Papa Leone XIV a Rimini, intervista al vescovo Nicolò Anselmi
C’è un momento in cui una notizia smette di essere soltanto un annuncio e diventa storia.
È accaduto quando, quasi in contemporanea con la comunicazione della Sala Stampa vaticana sui nuovi viaggi apostolici, nelle parrocchie, nei gruppi, tra sacerdoti e laici, ha iniziato a circolare una frase semplice e luminosa: il Papa viene a Rimini. Il 22 agosto Papa Leone XIV sarà in mezzo alla nostra gente.
Le campane, il mare, le piazze che in estate si riempiono di volti e lingue diverse: tutto sembra già proiettato verso quell’appuntamento. Non è solo un evento mediatico o istituzionale.
Per la Chiesa che è in Rimini è un fatto spirituale, ecclesiale, profondamente simbolico. Quarantaquattro anni dopo la visita di San Giovanni Paolo II, il Successore di Pietro torna su questa riva dell’Adriatico per confermare i fratelli nella fede.
Al di là del programma, ciò che conta è il significato di questa presenza.
Ne parliamo con il vescovo di Rimini, Nicolò Anselmi.
Eccellenza, qual è stato il primo pensiero quando ha ricevuto la conferma ufficiale della visita?
“Ho provato una gioia grande, direi filiale. La visita del Papa non è mai un fatto ordinario: è il Successore di Pietro che viene in mezzo al suo popolo. Siamo molto felici di accoglierlo. Sentiamo che viene a confermarci nella fede, come Gesù chiese a Pietro: ‘Conferma i tuoi fratelli’. Questa parola oggi si realizza anche per noi”.
Che cosa significa, in concreto, essere “confermati nella fede”?
“Significa essere aiutati a rimettere al centro Gesù Cristo. Il Papa non viene per sé stesso, ma come segno visibile dell’unità della Chiesa. Guardarlo con fede vuol dire riconoscere che Gesù ha affidato a Pietro la barca su cui Lui stesso è presente. Da Pietro fino a Papa Leone, questa barca attraversa la storia, talvolta in acque tranquille, talvolta in mezzo alle tempeste. La sua presenza tra noi è un richiamo forte a restare uniti, a non smarrire la rotta”.
La memoria corre inevitabilmente al 1982, alla visita di San Giovanni Paolo II. Che legame vede tra quel momento e oggi?
“Quella giornata è ancora viva nel cuore di tanti riminesi. Fu un evento che segnò profondamente la nostra Chiesa locale.
Oggi, a distanza di 44 anni, viviamo una nuova pagina di quella stessa storia. Non è nostalgia, ma continuità. La Chiesa cammina nel tempo, ma resta fondata sulla stessa fede. Accogliere Papa Leone significa inserirci in questa grande storia di comunione”.
Il primo appuntamento sarà al Meeting per l’amicizia fra i popoli. Che valore attribuisce a questa tappa?
“È un segno molto bello. Il Meeting è un luogo di incontro, di dialogo, di confronto culturale e testimonianza cristiana, conosciuto ben oltre i confini della nostra diocesi. La presenza del Papa sottolinea l’importanza del dialogo come via di pace e di costruzione del bene comune. È un incoraggiamento a tutti coloro che, con passione e sacrificio, lavorano per creare spazi di confronto autentico”.
Poi ci sarà la Messa per la città e la diocesi. Perché questo è il momento culminante?
“Perché l’Eucaristia è il cuore della vita della Chiesa. Tutto converge lì. Nella Messa non c’è solo un incontro pubblico, ma l’atto con cui la comunità si riconosce corpo di Cristo. Il Vescovo di Roma presiederà l’Eucaristia e si stringerà al popolo affidato alle sue cure pastorali: è un’immagine potente di unità e di comunione. È lì che la visita raggiunge il suo vertice spirituale”.
Che frutti si augura per la diocesi?
“Mi auguro frutti di fede, di speranza e di carità. La presenza del Papa può risvegliare entusiasmo, ma soprattutto può rinnovare il desiderio di vivere il Vangelo nella quotidianità: nelle famiglie, nel lavoro, nella scuola, nelle relazioni sociali. Può aiutarci a sentirci parte di una Chiesa più grande, universale, e nello stesso tempo responsabili della nostra realtà locale”.
Rimini in agosto è anche città di turisti. Che volto offrirà al Papa?
“Offrirà il volto dell’accoglienza. Rimini è abituata a ospitare, ad aprire le braccia.
Sarà una gioia non solo per i fedeli della diocesi, ma anche per i tanti turisti che saranno presenti e che potranno incontrare il Santo Padre e ascoltare il suo insegnamento. È bello pensare a una città che, nel pieno dell’estate, si raccoglie attorno al Successore di Pietro”.
Come invita i fedeli a vivere l’attesa?
“Chiedo a tutti di non limitarsi all’aspetto organizzativo, pur necessario, ma di prepararsi spiritualmente. Preghiamo per il Papa, per la sua missione, per la Chiesa. Prepariamo il cuore. La visita è un dono e una grazia: come ogni dono, va accolto con gratitudine e responsabilità”.
Un’ultima parola per la Chiesa riminese?
“Siamo davvero contenti di questa visita. Il Successore di Pietro viene in mezzo a noi: è un segno di predilezione e di fiducia. Sono certo che ci guiderà ancora meglio nel cammino che stiamo vivendo come diocesi. Accogliamolo con cuore aperto e con fede viva”.

