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Lupi e tempi cupi

E così abbiamo trascorso il primo quarto del ventunesimo secolo, quello che presumibilmente ci consegnerà definitivamente alla modernità digitale. E ci ritroviamo a fare i conti con una grande questione che sarebbe stata attuale anche un migliaio di anni fa: come convivere con il lupo? Una questione che riguarda il nostro rapporto diretto con la natura, senza mediazioni. E non essendo più abituati a vivere le questioni per quello che sono, ma ormai costretti sempre a sottoporle preventivamente ai nostri filtri distorti, siamo andati in palla. Allarme! Allegria! Al lupo! All’uomo! Per chi ha avuto danni diretti il problema c’è, e su questo non c’è nulla da scherzare. Poi nel nostro modo di approcciare la realtà ormai a totale immagine e somiglianza dei social, il dibattito è subito precipitato nello slogan e nel titolo a effetto. Ovviamente senza mezze misure tra l’allarmismo isterico e la sottovalutazione preconcetta. Tutti lupologi dopo essere stati virologi, climatologi etc etc. E nel contempo è ovviamente arrivata la politica, che dietro a un apparente invito a condividere trasversalmente l’impegno per affrontare la questione, si punzecchiava tra le righe attribuendo le colpe della discesa dei lupi alla destra o alla sinistra a seconda delle posizioni. E pensare che a Gubbio secoli fa il problema del lupo che terrorizzava la città lo risolse San Francesco grazie, oltre ovviamente alla fede che lo portò ad approcciare il temuto animale per un colloquio pacificatore vis à vis, al caro vecchio buonsenso. Un valore che abbiamo lasciato nel millennio passato.