Nel Belpaese quasi un abitante su dieci è “straniero”, insomma non è nato in Italia. Una percentuale di residenti che cresce del doppio nelle aree industriali prealpine e nella Bassa padana, laddove in diversi paesi la popolazione “foresta” arriva ormai al 20%, con il record toccato nella friulana Monfalcone, laddove uno su tre arriva dal Bangladesh, attratto dal lavoro nei vicini cantieri navali.
Ebbene, questo esercito di persone proveniente da ogni dove, contribuisce in maniera decisa e decisiva a mandare avanti l’economia (e quindi la società) italiana. Fabbriche e campi sarebbero alla paralisi, se mancasse questo tipo di manodopera, che paga tasse e versa contributi pensionistici. Senza dimenticare i servizi alle persone.
Ma questi 5 milioni abbondanti di italiani trapiantati fanno quel che hanno fatto per secoli gli emigrati, compresi decine di milioni di italiani: risparmiano e mandano nei loro Paesi d’origine quel che possono, per sostenere quasi sempre le famiglie che lì abitano.
La Fondazione Leone Moressa ha calcolato in 8,6 miliardi di euro le rimesse di queste persone nel corso del 2025, il vero e più efficace “piano Mattei” per sostenere Paesi molto più poveri del nostro. In media, ogni immigrato manda 134 euro al mese all’estero, con valori record per i bengalesi (658 euro mensili pro capite), seguiti dai filippini, indiani e marocchini. In realtà la cifra complessiva nazionale di 8,6 miliardi di euro è ancora più corposa: non tutto viene segnalato (gli immigrati più “vicini” tornano personalmente più spesso a casa, portando con sé quel che hanno risparmiato). La stima delle rimesse infatti è ben superiore ed è valutata tra i 10 e i 12,5 miliardi di euro annui, in lenta ma costante crescita.
Secondo dati confermati, il flusso nella provincia di Rimini si aggira storicamente attorno ai 30-40 milioni di euro annui (calcolando sia i canali ufficiali come i money transfer, sia le stime del sommerso).
La Fondazione ha verificato che quei soldi servono soprattutto per sostenere certe spese – come la salute e l’istruzione – che altrimenti metterebbero in seria difficoltà le famiglie d’origine. I poveri non sperperano, mai.
Queste sono rimesse derivanti dai redditi dei lavoratori, cosa diversa dai frutti degli investimenti stranieri in Italia, che tornano ai Paesi d’origine. Ma questa è tutt’altra storia (economica), mentre vale la pena appunto ricordare che milioni di persone sono venute in Italia per un futuro migliore per sé e per la propria famiglia. Affrontando difficoltà che noi italiani faremmo bene a non aver dimenticato del tutto.
Nicola Salvagnin

