poco margine di manovra: i pacchetti turistici già venduti sono stati programmati tempo fa sulla base di determinati costi; oggi questi costi si sono improvvisamente moltiplicati ma noi non possiamo (e non vogliamo) che questo si rifletta sugli accordi fatti con i clienti. L’impatto, quindi è tutto su di noi”.
Guardando al passato, i Comuni erano soliti contribuire economicamente a questo tipo di turismo. Oggi, invece, non avviene. Come si è arrivati a questo cambiamento e quanto incide?
“In passato questo turismo nasceva dalla volontà di garantire le vacanze a coloro che non avevano la capacità economica per farlo, quindi anche i Comuni contribuivano in questo senso. Oggi questo è cambiato, in primis per le diverse capacità economiche degli stessi Comuni. Ed è chiaro che, dal punto di vista delle risorse, questo cambiamento incide. Però non si tratta di un disinteresse da parte degli enti locali, perché ci sono collaborazioni positive in tal senso in numerosi Comuni, ad esempio mettendo a disposizione addetti dei servizi sociali per svolgere attività di aiuto e sostegno agli anziani nell’organizzare le proprie vacanze e trovando le soluzioni migliori per loro”.
Chiudiamo con lo sguardo rivolto al futuro: quali sviluppi vede per questo settore nei prossimi anni?
“Il turismo sociale in Romagna ha le carte in regola per fare bene e crescere nel prossimo futuro. Ma, come detto, resta il tema di una ricettività, soprattutto alberghiera, che stenta ad adattarsi alle mutevoli esigenze dei turisti senior di oggi. Questa sarà una delle questioni decisive”.

