L’OPPORTUNITÀ. Mentre aumentano gli avvistamenti in provincia, si pensa a come far coesistere uomo e animale. La possibilità del turismo naturalistico
Negli ultimi anni il lupo ha smesso di essere solo un simbolo di natura selvaggia per diventare protagonista delle cronache locali e, sempre più, di strategie di sviluppo territoriale. Dopo secoli di persecuzione, questa specie, un tempo quasi estinta in Italia, è tornata a popolare l’Appennino e si sta espandendo fino alle Alpi occidentali, recuperando territori da cui era scomparsa decenni fa grazie alle protezioni previste dalle leggi nazionali ed europee. Anche nel Riminese, avvistamenti documentati tra Bellaria Igea Marina, Santa Cristina, Covignano, San Giovanni in Marignano e persino all’interno dell’aeroporto “Federico Fellini” e, in modo particolare nella Valle del Rubicone dove è stata addirittura uccisa e spolpata una vacca gravida di sette quintali, hanno reso la questione vicina alla vita quotidiana dei cittadini, suscitando preoccupazioni, ma anche stimolando riflessioni sulle opportunità che la convivenza con questa specie può offrire.
Il turismo naturalistico
Il turismo naturalistico, in Italia, è un settore in forte crescita e il lupo può diventare un protagonista inedito di questa economia. Secondo il Rapporto Turismo Naturalistico 2023 di Isnart (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche), le aree di montagna italiane hanno registrato oltre 141,5 milioni di presenze per circa 13 miliardi di euro di spesa turistica, mentre le altre località dell’entroterra hanno contribuito con ulteriori 60,4 milioni di presenze e 5,7 miliardi di euro di indotto.
In alcune regioni italiane esistono già esperienze di turismo naturalistico legate alla fauna e alla conoscenza del lupo, che mostrano come questo approccio possa essere parte dell’offerta di turismo faunistico. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ad esempio, operatori specializzati propongono escursioni guidate di wolf-tracking che si svolgono nell’area dove è più alta la densità di lupi dell’Appennino centrale: si tratta di percorsi di più giorni pensati per imparare a riconoscere segni di presenza del lupo, come tracce e ululati, accompagnati da guide naturalistiche esperte e biologi, con un focus educativo sul comportamento della specie e sulla sua importanza ecologica.
Queste iniziative non puntano tanto sull’avvistamento garantito dell’animale, quanto su un approccio profondo al paesaggio e agli equilibri naturali, combinando trekking, ascolto degli ululati e apprendimento sui grandi carnivori e sugli altri mammiferi dell’Appennino.
Percorsi tematici
Oltre alle escursioni, in alcune aree ci sono percorsi tematici e centri didattici che contribuiscono alla conoscenza pubblica della specie. Per esempio, il Centro Faunistico Uomini e Lupi nel Parco Naturale delle Alpi Marittime propone percorsi interattivi per conoscere il lupo, la sua biologia e il rapporto con la cultura umana, mentre in Calabria il Parco della Sila promuove trekking guidati “sulla pista del lupo”, pensati per famiglie e appassionati di natura.
Queste offerte sono parte di un fenomeno più ampio riconosciuto anche nelle linee guida europee: secondo il progetto Life WolfAlps Eu, “ attività come l’osservazione della fauna, la lettura dei segni di presenza e l’educazione
ambientale possono generare benefici socio-economici per le comunità locali”, contribuendo al marketing territoriale e alla valorizzazione culturale dei paesaggi naturali, pur mantenendo il rispetto per la specie e il suo habitat.
Sul fronte della conoscenza e della coesistenza, il Wwf Italia ribadisce che “affinare le conoscenze su questa specie da parte dell’opinione pubblica è fondamentale per mitigare il conflitto e migliorare la coesistenza uomo-lupo”, sottolineando il valore educativo di iniziative mirate. In Italia la popolazione di lupo è oggi stimata in circa 3.300 individui, secondo il monitoraggio nazionale coordinato da Ispra, e la specie ha raggiunto una distribuzione e numerosità tali da comparire in numerose aree naturali e parchi, favorendo anche la diffusione di progetti di sensibilizzazione e visite naturalistiche dedicate.
Gli strumenti di conoscenza
Naturalmente, la convivenza richiede strumenti concreti: prevenzione dei danni agli allevamenti, sistemi di rifacimento efficaci e dialogo costante tra istituzioni, parchi e cittadini. Come ha dichiarato il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad “serve un censimento sul territorio, gli allevatori non vanno lasciati soli”, evidenziando la necessità di una gestione coordinata che contempli sicurezza, tutela ambientale e opportunità economiche.
Proprio per rispondere a queste esigenze, la Regione Emilia-Romagna ha attivato strumenti concreti che rappresentano il ‘terzo pilastro’ della convivenza, accanto a monitoraggio e turismo. Attraverso bandi specifici, la Regione finanzia, infatti, l’acquisto di sistemi di prevenzione, come recinzioni elettrificate e cani da guardia, oltre a garantire il risarcimento dei danni diretti.
L’obiettivo è passare da una gestione passiva del conflitto a una strategia attiva che tuteli il reddito degli allevatori, riducendo le occasioni di contatto tra predatore e bestiame.
Per la Romagna, dove l’eco degli ululati si intreccia con colline, borghi e turismo, la sfida è duplice: governare il cambiamento e trasformarlo in una risorsa sostenibile. Il turismo naturalistico legato ai lupi può diventare un elemento chiave di un racconto che unisce natura, cultura e economia, dimostrando che la convivenza tra uomo e grandi predatori è non solo possibile, ma anche conveniente per il territorio.
Martina Bacchetta

