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Gioia e Pace, i doni del Natale

Il Natale è la celebrazione liturgica di una realtà sempre presente. Si celebra una volta l’anno, ma ogni giorno Dio è in mezzo a noi e ci dice che, in Gesù, ci ha dato tutto. In Gesù, vero Dio e vero uomo – come ci ha ricordato il Concilio di Nicea, di cui abbiamo celebrato i 1.700 anni e anche attraverso il viaggio apostolico di papa Leone – scopriamo che assomigliamo a Dio, che siamo come Lui e che vivremo come Lui. Dio ci ha creati per amore e continua ad amarci.

Il Natale, questa festa così popolare e vissuta, è gioia. La si respira passeggiando per le strade di Rimini e di tante città del mondo. La sorgente di questa gioia sta nel sapere che Dio ci ama sempre e comunque: quando ci impegniamo e siamo buoni, ma anche quando siamo fragili e magari andiamo fuori strada.

La seconda sorgente della gioia è scoprire che Dio non solo ci ama, ma opera con noi, vive con noi, agisce con noi. Quando ci accorgiamo della Sua presenza nella nostra vita – quando sentiamo che ci aiuta a fare il bene, ci illumina nelle scelte, ci consola nelle difficoltà – allora la gioia davvero esplode.

I giorni natalizi sono una grande occasione, perché tutti, gli oltre otto miliardi di persone che abitano la terra, possono percepire Gesù.

Molti costruiscono presepi, altri semplicemente li vedono, ma comunque la parola stessa Natale, Christmas, parla di Lui, di Gesù. È un’occasione grandiosa in cui tutta l’umanità, almeno per un giorno all’anno, pensa alla nascita di questo Bambino che ci dice che nel mondo non siamo soli, ma siamo un’unica grande famiglia.

La presenza di questo Bambino ci dice anche che la storia ha un senso ed è orientata verso una gioia che abbraccia l’intera umanità.

Quest’anno, certamente, nel cuore di tante persone c’è il desiderio di un grande dono: la pace. Per tutti, per popolazioni duramente provate in questo periodo storico, per famiglie, giovani, papà e mamme, nonni. La guerra ha portato distruzione in molte parti del mondo: scuole, ospedali, case.

La preghiera per la pace e il desiderio di pace – lo sperimentiamo spesso – sembrano talvolta inefficaci, anche perché richiedono l’accoglienza, da parte di chi ha responsabilità di governo, dei desideri di Dio. L’uomo è libero e purtroppo non sempre questa istanza di una pace disarmata e disarmante viene accolta. Ma la preghiera che siamo invitati a elevare e il desiderio di pace che siamo chiamati a esprimere, se non trasformano il cuore di altri, trasformano certamente il nostro cuore. Ci rendono, per primi, uomini e donne operatori di pace. E questo è un grande inizio: pregare per essere trasformati, per essere convertiti in uomini e donne di pace. Il 28 dicembre, pochi giorni dopo Natale, si concluderà il Giubileo 2025 in tutte le diocesi, voluto da papa Francesco come dono di speranza.

(Desidero ringraziare tutti coloro che in questo Giubileo con atti di amore sono riusciti a suscitare speranza nella vita, delle persone e della società).

Si concluderà nella domenica dopo Natale, che la liturgia ci propone come festa della Sacra Famiglia. Questa coincidenza ci invita a riflettere sull’importanza della famiglia.

La famiglia è necessaria perché l’umanità possa vivere; è imprescindibile.

Dobbiamo amarla, custodirla, desiderarla e insegnare anche ai giovani la bellezza del matrimonio, del diventare papà e mamme.

Donaci, Signore – tu che sei nato in una famiglia – la grazia di saper custodire, far crescere e proporre la bellezza della famiglia.

Buon Natale a tutti!

+ Nicolò Anselmi