Home Spettacoli Al Meni 2021: torna il circo dei sapori

Al Meni 2021: torna il circo dei sapori

Rimini; 25/09/2020: Al Mèni©Riccardo Gallini /GRPhoto
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Rimini; 25/09/2020: Al Mèni©Riccardo Gallini /GRPhoto
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Quale sarà la cucina del post Covid? E cosa accadrà al cibo, dopo la pandemia?Sono alcune delle domande che sempre più di frequente sono adeguatemente poste sul desco. Insieme a qualche virtuosa risposta. La cucina circolare, ad esempio, per utilizzare al meglio i prodotti e abbattere così gli sprechi. Ma anche utilizzare le erbe in cucina rintracciabili in città.Recupero e antispreco sono pratiche sempre più diffuse e condivise che oggi possono contare su nuove conoscenze capaci di intersecarsi con buone pratiche lontane anche geograficamente. Pesce, mare, erbe, sostenibilità, cucina e circolarità ad “Al Mèni” sono fatti, non solo parole, grazie all’associazione Tempi di recupero.

La cucina del dopo Covid, gli showcooking stellati, lo streetfood d’autore, i mercati dell’eccellenza del territorio, labstore di artigiani, incontri e laboratori curati da Slow Food, sono il piatto forte della ottava edizione dell’evento gastronomico riminese, che prende il titolo da una poesia di Tonino Guerra, “Al Mèni”, le mani appunto. Radici, cucina e i grandi prodotti della Regione che nasce e si sviluppa lungo la via Emilia, nel clima spontaneo di una festa di strada.

La novità 2021 è rappresentata dal luogo in cui il Circo 8 e 1/2 dello chef Massimo Bottura (ideatore dell’evento) aprirà le sue porte. Per la prima volta il “circo dei sogni e dei sapori” atterra nei luoghi del centro storico dove Fellini ha dato vita al circo de I clowns:piazza Malatesta fra Castel Sismondo, Teatro Galli e giardino dei Palazzi dell’Arte. Qui, 16 talenti della gastronomia contemporanea, guidati dallo chef Bottura che ha scalato le vette del mondo del gusto, si riuniscono per due giorni. “ C’è tanta voglia di fare dopo il lockdown e la pandemia. – assicura Bottura – perché la cucina è sempre un gesto d’amore. Rimini, cucina di creatività, focalizzerà questo evento ancora una volta su materie prime di altissima qualità, che sono quelle made in Emilia-Romagna”.

Alle mani dei cuochi stellati (venuti a Rimini da tutto il mondo) si accompagnano anche quelle degli chef che prepareranno il cibo di strada in piazza Malatesta. Ma anche le mani dei contadini e dei produttori dei cibi di eccellenza della regione, e quelle dei pescatori di Rimini.

C’è tanta riminesità nel piatto di “Al Mèni”. Silver Succi, del Quarto Piano di Rimini, è impegnato nel rendere gourmet lo street food, imitato ai fornelli da Riccardo Agostini, lo chef stellato simbolo della Valmarecchia con il suo Piastrino di Pennabilli. Il collettivo “Cuori Ebbri”, formato da tutte esperienze riminesi, realizzerà preparati a base di gin. Lapiada sarà stesa dalle mani esperte della Lella, una istituzione per il cibo più riminese che ci sia. Tutto questo mentre il team di Augusta sarà impegnato in due interpretazioni di due ricette tratte dal libro Purazi doni, edito da Panozzo: i “quadretti con le vongole” e la “Polenta con sugo rosso di vongole”. Anche i pescatori riminesi saranno protagonisti in piazza Cavour con i loro piatti a base di fritto di pesce, spiedini di gamberi e calamari, sardoncini, radicchio, cipolla e l’immancabile piada nella postazione ‘Rimini per tutti’.

Slow Food Emilia-Romagna ha preparato il suo contributo,due giornate con personal shopper che accompagneranno i più curiosi all’interno del mercato per conoscere meglio i prodotti, e per sviluppare meglio quei rapporti personali per tanti mesi obbligatoriamente messi in ghiacciaia, dice la Malavolta.

Sabato 7 agosto, sul palco del teatro Galli sarà protagonista il vitigno ambasciatore della Riviera con il progetto RiminiRebola. 17 imprenditori del vino insieme per valorizzare il prodotto e il territorio. La partecipazione è gratuita, su prenotazione obbligatoria.

Al Mèni è una piccola, densa storia italiana, nata in Emilia-Romagna segnata dalla via Emilia. – rilancia il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi e in una città, Rimini, che voleva vivere nel presente ma guardando al futuro. Possiamo dirlo: Al Mèni è un incubatore di culture e colture”.