In base alle ultime stime di Prometeia (ottobre 2025), scrive l’ultimo Osservatorio economico della Camera di Commercio della Romagna, la crescita dell’economia mondiale (Pil) si attesterà intorno al 2,9% nel 2025 e al 2,5% nel 2026. Nell’area euro la crescita è prevista intorno all’1,2% nel 2025 e all’1,0% nel 2026, mentre in Italia è stimata allo 0,5% nel 2025 e lo 0,7% nel 2026. Nonostante i finanziamenti del Pnrr (più di 200 miliardi), che finiranno a fine anno, siamo, per crescita, tra gli ultimi in Europa. Non proprio un record invidiabile. Stabili, come sostiene il governo, ma purtroppo privi di sviluppo. Se questo è il quadro di riferimento, Rimini come se la cava? Secondo gli stessi scenari la crescita 2025 dovrebbe chiudersi con un più 0,4 % leggermente sotto la media nazionale e regionale. Pesa il calo della produzione manifatturiera, causa anche l’imposizione dei dazi americani che ha ridotto l’export, e nel turismo la perdita dei turisti italiani, che in Riviera rappresentano tre quarti del totale, solo in minima parte compensata da un aumento delle presenze straniere. Con la conseguenza che rispetto al 2019, ultimo pre Covid, Rimini deve ancora recuperare più di un milione di presenze perse, cosa che nel distretto turistico veneto (da Bibione a Jesolo), dove sono straniere tre presenze su quattro, è già avvenuto nel 2023 e continuato nel 2024. I primi dati turistici 2025 (gennaio-ottobre) indicano, rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, un aumento dell’1 per cento delle presenze, grazie sempre agli stranieri, ma continua la perdita dei clienti italiani, penalizzati da bassi salari e prezzi in crescita. Perché con una economia così in frenata stona un indice di inflazione (aumento dei prezzi) riminese per il periodo gennaio-ottobre 2025 del 2,3 %, sopra tanto a quello dell’Emilia-Romagna (+1,5%) che dell’Italia (+1,6%). Paradossalmente, visto l’andamento del turismo, a tirare la volata sono i servizi ricettivi e di ristorazione (+4,4%), che secondo tutte le regole di mercato dovrebbero, al contrario, diminuire visto la loro minore richiesta. In questo panorama stagnante, con le previsioni 2026 che attribuiscono a Rimini una crescita dello 0,7%, sempre l’ultima in regione (Cgia), restano i deficit strutturali di questo territorio: salari medi un terzo più bassi di quelli emiliani, con la conseguenza che per comprare una casa di 60 mq ci vogliono 147 stipendi a Rimini, quanto tra Piacenza e Modena ne bastano 70-80; la domanda di giovani laureati nelle nostre aziende, per il ridotto numero di aziende innovatrici, in particolare nel turismo, è la metà di quella regionale; però in compenso siamo la provincia regionale col maggior numero di emigrati all’estero, oltre 32 mila, il nove per cento della popolazione, praticamente una cittadina come Riccione. Tra cui tanti giovani laureati. Criticità che richiederebbero interventi mirati, per esempio incrementare il lavoro di qualità, in una visione di medio-lungo periodo. Purtroppo di interventi di questo tipo non se ne vede traccia, nemmeno nella discussione pubblica. Vuol dire che ci piace restare ultimo.

