Il Ponte

Quanto è giusta la cultura dell’errore

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E se non sono abbastanza? Nell’amore, nel lavoro, nella vita…quante volte ci poniamo questo interrogativo. Una domanda che in adolescenza risuona ancora più forte.
Titolo più azzeccato non poteva essere scelto per la seconda tappa del viaggio del Centro per le famiglie del Comune di Rimini dedicato a genitori, educatori, insegnanti di ragazzi adolescenti.
Come nei primi due incontri dedicati al tema del proibito e della trasgressione, anche questi appuntamenti si sono aperti con uno speciale contributo: un video  realizzato da Alberto Romanotto che ha raccolto le opinioni di quattro giovanissimi (Omar, Giulio, Marta e Marian). I ragazzi non sembrano essere tanto preoccupati se non riescono a raggiungere un obiettivo, ma si interrogano sul loro futuro e le prove che dovranno superare (l’esame di maturità, il lavoro…), si confrontano con le fatiche dell’integrazione come Marian che a 12 anni si è già sentita troppe volte esclusa solo perché di origine straniera, e chiedono ai più grandi maggiore ascolto, attenzione e fiducia: “Anche i più piccoli hanno delle cose da dire e si vorrebbero esprimere”.

Ad accompagnare questo viaggio in due serate (la prima si è svolta nella Scuola primaria di via Pescara e la seconda nella Scuola secondaria di 1°grado Panzini) due professionisti: Maria Paola Camporesi, psicologa e psicoterapeuta, collaboratrice della cooperativa sociale Il Millepiedi e consulente del Centro per le famiglie; e Marco Lazzarotto Muratori, psichiatra e psicoterapeuta. Abbiamo rivolto loro alcune domande.

Dottoressa Camporesi, che significato assume l’errore nella nostra cultura?
“È quasi sempre visto con un’accezione negativa e fallire è considerata un’esperienza dolorosa e demoralizzante. Spesso per evitare il fallimento percorriamo solo strade conosciute. Eppure la storia è costellata di esempi di apparenti fallimenti che si sono trasformati in successi: Cristoforo Colombo ha compiuto uno dei più grandi errori della storia credendo di raggiungere le Indie e scoprendo invece l’America, Albert Einstein è stato rimandato in matematica, Walt Disney era considerato poco creativo…solo per citare alcuni celebri esempi. Ma questo vale anche per noi «comuni mortali»? Non sempre, non tutti i fallimenti sono uguali. Ma la storia e l’esperienza ci insegnano che agli errori si sopravvive”.

E gli adulti come vivono il fallimento?
“Per noi adulti accettare il fallimento significa fare i conti con la nostra fragilità e con emozioni difficili da gestire. Spesso proiettiamo le nostre aspettative sui figli. È importante considerare la differenza fondamentale che esiste tra la mancanza di capacità («Ho fallito») e l’essere incapaci («Sono un fallito»). Accettare che siamo fallibili e che anche i genitori e gli adulti possono sbagliare non significa arrendersi ai sensi di colpa. Questo modo di leggere il fallimento ci porta a considerare diversamente anche gli errori dei nostri figli: non è più necessario fare qualcosa a tutti i costi ma esserci, ascoltare quello che i ragazzi provano con curiosità, condividendo le loro emozioni ma senza giudicare. Il nostro compito come adulti è quello di esserci anche nel fallimento. Stare con curiosità sulla soglia del mondo degli adolescenti, sbirciando dentro e chiedendo il permesso, pronti a far sentire la nostra presenza quando necessario. Accettando i nostri e i loro limiti, senza perdere fiducia”.

Passando la parola al dottor Marco Lazzarotto Muratori chiediamo invece: cosa succede all’adolescente se incontra il fallimento e l’errore nel suo percorso di crescita?
“Viviamo un momento storico complesso e gli adolescenti ne risentono. Assistiamo a nuove forme di edonismo, imperativi di perfezione, al primato dell’immaginario sul simbolico. Non a caso il social network preferito dagli adolescenti è Instagram: si esalta il lato ideale della propria vita. In questa impalcatura non c’è spazio per l’errore e la perdita, si è scotomizzato il significato della parola crisi. L’adolescenza è invece il tempo per esplorare, per conoscersi, per fare i conti con il limite e la differenza, con quello che ci rende originali e unici. Il tema della popolarità, oggi così amplificato, rende questa generazione molto più ansiosa e vittima del costante confronto con lo sguardo dell’altro. Si amplificano allora vissuti di inadeguatezza, ci si sente una «macchia nera» su un lenzuolo bianco. Mi viene in mente un episodio della serie tv Black Mirror intitolato «Caduta libera» che estremizza la potenza dei social e l’ossessione dei like. Oggi è molto difficile integrare l’errore nella propria esperienza di vita. Questo può portare i ragazzi anche a disinvestire e isolarsi”.

In una recente ricerca l’Ufficio scolastico regionale ha registrato anche a Rimini casi di ragazzi Hikikomori, con forte tendenza a isolarsi. Come interpretare questo fenomeno e aiutare i ragazzi che si isolano?
“L’istinto è immediatamente quello di contrastare questo fenomeno, ma è più importante invece dare un senso, interpretare. Non con la nostra mentalità di adulti, ma dando la possibilità all’adolescente di spiegarsi. I figli capiscono molto di quello che pensiamo di loro dal nostro sguardo. Dobbiamo dare a questi ragazzi che vivono un momento difficile possibilità di parola, senza pretendere che la risposta arrivi immediatamente. Ci si angoscia, giustamente, perché ci si sente responsabili dell’infelicità dei figli ma in queste situazioni è invece più importante dimostrare di saper resistere, senza arrendersi”.

Per concludere, come educarsi e educare i ragazzi a tollerare il giudizio degli altri?
“Anche nel video abbiamo ascoltato che gli adolescenti sperimentano vissuti di ansia soprattutto a scuola dove è alto il rischio che si identifichino con il voto. Dobbiamo per primi noi adulti avere invece un rapporto sereno con i voti, recuperando anche la memoria di quando noi eravamo ragazzi, ricordandoci come ci sentivamo davanti a un giudizio negativo. Ascoltare un figlio non è proteggerlo. Il vero errore sarebbe tenerlo dentro a una campana di perfezione. Come adulti dobbiamo invece saper promuovere una cultura dell’errore, per far crescere i ragazzi in modo più sereno e più sano”.

Per informazioni: Centro per le Famiglie del Comune di Rimini tel. 0541 793860 – centrofamiglie@comune.rimini.it – Fb: centrofamiglierimini

Silvia Sanchini

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