Il Ponte

Un’ordinaria pastorale straordinaria

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Il record non sono gli ottant’anni, comunque portati bene e che gli permettono di essere ancora “in servizio”, ma soprattutto i quasi 50 trascorsi nella parrocchia di Corpolò (dove ancora collabora con l’attuale parroco, padre Pietro Barilari) ad accompagnare la comunità cristiana dell’ultimo paese del comune di Rimini lungo la Marecchiese all’incontro con Dio e con i fratelli.
“<+cors>Ringrazio Dio di avermeli dati per fare del bene, per amare, che è lo scopo della vita: Dio è amore e ci ha creati a sua immagine e somiglianza cioè per amare<+testo>”.

La sua storia, don Nicola, parte da lontano…
“Primo di tre fratelli, nato a Misano in una famiglia cristiana, in prima media sono entrato in Seminario a Rimini. Mi attirava essere prete, celebrare la Messa, essere come il mio parroco. La chiamata al sacerdozio era abbastanza chiara. Ordinato presbitero dal Vescovo mons. Emilio Biancheri il 29 giugno 1962 a Misano Monte nella parrocchia dove ho ricevuto tutti i sacramenti: ricordo il paese in festa. Giusto il tempo di celebrare qualche messa e sono stato invitato a seguire i campeggi di ragazzi e giovani della Diocesi in Valle d’Aosta”.

È l’inizio di una nuova fase.
“Ai primi di settembre un’altra chiamata del Vescovo: mi inviava come cappellano a Viserba mare. Lì rimango tre anni, lavorando in mezzo ai giovani che allora frequentavano numerosi gli incontri e le attività proposte (cineforum nel cinema cittadino, gite, incontri, giornalino parrocchiale, festival). Alcuni di questi giovani sono diventati personaggi noti: il sindaco di Rimini Massimo Conti, il responsabile diocesano del Movimento dei Focolari Silvano Perazzini e il presidente di RiminiFiera Lorenzo Cagnoni. È stato un periodo molto felice.
Poi il Vescovo mi ha inviato, sempre come cappellano, a Riccione, con don Emilio Campidelli. Un altro triennio molto bello e sempre in mezzo ai giovani, e come rappresentante dei preti giovani nel Consiglio Presbiterale”.

Arriva il “matrimonio” con Corpolò, durato quasi mezzo secolo.
“All’età di 32 anni, il Vescovo mi chiede di prendere il posto di don Angelo Bardeggia a Corpolò. Entrai in parrocchia il 9 marzo 1969, accompagnato da tanti corpolesi e da molti riccionesi, mentre un elicottero dal cielo gettava volantini di auguri.
Aiutato da suor Leonia (unica catechista allora), lavoravo con i ragazzi e grazie all’Azione Cattolica con giovani e adulti. I gruppi, però, dopo qualche anno si spegnevano. Allora cercai di avvicinare i giovani con la Gioc (Gioventù Operaia Cristiana), con il Rinnovamento nello Spirito e con tante iniziative ma non resistevano al tempo. Era il 1970, era iniziato il cambiamento d’epoca, che continua tutt’ora, la Chiesa piccolo resto.
Non sapevo cosa fare: volevo aiutare le persone a passare da una fede un po’ stanca ad una fede più viva, che desse senso alla vita ma non ci riuscivo.
Nel 1977 chiesi allora di aprire in parrocchia il Cammino Neocatecumenale: alla prima catechesi parteciparono 70 persone. Dopo diversi anni, questa realtà è cresciuta, anche grazie a persone che vengono da altre parrocchie (oggi sono circa 300 persone), essendo aperta a tutti e incominciando a portare frutti: ascolto e riscoperta della Parola di Dio, una liturgia viva, la riscoperta della veglia pasquale, apertura alla vita parrocchiale con i vari servizi. Da quell’unica catechista (suor Leonia) oggi sono un centinaio gli operatori pastorali impegnati tra catechismo, Buon Pastore, pastorale ammalati, liturgia, Caritas, battesimi, fidanzati, post cresima etc. Sono sorte vocazioni alla vita consacrata (suor Ilva Tonni), al sacerdozio e alla missione, famiglie che lasciano le proprie sicurezze per portare il lieto annuncio del Vangelo dove c’è maggiormente bisogno: così la parrocchia stessa diventa missionaria, luce, sale e lievito di rinnovamento e di vita nuova.
Poi per avvicinare i ragazzi, oltre 20 anni fa, ho chiesto di aprire lo scautismo che oggi raccoglie oltre 100 ragazzi con i loro capi ben preparati che li aiutano a vivere e pensare non secondo il mondo ma con il cuore aperto a Dio e al prossimo.
Dato che lo scautismo non raggiunge tutti, nel 2009 è stato aperto il post-Cresima, singolare esperienza portata avanti da 13 famiglie che aiutano i ragazzi dai 13 ai 18 anni a crescere. Sono circa 70 i ragazzi che vi prendono parte.
Come una famiglia con tanti figli – e diversi – è più viva e più bella, così la parrocchia con l’accoglienza di queste realtà e movimenti è più dinamica e raggiunge più persone, non è chiusa ma aperta”.

Alla pastorale ordinaria ha dunque affiancato una pastorale di evangelizzazione. In alcuni casi innovativa.
“Ho cercato di portare avanti ciò che esisteva e di far crescere il nuovo. Questa pastorale di evangelizzazione ora sta portando frutti.
Come ha scritto il Vescovo a conclusione della Visita Pastorale del 2011: <+cors>“Mi avete ben rappresentato le difficoltà nel raggiungere le persone lontane dalla fede e dalla Chiesa e a coinvolgere le famiglie nella trasmissione della fede ai propri figli. Mi sembra che la strada l’abbiate imboccata: formare un nucleo di laici disposti a lasciarsi rievangelizzare per rievangelizzare altri. Il nucleo poi si allargherà ad altri e così la parrocchia sarà costellata di vari luoghi di evangelizzazione”.

Non ha ancora parlato di opere materiali. E di soldi. Eppure la questione economica delle parrocchie oggi è in primo piano.
“Il Signore in questo quasi mezzo secolo a Corpolò ci è stato vicino e ha benedetto anche il (tanto) lavoro materiale che è stato fatto, dai vari interventi alla chiesa al recupero dell’organo antico alle nuove sale, dalla scalinata al «fiorire» del parco S. Maria  fino all’imprescindibile consolidamento delle fondamenta della chiesa e del tetto, e al recupero della splendida chiesa di Santa Cristina, altra parrocchia dove sono stato chiamato ad operare in qualità di Amministratore parrocchiale oltre alla chiesa di San Paolo. Due belle realtà”.

In mezzo a tante iniziative, ha trovato il tempo anche per scrivere due libri.
“In realtà una è la prefazione al libro sul recupero dell’organo antico, e soprattutto Corpolò, la sua storia, due edizioni (1979 e 2012) che testimoniano il mio amore a 360 gradi per Corpolò, i suoi personaggi, le sue vicende”.

80 anni: li ha appena festeggiati con una grande festa popolare in piazza. Li sintetizzi in poche righe.
“In questi anni, che sono trascorsi velocissimi, ho ricevuto gioie e consolazioni e non sono stato esente da prove, sofferenze e problemi, nelle quali Dio non mi hai mai lasciato solo. Così in questi anni Dio mi ha fatto vedere la mia realtà di debolezza e poca fede. Nonostante ciò, il Signore mi ha fatto sperimentare il Suo sostegno e la sua misericordia. Chiedo perdono per le mancanze e gli errori. Ho sentito il mio essere parroco non come ricerca di sé o di potere, ma come servizio a Dio e alla Chiesa per aiutare le persone ad accogliere il dono dello Spirito Santo e a crescere come sacerdoti, re e profeti”.

Don Nicola, è rimasto a Corpolò in aiuto alla parrocchia. Come vive questo tempo?
“Chiedo l’aiuto di Dio perché mi sostenga in questo ultimo tratto della vita, in cui mi chiama a farmi piccolo, umile e ad accettare la croce della vecchiaia, della malattia, delle eventuali infermità e collaborare con Lui. Penso spesso alla morte che sento vicina, ma che credo sia solo un chiudere gli occhi alla luce di questo mondo, per aprirli alla luce di Dio nella vita eterna”.

a cura di Paolo Guiducci

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