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Rimini, mostra la tua Dorsale

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Da come verremo fuori da questa crisi – parole e musica del sindaco di Rimini, Andrea Gnassi – si determinerà il futuro del nostro territorio”. Obiettivi strutturali, finanziamenti, e progetti innovativi. Paradossalmente, bisogna rischiare ora più che mai, ma con strategie chiare.

E una strategia complessiva per l’Emilia Romagna passa anche per la dorsale adriatica della regione.

Un collegamento da Brindisi a Trieste, che vede Rimini giocare un ruolo centrale, snodo e cerniera tra tutti i paesi lungo l’Adriatico e quelli rivolti all’est.

Sindaco Andrea Gnassi, mentre sta per decollare una (nuova) guerra dei cieli Rimini-Forlì, un nuovo tentativo di incontro tra Fiere (Bologna e Rimini) e un’idea di sanità, Lei rispolvera il tema della dorsale adriatica.

Per la verità è un tema che periodicamente si accende e poi si spegne. Perché Lei lo rilancia?

“Il Covid ha colpito il turismo al cuore. Il turismo non esporta merci ma importa persone. È il settore economico, industriale, occupazionale che più soffrirà gli effetti della pandemia. I numeri sull’impatto del Covid nella provincia di Rimini, elaborati dalle Camere di Commercio della Romagna, delineano un quadro a fine anno drammatico: 1 miliardo di euro di Pil prodotto. Lo stesso per tutte le altre realtà ad alta intensità turistica. Cosa facciamo allora? Ci voltiamo indietro?

Aspettiamo che passi la nottata?

No. Adesso, in questo momento, occorre fare quello che non è mai stato fatto in Italia negli ultimi 70 anni: considerare il turismo una industria che abbisogna di politiche manageriali, e non un’attività estemporanea che ‘tanto va lo stesso’. Bene ha fatto il Governo italiano ad annunciare il comparto dell’accoglienza quale priorità d’investimento per i 170 miliardi di euro che dovranno arrivare con il Recovery Fund.

Questi soldi vanno investiti nell’infrastrutturazione strategica del Paese, a partire dalle reti della mobilità, oggi insufficienti, obsolete, inefficaci a servire un territorio straordinario artisticamente e naturalmente come l’Italia. Di qui il ragionamento sulla Dorsale Adriatica. Anzi, più che un ragionamento una strada obbligatoria per ritracciare un futuro diverso per un Paese che non può più pensare di cavarsela pensando, comunque, che i turisti «du vut chi vaga?»”.

E come la intende? Solo alta velocità ferroviaria o anche nuova mobilità stradale, ad esempio per una Adriatica e Romea a dir poco congestionata?

“L’infrastrutturazione è strategica perché dovrà essere complessiva.

Dovranno essere due le direttrici su ferro che correranno lungo il Paese. Da una parte la dorsale tirrenica e dall’altra quella adriatica. Ma sarebbe troppo semplicistico pensare a due semplici linee ferroviarie. Le dorsali su ferro sono le spine dorsali di una riorganizzazione complessiva della mobilità lungo l’intera penisola, dal Nord al Sud Italia. Colonne ad alta velocità capaci di sostenere hub aeroportuali, collegamenti stradali fitti e moderni. Scendi alla stazione, e sali immediatamente sul mezzo che ti porta in albergo o in un’altra località turistica. Una politica industriale vuol dire ripensare e rigenerare tutto.

Significa alta velocità da Venezia e Milano a Taranto, passando per la Riviera di Rimini, connessa ad aeroporto, con arterie viarie sicure e non rammendate. Se devo pensare di scendere all’aeroporto di Rimini per poi andare ad Assisi affrontando in auto l’attuale E45…beh, non è proprio questa l’infrastrutturazione che mi immagino”.

La dorsale lega tutti paesi dell’Adriatico ed è naturalmente rivolta all’est. Può essere uno sbocco significativo anche per Rimini e la Riviera?

“Preciso che l’alta velocità sulla linea adriatica non è un sogno visto che già quest’anno gran parte delle linee ferroviarie da Milano e Bologna verso la Riviera saranno adeguate, consentendo di muoversi dalla metropoli lombarda a Rimini in appena un’ora e 40 minuti. È vero che manca il resto, cui accennavo sopra, e cioè una rete della mobilità e dei trasporti in cui pubblico e privato si integrino in un sistema coordinato, senza parti vuote o mancanti. È chiaro che la dorsale adriatica guarda all’Est e all’Europa del Nord.

Ma deve essere altrettanto palese che essa incrementerà esponenzialmente il suo valore e il suo impatto positivo se avrà la ‘gemella’ lungo la costa tirrenica. Muoversi in tempi certi e rapidi dalla Germania e dalla Russia sino a Rimini e alla Puglia, oppure dalla Francia fino a Firenze e a Napoli deve essere cosa semplice, oserei dire naturale, qualsiasi mezzo si scelga per farlo. Solo così rilanceremo con forza la competitività turistica del Paese e i territori come il nostro potranno trarne benefici e lavoro”.

E come si potrebbero mettere insieme diverse forze: Regioni (Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna), 22 province e decine di Comuni? Ci sarà un capofila?

Anche il Ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha lanciato nei giorni scorsi l’idea di mettere al centro del nuovo piano strategico degli investimenti per il nostro Paese la dorsale Adriatica, con un duplice progetto: ferrovia ad Alta velocità in parte su nuovo tracciato che segue le autostrade che colleghi Trieste a Taranto, e mobilità ciclabile nelle zone ad alto pregio ambientale e naturalistico.

“Il Governo ha espresso pubblicamente una preferenza prioritaria nella destinazione dei 170 miliardi di euro del Recovery Fund. E questa è già una presa di posizione netta e storica verso un settore considerato poco più che estemporanea artigianalità individuale. Il Ministro Franceschini ha focalizzato i progetti sui quali investire l’aiuto europeo. E sono completamente d’accordo col Ministro.

Oggi il primo comandamento per chi fa e propone turismo è arrivare alla meta e come arrivarci. La mobilità se non è tutto è quasi tutto. Detto ciò è chiaro che l’altra componente debba essere un salto di qualità della discussione politica e culturale sui temi. Se si perde questa occasione io credo che l’Italia sarà confinata nella marginalità politica e economica per il prossimo mezzo secolo. Chiama in causa la nostra responsabilità e la nostra maturità di amministratori e di comunità.

Quello che non voglio vedere è la parcellizzazione degli interessi, il vetismo, l’interesse particolare contro quello generale. Io credo che il Governo debba essere la locomotiva ma in immediata e stretta collaborazione e concertazione con Regioni, Comuni e comunità locali. Ma non basteranno i fondi se non si produrrà contestualmente una rivoluzione copernicana nella burocrazia e nella proceduta della macchina pubblica. La burocrazia sta lentamente e silenziosamente affondando la TAV in Piemonte più di qualsiasi roboante protesta. Rifare la dorsale adriatica, l’intera rete della mobilità, vuol dire davvero semplificare e soprattutto fidarsi”.

“Il dado è tratto” ha commentato il sindaco di Ravenna Michele de Pascale e Presidente dell’omonima provincia, in riferimento a questo progetto. Come fare per non lasciarlo solo di fronte alle istituzioni centrali? Come tradurre questa grande sfida collettiva delle comunità che si affacciano sul Mare Adriatico, con i loro Comuni, le loro Province e le loro Regioni, affinché questo investimento, da suggestione, diventi concretamente realtà?

“Innanzitutto lo Stato italiano deve smettere di considerare gli enti locali, Comuni in primis, come scaricabarile dei problemi.

Quante volte nei decenni abbiamo visto spostare a livello periferico problemi e patate bollenti che per fariseismo o superficialità i Governi centrali non volevano affrontare? Questo significa coinvolgerli sin dall’inizio dei processi, e non a valle di decisioni già prese. Troppe volte questo Paese ha pagato salato lo scollamento tra livelli istituzionali, producendo opere malfatte o immobilismo scellerato.

La relazione e la permeabilità reciproca dei livelli istituzionali deve essere la precondizione di ogni dorsale o altra opera strategica di mobilità integrata decida di porre mano l’Italia. Poi, sul resto, a tagliare la testa al toro dovrà pensare…il merito di ciò di cui si discute. Vuole o no l’Italia essere competitiva a livello mondiale? Vuole o no l’Italia promuovere e esaltare come fattore di bellezza e sviluppo il suo inestimabile patrimonio artistico, creativo, naturale? A parole, nei discorsi, negli slogan tutti diciamo sì, convintamente. Poi quando si tratta di mettere a terra, di concretizzare il pensiero condiviso…si alzano gli occhi al campanile e si guarda in basso dove cade la sua ombra. In ogni caso voglio essere positivo: afferreremo questa occasione”.

Provare a colmare il gap infrastrutturale che penalizza territorio ed economia locale e nazionale è anche una delle priorità di Anci. I Comuni delle Marche, ad esempio, lanciano l’idea di un’alta velocità spostata all’interno, a fianco dell’autostrada, e la vecchia linea in disuso che diventi così la più lunga ciclabile d’Europa sul mare spostando la ferrovia a monte dell’autostrada.

“Le idee e le proposte sono tante e diverse tra loro. Ma tutte, e questo è incoraggiante, sono legate finalmente da un filo comune: costruire una rete sinergica e modulare per muoversi in lungo e in largo per il Paese, equilibrando trasporto pubblico e privato, rendendo più efficiente e moderno il primo e meno disagevole il secondo, potenziando il sistema della mobilità sostenibile per gli spostamenti interni. Voglio aggiungere una considerazione su questo che non voglio più chiamare ‘sogno’ ma ‘progetto’.

Un sistema così concepito va giudicato nelle sue potenzialità anche oltre i flussi e i numeri trasportistici. Lo si deve giudicare in termini di opportunità di lavoro, accesso ai luoghi più innovativi, anche valorizzazione dei valori immobiliari. Faccio un esempio: se da Milano a Rimini una fitta rete di alta velocità giornaliera mi collega in un’ora e 40 minuti, miscelato allo smart working, può volere dire che molte professioni, molte persone, molte aziende vorranno e potranno vivere a Rimini. Il Covid ha accelerato processi urbani nella direzione di rigenerazioni sostenibili, fortemente connotate da natura, benessere, spazi sicuri, alta qualità della vita. Sono i processi attivati a Rimini in questi anni e ormai in fase di conclusione. Con la dorsale adriatica, con una nuova capacità di muoversi in tempi brevi lungo l’Italia, Rimini sarà connessa al mondo”.

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