Il Ponte

Quando un dirigibile volò sulla valle dell’Uso

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La prima traccia che sono riuscito a trovare del passaggio di un velivolo dotato di propulsione propria sul territorio riminese risale al 1910. Questa notizia l’avevo trovata nel 2005, leggendo un libro che raccoglieva un discreto numero di fotografie del passato, relative al territorio di Santarcangelo di Romagna. Tra le tante immagini presenti nel testo, ne ho trovate tre molto interessanti. Vi era raffigurato un dirigibile, fermo a pochi metri di altezza sul greto di un fiume, ancorato a terra con alcune funi. In quelle immagini si potevano osservare centinaia di persone accorse a vedere lo straordinario spettacolo di quella macchina che permetteva agli uomini di volare nel cielo. Teniamo presente che il primo dirigibile in Italia, progettato e costruito dal conte Almerico da Schio, si alzò in volo solo pochi anni prima, il 17 giugno 1905 proprio a Schio (VI).

Il racconto in prima persona
La risposta a cosa ci facesse quel dirigibile a Santarcangelo mi è giunta diversi anni dopo, esattamente nel marzo 2014, leggendo il libro Palloni, dirigibili ed aerei del Regio Esercito 1884-1923, di Amedeo Chiusano e Maurizio Saporiti, edito dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito.
Si trattava di un dirigibile del Regio Esercito Italiano che aveva sorvolato la nostra zona, durante il suo trasferimento da Vigna di Valle a Campalto (Venezia). Nel testo è allegata la relazione dell’ufficiale che comandava il dirigibile, comprensiva di una planimetria riportante il tracciato della rotta seguita. La relazione, datata 6 ottobre 1910, era stata redatta al termine del viaggio, e da questa è possibile leggere il motivo della sosta nella nostra zona.
Ecco una sintesi di quanto è scritto a pagina 307: “Rapporto sul viaggio Roma Venezia compiuto dal Dirigibile militare N 2 in seguito all’ordine della S.V. di condurre il Dirigibile N 2 per via aerea alla sua sede di Campalto. […] Alle ore 4:00 del 25 settembre, al controllo della pesata, pochi istanti prima della partenza, si verificò un ammanco di forza ascensionale di 300 kg. La partenza venne sospesa, ma a nulla essendo valse le ricerche per trovare una possibile falla del pallone si decise di rigonfiarlo completamente con gas nuovo. […] Il mattino alle 4 del 29, all’atto della partenza, la pesata di controllo diede nuovamente una deficienza di spinta di 200 kg. Decisi ugualmente la partenza rinunciando a compiere in un sol tratto il viaggio. […] L’itinerario stabilito del viaggio doveva essere il seguente: Vigna di Valle, Orvieto, Chiusi, Arezzo, S. Sepolcro, Passo di Viamaggio, Santarcangelo di Romagna, Bellaria, Venezia.
Giunti a 5 km da Arezzo notai che una delle articolazioni del trave snodato accennava ad abbassarsi. Costituendo questo un pericolo grave decisi di atterrare sulla piazza d’armi di Arezzo. […] Le pale delle due eliche furono contorte e lacerate in vari punti”.

Sono così costretto a portare il dirigibile, dopo varie vicissitudini, su uno spiazzo di terreno adatto alle riparazioni.
“Appena giunto sul posto il Capitano Crocco furono cominciate le operazioni di aggiustaggio. Alle 9 del mattino (del 30) il dirigibile nuovamente pronto fece le prove di motore e delle eliche, ed alle 9:30 partii, quota 700 metri, di fronte a S. Sepolcro. […] Diressi per Bellaria sperando di raggiungere quel posto prestabilito di rifornimento; ma allorché fui a circa cinque chilometri da Santarcangelo, le pale dell’elica diedero un primo urto contro una fune. […] Operai la discesa staticamente su di una spianata del letto del fiume Rubicone”.

Cronache e testimonianze
Immagino l’emozione che potevano aver provato, sia i bambini sia gli adulti, nel vedere passare nel cielo della Romagna quel velivolo straordinario. Recentemente, leggendo una serie di pubblicazioni edite dall’Ufficio Storico dell’Aeronautica Militare intitolate Cronistoria dell’Aeronautica Militare Italiana, ho trovato ulteriori informazioni, sia sul dirigibile sia sul suo equipaggio. Nel primo volume di quella interessante raccolta, ho letto che il dirigibile era il secondo costruito in Italia, ed aveva la sigla N 2, successivamente modificata in P 2. Navigando in rete alla ricerca di documenti sull’argomento, ne ho trovato uno in cui viene citato il dirigibile. Si tratta di un articolo intitolato Ricordo di Raffaele Baldini, per ricordare la scomparsa del poeta romagnolo avvenuta il 28 marzo 2005, all’età di 80 anni: “Mi ricordo, quando ero bambino, il racconto di un fortunoso atterraggio di un dirigibile, credo nei primi anni dieci, o nei primi anni venti, un atterraggio di fortuna, però non tragico, di un dirigibile. La cosa fu anche piuttosto spettacolare. Nella valle dell’Uso, penso che fosse atterrato, e allora la parola dirigibile, che era una parola nuova, di un oggetto nuovo, fu tradotta in dialetto, e dirigebil…”.

Grazie alla segnalazione dell’amico Nicola Malizia, ho potuto leggere un articolo su quel famoso viaggio, pubblicato su L’Illustrazione Italiana n. 41 del 9 ottobre 1910. La notizia era stata ritenuta così importante da dedicarle la copertina. Da questo apprendo ulteriori dettagli su quel viaggio: “Alle 10:45 superava al valico di Viamaggio gli Appennini, spingendosi sicuramente per la valle del Marecchia sopra Rimini, lasciando a destra l’azzurra vision di San Marino e passando sopra Sant’Arcangelo. Ma quivi la marcia del pallone è apparsa incerta, e la folla che accorreva da ogni parte lo ha visto alle 11:45, abbassarsi ed atterrare a Poggio Berni. Cos’era accaduto? Abbiamo incontrato – hanno detto gli aeronauti – agli sbocchi del valico di Viamaggio, forti correnti aeree che tendevano a spostarci continuamente dalla nostra rotta prescritta. Il vento non era uguale, ma soffiava a raffiche, elevando dal fondo della gola rapidi mulinelli che ci tormentavano non poco… siamo stati obbligati ad innalzarci prima a mille, poi a millecinquecento, poi milleottocento metri, gettando via tutta la zavorra che avevamo a bordo. Non bastava. […] Da tutta la Romagna accorse a Sant’Arcangelo una folla straordinaria, a stento trattenuta da oltre 300 uomini di truppa arrivati da Rimini”.

Un passeggero illustre
Dalla lettura del secondo volume della sopra citata Cronistoria dell’Aeronautica Militare Italiana, ho appreso che il dirigibile P 2 aveva partecipato alle grandi manovre svoltesi nel Monferrato, dal 18 agosto al 20 settembre 1911, nelle quali erano stati impiegati per la prima volta i mezzi aerei con lo scopo preciso di assolvere a compiti di osservazione.
Durante questo periodo, il 30 agosto, era salito a bordo del dirigibile un illustre passeggero: Vittorio Emanuele III di Savoia, Re d’Italia(nella foto), alloggiato in quel periodo presso il Castello di Pomaro nel Comune di Monferrato. Assieme a lui era stato imbarcato anche il suo aiutante di campo, il vice ammiraglio Paolo Thaon di Revel. Quello sul P 2 per il Re era il suo primo viaggio aereo. La positiva esperienza acquisita durante le manovre aveva confermato l’intenzione di includere i dirigibilisti e gli aviatori nel corpo di spedizione destinato alle imminenti operazioni belliche in Libia contro i Turchi. Per quanto concerne i dirigibili, la scelta non poteva che cadere sul P 2, basato a Campalto e sul P 3 basato a Boscomantico (VR), mobilitati il 28 ottobre 1911 e trasferiti provvisoriamente alla base di Brindisi dove era stato costituito un campo aeronautico per dirigibili.
Durante il loro viaggio dalle basi del Nord al Sud Italia, devono essere transitati vicino a Rimini, molto probabilmente volando sul mare.
Chissà se qualche mio concittadino si è accorto del loro passaggio.
a cura di Daniele Celli

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