Il Ponte

Vedere la città con altri occhi

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Facciamo un gioco?

Osserva una mappa del mondo e prova segnare i viaggi che hai fatto, lerotte che hai seguito.

È iniziato così Guida non Guida, il laboratorio che, una volta a settimana, ha visto impegnate otto persone durante la scorsa torrida estate. Il progetto non si chiamava nemmeno così, per dirla tutta, il nome glielo abbiamo dato alla fine di quel primo incontro quando, disegnato sulla mappa del mondo, c’era un reticolato che non ricordava nessuna figura geometrica studiata sui libri di scuola, ma assomigliava alle nostre vite che si erano incontrate in quel momento.

Guida non Guida nasce in maniera fortuita quando, durante la premiazione di un concorso indetto in occasione dei quarant’anni della Caritas diocesana, una classe di Santarcangelo ha prodotto un video che ha colpito molto la commissione. In quei pochi minuti si affrontava il tema della migrazione in maniera delicata e non banale. I premi erano già stati assegnati ma quel video meritava qualcosa di speciale: un viaggio nella nostra Rimini.

Offrire un viaggio a Rimini a dei ragazzi che la vivono sembra uno scherzo ma le nostre città sono vive: cambiano e si trasformano a seconda di chi arriva e di chi parte. Il ponte di Tiberio resta il ponte di Tiberio, ma ci sono nuovi piedi che lo percorrono, passi diversi che lo tagliano.

C’è una frase di Proust puntualissima per l’occasione, dice che “il viaggio non sta nel cercare nuove terre ma nell’avere altri occhi”. Gli occhi del progetto Guida non Guida sono occhi di senegalesi, di afgani, di siciliani, di riminesi di nascita, comunque tutti occhi di riminesi seppur d’adozione.

Quello del martedì pomeriggio è diventato un appuntamento fisso. Per prima cosa siamo diventati noi turisti a casa nostra perché grazie a una guida abbiamo scoperto la storia dei monumenti più importanti della città di epoca romana, passando per le storie di migrazioni dei pescatori del borgo San Giuliano e arrivando a guardare la nostra città dall’alto del grattacielo che troneggia in viale Principe Amedeo, in una giornata così limpida che si poteva scorgere il suo palazzo gemello a Cesenatico. Quando si è in alto le prospettive cambiano, le distanze si accorciano e tutto in basso si fa più piccolo mentre ti senti più vicino al cielo. Quella sensazione abbiamo cercato di mantenerla quando abbiamo lavorato sui nostri “ luoghi del cuore”, quelli a cui siamo legati perché particolarmente belli o perché ci ricordano un momento importante o perché ci incuriosiscono. Abbiamo tracciato una linea netta lungo il decumano della vecchia Ariminum dall’Arco d’Augusto al Ponte di Tiberio, deviando verso il mare e lasciando vagare l’immaginazione sui resti del vecchio Anfiteatro.

Abbiamo spulciato fra i libri in cerca di leggende e racconti legati a questi tre luoghi: il ponte di Tiberio è il ponte del Diavolo, e se guardi bene si scorgono impresse nella pietra le impronte delle sue zampe caprine, il mare invece, ai tempi dei romani, arrivava in prossimità dell’anfiteatro, luogo amatissimo dagli abitanti della città, proprio dove adesso campeggia la scritta luminosa del Cinema Settebello, crediamo.

Ne è nata una breve guida della nostra città: poche parole semplici e alla portata di tutti per restituire una fotografia di quella che oggi è casa nostra.

Fra quelle righe, forse, non si scorge tutto quello che è stato Guida non Guida: un dono. Un dono per chi, come la sottoscritta, il progetto lo ha pensato dall’inizio, prima ancora di trovare le persone che vi avrebbero partecipato.

Tutto quello che il Settore Educativo della Caritas diocesana di Rimini aveva ipotizzato e progettato non è avvenuto ed è stato il più grande dei doni. Educare è una delle tante parole di cui siamo debitori ai latini e letteralmente significa condurre fuori, in questa parola immensa c’è intrinseca, dunque, l’idea del viaggio.

Sapevamo il punto di partenza e l’obiettivo da raggiungere ma il percorso è stata una scoperta. Perché seduti attorno a quel tavolo, al centro una mappa del mondo, un reticolo di percorsi a disegnare le nostre vite, c’eravamo noi, provenienti da luoghi diversi, età diverse, famiglie diverse accomunati dal condividere qui ed ora questa città rivierasca. A mano a mano che il tempo passava si faceva chiara l’idea che tutti noi attorno a quel tavolo fossimo seduti in virtù di un viaggio: quello di qualcuno durato mesi di cammino, mezzi di fortuna, due continenti attraversati, quello via mare e paura di qualcun altro, quello di chi è arrivato a Rimini per l’Università, ma anche quello dei miei nonni che, giovanissimi, hanno migrato verso il nord o quello dei genitori di Daniela che dall’Abruzzo si sono trasferiti in Romagna. Tutti viaggiatori, tutti migranti. E, in fondo, viene da pensare che si migra anche nell’educare e nell’essere educati, in questo continuo scambio di ruoli dove chi guida è anche guidato e viceversa.

Guida non Guida: tutto è collegato, a saperlo guardare con altri occhi.

Virginia Casola

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