Rimini ferma tra turismo e servizi: pochi investimenti, poca innovazione e salari più bassi
In Emilia, nel 2021, una impresa delle province di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma ha investito mediamente 519.000 euro, nel territorio di Forlì-Cesena e Rimini l’investimento medio è stato di 347.000 euro nella prima e di 288.000 euro nella seconda
Siccome ad investire e innovare sono le imprese, che con la loro attività creano valore e lavoro, è opportuno partire da loro. A fine 2025, in provincia di Rimini, le imprese attive erano poco più di 34.000, qualche centinaio in meno della vicina provincia di Forlì-Cesena. Per Rimini si tratta grosso modo dello stesso numero di un decennio fa, cosa che non si può dire per Forlì-Cesena, dove sono diminuite di un paio di migliaio. Stiamo parlando, mettendo insieme le due province, di poco meno di una impresa regionale su cinque. Questi i numeri, ma come tutti sanno ci sono imprese e imprese e non tutte hanno le stesse caratteristiche e potenzialità. Per esempio, a Rimini le imprese manifatturiere non raggiungono il 7% del totale, erano un punto percentuale in più nel 2010, a Forlì-Cesena il 9%, ma a Modena, Reggio Emilia e Parma superano il 12%. Al contrario, sono attive nel settore alberghi e ristoranti 14 imprese su cento a Rimini e un po’ sopra, 7 su cento, a Forlì-Cesena, mentre Modena, Reggio Emilia e Parma, cioè l’Emilia, si attestano appena sopra il 6% del totale. In sintesi: l’Emilia è molto più rivolta alla produzione manifatturiera, la Romagna ai servizi, principalmente turistici. Questa diversa distribuzione delle imprese cambia, però, molte cose. Compresi i volumi degli investimenti, dell’innovazione e persino le forme di lavoro. E come vedremo anche gli esiti dei processi produttivi.
Gli investimenti
L’Osservatorio degli investimenti della Romagna, curato dal Dipartimento di Scienze Aziendali (DiSA) dell’Università di Bologna, per conto della Camera di Commercio della Romagna, scrive nel suo report: “L’analisi, che prende in considerazione il periodo 2000-2024, evidenzia una forte corrispondenza nelle tempistiche di investimento tra livello regionale e locale. Entrambe le aree mostrano gli stessi trend, ossia una rapida espansione nel 2021 e una successiva contrazione nel 2022, che prosegue nel 2024. Tali evidenze indicano che le imprese romagnole hanno reagito agli shock esterni (pandemia e ripresa) nello stesso modo e nello stesso momento delle altre imprese emiliane”.
Bene si potrebbe dire. Ma le somiglianze finiscono qui. Perché se nel 2021 una impresa delle province di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma ha investito mediamente 519.000 euro, nel territorio di Forlì-Cesena e Rimini l’investimento medio è stato di 347.000 euro nella prima e di 288.000 euro nella seconda. Quasi la metà delle province emiliane. Sorprendentemente sono più vicini gli investimenti per impresa nel 2024, quando scendono al minimo del periodo: 244.000 euro nelle province emiliane citate e 233.000 in Romagna (Fc+Rn), che scende, però, a 155.000 euro a Rimini. In Emilia-Romagna solo le imprese di Ferrara hanno investito meno (146.000 euro). In Emilia la metà circa di tutti gli investimenti sono stati realizzati dalle imprese manifatturiere, in Romagna meno di un terzo, restando comunque la fetta più consistente, mentre a commercio, attività immobiliari e turismo sono andati rispettivamente il 22, il 13 e il 4 per cento. Cifre quasi doppie di quanto è stato destinato, negli stessi settori, in Emilia.
Da notare quanto poco, negli ultimi cinque anni, ha investito nel turismo la Romagna: 753 milioni di euro a fronte di 3.3 miliardi nell’intera regione. Cioè poco più di un quinto del totale degli investimenti turistici privati, a fronte del 51% delle presenze regionali complessive che le due province realizzano. Cosa vuol dire tutto questo? Che il numero delle imprese riminesi che ha introdotto, secondo un altro report, questa volta dell’Osservatorio innovazione 2024, sempre della Camera di Commercio della Romagna, almeno una innovazione (nuovi macchinari, prodotti e servizi) e una tecnologia digitale negli ultimi tre anni è sotto la soglia media regionale. In particolare, segnala l’Osservatorio: “Le imprese delle due province investono poco in ricerca e sviluppo strutturata, segnalando la necessità di un rafforzamento di queste attività per garantire un vantaggio competitivo a lungo termine”. Prosegue: “Le università e i centri di ricerca hanno un impatto molto limitato, segno che il sistema della ricerca accademica non è un attore chiave per le imprese riminesi in termini di innovazione di prodotto”.
La conclusione di una economia territoriale dove investimenti, innovazione e ricerca sono carenti è un sistema che produce un valore aggiunto per abitante, stando alle ultime previsioni Prometeia per il 2026, che non arriverà a 30.000 euro, inferiore tanto a quello dell’Emilia-Romagna (35.400) che dell’Italia (29.900 euro).
Poco valore uguale a bassi salari. La conferma arriva dai dati Inps 2024 che calcola per la provincia di Rimini retribuzioni lorde medie annue di 18.000 euro e 23.000 a Forlì-Cesena, quando da Bologna a Parma superano 28.000 euro. Purtroppo a tirare in basso la media è proprio il turismo, il cui valore aggiunto per addetto si ferma a 43.000 euro, quando sistemi urbani ad alta specializzazione come Bologna oltrepassano 68.000 euro e i Sistemi manifatturieri pesanti (mezzi di trasporto, ceramica, lavorazione metalli, ecc.) vanno oltre 53.000 euro (Istat, Sistemi Locali del Lavoro 2021). Per ultimo, un indicatore indiretto di investimenti per l’innovazione deficitari, soprattutto nel campo della digitalizzazione, è la diffusione del lavoro da remoto (smart working) che nel comune di Rimini coinvolge appena un l’11.4% degli occupati, quando a Reggio Emilia raggiunge il 15.1%, a Modena il 18.4%, a Parma il 18.9% e a Bologna il 27.7% (Istat, Smart Working, marzo 2026).
Maggioli compra
Il Gruppo Maggioli, di Santarcangelo, 70 tra sedi e filiali italiane ed estere, compra l’azienda veronese Kiratech specializzata in tecnologie per servizi su richiesta da remoto, dallo sviluppo software all’intelligenza artificiale. L’ingresso di Kiratech nel gruppo riminese avverrà all’interno di Dnova, la controllata che raggruppa le società e le attività per il privato, la Atm Spagna, che amministra le tre aziende di proprietà nella penisola iberica, Maggioli Venture e Maggioli Spa dedicata alle soluzioni per la Pa.

