Home Ambiente Reti colabrodo e clima impazzito: Rimini sta rimanendo a secco?

Reti colabrodo e clima impazzito: Rimini sta rimanendo a secco?

L’emergenza idrica globale si riflette sul territorio tra sprechi strutturali, fiumi in secca e i primi campanelli d’allarme per la Romagna

Mentre l’IPCC lancia l’allarme sugli impatti devastanti di siccità e alluvioni a livello mondiale, la provincia di Rimini fa i conti con un aumento del 40% dei prelievi per uso civile e reti colabrodo. Con le riserve attuali giudicate insufficienti dal Piano di Area Vasta per coprire i periodi di crisi nei comuni chiave, l’ombra del cambiamento climatico e della fusione dei ghiacciai alpini impone una svolta radicale

L’acqua è un bene prezioso. Troppo spesso ce lo dimentichiamo, perché per noi avere l’acqua in casa, per bere, per lavarci, per i servizi igienici, è un fatto scontato. I rapporti internazionali e nazionali, però, ci dicono che non è così. Una persona ha bisogno di almeno 50-100 litri di acqua al giorno per soddisfare tutte queste necessità. Circa 3,5 miliardi di persone non dispongono ancora di servizi igienici funzionanti nelle proprie abitazioni. Più che la mancanza d’acqua, spesso, il problema è la sua distribuzione e la povertà di chi vive in certe zone del mondo.
La crisi climatica rende sempre più difficile garantire il diritto all’acqua. Un recente rapporto del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) lo evidenzia chiaramente: tra il 2002 e il 2021, 1,6 miliardi di persone sono state colpite da alluvioni e 1,4 miliardi hanno subìto gli effetti della siccità. Nell’Unione Europea i livelli delle falde acquifere sono in calo da molto tempo.
Tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, l’obiettivo 6 punta a garantire un accesso “sicuro, universale ed equo” all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. È un traguardo ancora lontano, anche in Italia, dove a volte la mancanza o la scarsa qualità di questi servizi, resta la causa principale di malattie e disuguaglianze.
Il nodo della gestione dell’acqua è uno dei più critici. Una cattiva gestione si evidenzia, ad esempio, attraverso i dati sulle perdite della rete che Istat attesta al 42% come media nazionale, ma che raggiunge picchi del 60% nel Sud Italia, contro una media europea del 25%. In provincia di Rimini, in merito al prelievo della risorsa idrica, le stime del Piano d’ambito, datate, purtroppo al 2005, riviste dalla Provincia di Rimini, ci dicono che i prelievi dai corsi d’acqua, in questi anni, non hanno subìto sostanziali variazioni, ad eccezione del prelievo ad uso civile che ha visto un notevole incremento (+40%), passando dai precedenti 3,0 milioni di metri cubi (1 mc=1000 litri) per anno a 4,32 milioni metri cubi per anno, anche a causa dei nuovi prelievi dal torrente Senatello, affluente del Marecchia. In tal senso, le riserve dell’attuale sistema infrastrutturale sono stimabili in circa 6 milioni di metri cubi per anno, di cui il 69% destinato agli usi acquedottistici.
Il sistema di approvvigionamento acquedottistico dell’ambito riminese utilizza risorse prelevate da acque superficiali e sorgenti, ma soprattutto acquistate all’ingrosso, quasi esclusivamente da Romagna Acque-Società delle Fonti S.p.A. Il volume complessivo immesso in rete nel 2012 ammonta a 40.972.783 metri cubi.
Per la provincia di Rimini, il servizio di distribuzione dell’acqua è affidato a Hera S.p.A., la quale mira, in coerenza con le possibilità del contesto, a rendere la gestione della risorsa idrica ambientalmente sostenibile, e il più possibile coerente con il cambiamento climatico.
Lo sviluppo complessivo della rete acquedottistica, all’interno dell’ambito di Rimini, risulta pari a 2.994 km. Gli acquedotti sono riforniti principalmente da pozzi locali e dall’acqua potabile della rete di adduzione di Romagna Acque, che raggiunge direttamente o indirettamente tutti i comuni riminesi. Confrontando la capacità presente nelle reti principali, al volume medio giornaliero distribuito, il Piano di Area Vasta della Provincia di Rimini sostiene che tale capacità non sarebbe sufficiente ad assicurare la necessaria funzionalità per i periodi di crisi, soprattutto nei Comuni di Rimini, Bellaria Igea Marina e Santarcangelo.
Al di là dei dati sulla dispersione della rete acquedottistica stimata in circa il 22% della portata della rete, ciò che ci deve preoccupare è il cambiamento climatico. Nelle Alpi il riscaldamento sta accelerando la fusione e alterando le portate fluviali, gli ecosistemi e la stabilità dei versanti, ed anche da noi produce effetti non secondari.
Solo cinque anni fa c’è stato un allarme siccità, con una situazione alla soglia dell’emergenza in tutto il nostro territorio le condizioni più critiche ci furono per le coltivazioni orticole con perdite stimate dal 40% al 65%, a seconda delle colture.
È evidente che si tratta di intervenire con una visione complessiva, non limitata a questo o quel fenomeno. Il cambiamento climatico provocato dall’uomo, richiede una modifica radicale dei nostri comportamenti e un’adozione di forte responsabilità della politica a tutti i livelli.

Alberto Rossini