A fine mese si aprono, per i nostri ragazzi e ragazze, le iscrizioni di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2026/2027. Escluse la primaria (ex elementare) e la secondaria di 1° grado (ex scuola media), per tutti gli altri, più grandicelli, la scelta non riguarderà solo l’indirizzo da prendere, seguendo magari le proprie attitudini e interessi, ma anche per cosa studiare. Se proseguire, cioè, all’università, oppure trovare, una volta conseguito il diploma, un lavoro. Questo articolo si concentrerà su questa seconda opzione.
Cominciamo con un dato: nell’anno scolastico 2024/2025 gli alunni delle scuole secondarie di secondo grado in provincia di Rimini sono 16.428: 1.873 in più di un decennio prima. Poco meno della metà di tutti gli iscritti lo sono in un istituto tecnico o professionale e sono tra i principali candidati alla ricerca, dopo gli studi, di un inserimento lavorativo, anche se non esclusivamente. Il resto sono liceali. Scuole che nell’ultimo decennio hanno visto crescere i loro iscritti di sette punti percentuali, confermando una certa licealizzazione dell’istruzione.
Il mercato del lavoro
Per quanto il mondo del lavoro cambi molto in fretta (robot e intelligenza artificiale stanno sostituendo tante figure professionali, ma anche lavori usuranti) per scegliere bisogna conoscere. Allora non c’è di meglio che dare un’occhiata alle figure professionali che le imprese del territorio fanno più fatica a trovare. Secondo la periodica indagine Excelsior sulla domanda delle imprese in provincia di Rimini, dei circa 48.000 lavoratori/trici previsti in ingresso (da assumere), nel 2025, una fetta consistente nel turismo, quasi la metà (45%) è risultata di difficile reperimento, di cui il 33% per mancanza di candidati e il 10% per preparazione inadeguata. Dati, fatte salve piccole oscillazioni, che risultano piuttosto stabili negli ultimi anni. Più in dettaglio le imprese non sono, nel 2025, riuscite a trovare: ingegneri, specialisti nelle scienze della vita, analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni, tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi, tecnici dei servizi sociali, professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali, meccanici artigianali, montatori, riparatori, manutentori macchine fisse/mobili, fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica, operai addetti a macchinari dell’industria tessile e delle confezioni, conduttori di macchine agricole. Profili professionali cui va aggiunta una criticità in più: perché del totale delle intenzioni di assumere previste (poi non è detto che avvengano realmente), per sei su dieci (31.000 unità) è richiesto il diploma o la qualifica professionale (istruzione secondaria), quando i diplomati negli istituti tecnici e professionali di Rimini, per l’anno scolastico 2022/2023, sono stati appena 1.325. Numero tra l’altro in calo negli ultimi anni (Cciaa della Romagna su dati Istat). Non mancano, quindi, solo le persone, ma i candidati con la formazione adeguata. Per ultimo un dettaglio non secondario che può scoraggiate tanti a candidarsi: solo ad una proposta di assunzione su dieci le imprese del territorio offrono un contratto a tempo indeterminato. Il numero regionale più basso.
La preparazione delle scuole
A formare i giovani ci devono pensare le scuole ed a verificare se questo avviene in maniera adeguata ci viene in soccorso la piattaforma Eduscopio, della Fondazione Agnelli, che recupera ed elabora i dati sull’inserimento occupazionale dei giovani diplomati mettendo a confronto le scuole sulla base di due parametri: quanti giovani hanno lavorato o lavorano a due anni dal conseguimento del titolo, la rispondenza degli studi fatti con le mansioni che svolgono. In provincia di Rimini il primato dell’indice di occupazione, cioè quanti hanno trovato impiego, superiore al settanta per cento, spetta all’Istituto Valturio, a seguire il Gobetti-De Gasperi, quindi Savioli e Malatesta. Un po’ più indietro tutti gli altri. Però quello che sembra un esito (le scuole che meglio inseriscono nel mondo del lavoro i loro diplomati) viene messo in discussione quando si va a vedere il secondo indicatore. Perché poco più di uno su dieci del Valturio e del Gobetti-De Gasperi, dell’indirizzo Tecnico economico, trova un lavoro coerente con la formazione ricevuta. La formazione del Gobetti-De Gasperi è invece più apprezzata per l’indirizzo Tecnologico e i Servizi, ma soprattutto con i corsi professionalizzanti. Indirizzo dove si posiziona sopra l’Istituto professionale L.B.Alberti sia per inserimento nel lavoro dei suoi alunni, come per la coerenza dell’impiego con la formazione ricevuta. per tutte le altre scuole e indirizzi si rimanda alla tabella allegata, non senza ricordare, per togliere eccezionalità ai nostri casi, che in Italia la quota di lavoratori sovra qualificati sfiora il 36 per cento, che diventa del 64 per cento tra gli immigrati. Dopo la lettura di questi dati sorge però spontanea una domanda: le scuole si incontrano mai con le imprese ad ascoltare le loro richieste? Perché se, nonostante la carenza di personale, l’indice di occupazione supera raramente il settanta per cento e la coerenza della formazione ricevuta con il lavoro chiamato a svolgere sta più sotto che sopra il cinquanta per cento dei casi, appare evidente che qualcosa non funziona. Qualcuno, forse la Provincia, dovrebbe rendersene conto e cercare rimedi. Le cose sembrano andare meglio con gli Istituti Tecnici Superiori (ITS) Academy dove il 60 per cento dei docenti proviene dal mondo dell’impresa e il 93 per cento dei diplomati, stando ai resoconti della Camera di Commercio, trova lavoro in coerenza con il proprio percorso di studi. In provincia di Rimini ce ne sono due: ITS Maker e ITS Turismo e Benessere. Altri nel resto della regione. Le altre scuole potrebbero prendere spunto da loro.


