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Cosa dicono i bilanci dei comuni

Quante volte abbiamo sentito dire che le decisioni devono essere riportate il più vicino possibile ai cittadini elettori, così potranno controllare meglio l’operato dei governanti. Lo slogan è accattivante ed è tornato in auge come base di giustificazione per la proposta di autonomia regionale differenziata. Se la vicinanza aprisse in automatico le stanze del potere sarebbe fantastico. Ma non è così. Perché per controllare occorre innanzitutto essere informati, conoscere, fare dei confronti, disporre di alternative.  Insomma, la vicinanza non basta.
Per avere una idea provate, se riuscite, a trovarne copia (per il Comune di Rimini, dal sito, cliccare Amministrazione, poi Amministrazione trasparente, quindi bilanci), a leggere un bilancio comunale, anche il più piccolo. Se non trovate un’Amministrazione che vi dà una mano, nel senso che ne fa una redazione leggibile, non vi resta, se volete capirci qualcosa, che prenderlo e portarlo da un commercialista perché ve lo spieghi. Commercialista che probabilmente, se non è un amico, non lavorerà gratis. Attingendo alla pubblicazione dei bilanci consuntivi degli Enti locali della Regione Emilia-Romagna, nella sezione Finanza del Territorio, proviamo ad inoltrarci nei meandri dei bilanci dei nostri comuni, concentrandoci nel capitolo spese per conoscere dove finiscono le nostre tasse e  tributi.
Per cominciare bisogna sapere che le spese dei comuni vengono riunite per missione, cioè obiettivi, che in tutto sono 23. La prima missione fa riferimento ai Servizi istituzionali, generali e di gestione; l’ultima ai Servizi per conto terzi. In mezzo ci sono Politiche giovanili, sport e tempo libero (missione 06), quindi il Turismo (missione 07), Tutela della salute (missione 13), ecc…
Per raggiungere gli obiettivi delle missioni ci vogliono programmi mirati, che a loro volta devono prevedere attività operative. Dove in concreto si spendono le risorse. Proviamo, ora, a trattare alcuni tra i principali programmi di spesa dei nostri maggiori comuni, con un confronto regionale, tanto per avere una idea delle scelte di ciascuno.
I dati si riferiscono ai bilanci consuntivi 2021, essendo quelli del 2022 in corso di approvazione o appena approvati.
Il primo dato da cui partire è sicuramente la spesa comunale complessiva per abitante: che in provincia di Rimini varia da 2.782 euro del Comune di Riccione, la più elevata, a seguire Rimini con 1.811 euro, quindi Bellaria Igea Marina 1.747 euro, ultima Santarcangelo di Romagna con 1.068 euro. È una spesa pro capite adeguata o si poteva fare meglio? Per rispondere a questa domanda è utile il confronto con gli altri comuni dell’Emilia-Romagna: per esempio, a Forlì e Ravenna, la stessa spesa è di 1.197 e 1.640 euro. Che diventa 1.982 nel comune di Bologna, ma scende a 1.413 euro a Reggio Emilia. La spesa per abitante ci fornisce qualche indizio, ma ci dice ancora poco su dove finiscono specificatamente i fondi. Dopo le alluvioni d’inizio maggio una voce importante è la spesa per la difesa del suolo. Qui, per restare in provincia di Rimini, troviamo al primo posto il Comune di Montefiore Conca con 128 euro per abitante, poi Gemmano 48 euro, Novafeltria 26 euro, Poggio Torriana 20 euro e Rimini 13 euro. Cifre, invece, da zero virgola a: Sassofeltrio, Coriano, Sant’Agata Feltria, San Clemente, Morciano di Romagna e Saludecio. Altro programma meritevole di attenzione è sicuramente quello del sostegno all’occupazione e dei servizi per il mercato del lavoro (ricordiamo che nel 2022 l’occupazione in provincia di Rimini è rimasta ferma ai valori dell’anno prima). Su questa voce gli unici due comuni ad investire sono Rimini, con 0.59 euro per abitante, e Cattolica, con 0.33 euro. In Emilia fa meglio solo Modena con 0.98 euro pro capite.
Un altro fronte caldo a livello nazionale è quello della casa a prezzi accessibili, per residenti e studenti universitari, salito alla ribalta grazie alle tende messe in piazza dagli studenti: per l’edilizia pubblica e il diritto alla casa la spesa più alta è del Comune di Riccione, 42 euro per residente, seguito da Rimini 37 euro, Cattolica con 14 euro e Santarcangelo con 12 euro. In Emilia spende di più solo il Comune di Bologna che investe 46 euro per abitante. Poi ci sono i giovani, cui è pure dedicato il Pnrr, che non a caso ha come sottotitolo NextgenerationItalia, ma tutti lo dimenticano. Per loro i Comuni hanno previsto, nel 2021, una spesa di: 4.9 euro per abitante a Cattolica; 4.7 euro a Novafeltria; 0.22 euro a Rimini. In Romagna il Comune di Forlì spende 4.2 euro e quello di Ravenna 6.7 euro pro capite, la cifra regionale più alta. Infine, visto la candidatura di Rimini a Capitale italiana per la Cultura 2026, può essere interessante verificare la spesa comunale per le attività culturali, che ammonta a: 67 euro per abitante nel Comune di Rimini, secondo in Emilia Romagna, 59 euro Cattolica, 49 euro Riccione, 47 euro Santarcangelo e 39 euro Bellaria Igea Marina. Fuori provincia fa meglio solo il Comune di Ravenna con 71 euro pro capite. Realtà provinciali diverse rende i confronti sempre difficili, ma c’è un aspetto, per una valutazione ponderata di come vengono spese le risorse pubbliche dei comuni, da tenere sempre presente: considerare le priorità del territorio e verificare se i finanziamenti sono o meno destinati al loro superamento. Non sempre accade.

Alberto Rossini