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Nagano: ragione e sentimento

L'Orchestra Haydn e la Filarmonica Toscanini, con al centro Nagano ©Luca-Guadagnini

Kent Nagano ha diretto in prima esecuzione assoluta una novità della compositrice Aziza Sadikova 

BOLZANO, 29 maggio 2026 – Incuriosisce, fin da subito, l’idea di utilizzare due orchestre: un’anomalia che fa pensare a eventi eccezionali. Ma non è l’unica particolarità della serata. A renderla speciale c’è la presenza sul podio di Kent Nagano, con scelte di programma – e le sue non sono mai scontate – che il direttore effettua privilegiando spesso le innovazioni. Il concerto di Bolzano (con replica a Parma due giorni dopo) accostava infatti un capolavoro del novecento storico, come La sagra della primavera di Stravinskij, a Stradivari, per violino e orchestra della quarantottenne compositrice tedesca di origini uzbeke Aziza Sadikova: una novità, finora incisa solo in disco e adesso proposta allo Stadttheater Bozen in prima esecuzione assoluta.

Il direttore Kent Nagano ©Luca Guadagnini

Nagano, dunque, ha coinvolto nell’ampio organico necessario all’esecuzione – ben oltre i cento elementi – sia gli strumentisti della Filarmonica Arturo Toscanini, che festeggia il cinquantenario dalla sua fondazione, sia l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento: due formazioni con cui il direttore nipponico-statunitense può vantare consuetudine e affiatamento. Dalla stagione attuale è divenuto infatti “principal artistic partner” della Toscanini (progetto triennale), mentre in un recente passato aveva ricoperto l’incarico di “direttore ospite” della Haydn.
La serata bolzanina si è aperta con Stradivari: la novità di Aziza Sadikova, della durata di neppure venti minuti, ma intensissimi e avvincenti, capaci di suscitare notevoli emozioni in chi ascolta. A colpire, in questa musica, è soprattutto la capacità d’innescare una fertile e incessante dialettica tra contemporaneità e reminiscenze del passato: queste ultime filtrate essenzialmente attraverso il meccanismo della memoria, senza mai alcun compiacimento citazionistico. Nagano ha tenuto le fila orchestrali con precisione millimetrica, scandagliando i molteplici echi di una pagina che guarda a un novecento tuttora abbastanza vicino (e, ancor più, a un lontano passato: nel brano aleggia la presenza di Tartini). Nello stesso tempo, il direttore ha posto notevole attenzione nel rendere percepibile la modernità della raffinatissima trama sonora ordita dalla compositrice. Il vigile cesello di Nagano si è così riverberato sul ruolo concertante di una prodigiosa solista come Rebekka Hartmann (committente, peraltro, di questo brano), che suona un magnifico Stradivari del 1675, ribattezzato proprio con il suo nome: una scelta che la dice lunga sul rapporto simbiotico esistente tra la violinista tedesca e il suo strumento, che si chiama davvero Stradivari Hartmann. La solista ha esaltato le intenzioni dell’autrice nell’esplorare quelle possibilità espressive della scrittura violinistica andate stratificandosi nel corso dei secoli: dalle suggestioni barocche (esplicitate in modo ancor più evidente nel Tartini concesso come bis) ai più taglienti glissandi, che caratterizzano la contemporaneità. Rimasti galvanizzati da una presenza così carismatica, gli orchestrali – soprattutto i violini – hanno dato così il meglio di sé, a cominciare da Stefano Ferrario, spalla della Haydn, impegnato a raddoppiare la solista in alcuni passaggi.
La seconda parte del concerto era interamente dedicata a Le sacre du Printemps. Nagano ne ha dato una lettura intimista e spirituale, mettendo in sordina l’incalzare ritmico, quasi orgiastico, e l’audacia di certe dissonanze barbariche, che destarono tanto scandalo – uno dei più clamorosi dell’intera storia della musica – quando questo balletto fu proposto per la prima volta, nel 1913. L’attenzione del direttore si è concentrata soprattutto sulla ricchezza timbrica della partitura, attraverso una minuziosa ricerca di sfumature coloristiche, valorizzando così l’inesauribile varietà impressa da Stravinskij a un brano che sembrava di ascoltare quasi per la prima volta. Del resto in un’esecuzione concertistica, e non di supporto alla danza, i veri protagonisti sono gli strumenti e la gamma delle potenzialità che gli esecutori riescono a esprimere. Nagano ha dato a tutti la possibilità di sfoggiarle al meglio.

Giulia  Vannoni