Il Ponte

Pubblicare, un’impresa… editoriale

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Ogni giorno quotidianamente in Italia escono sul mercato centinaia di titoli editoriali. Le case editrici sono sommerse di plichi contenenti i più svariati manoscritti. I cassetti di decine e decine di persone sono spesso stracolmi di fogli e di fascicoli: storie, saggi, poesie e quant’altro che non ci si è mai decisi ad inviare a un editore. Insomma a prescindere dalle aspirazioni e dalle ambizioni di ciascuno c’è tanta voglia di scrivere al giorno d’oggi, ed è questo, un trend esteso omogeneamente in tutto il paese. Noi ci siamo concentrati sulla nostra realtà locale. Nello specifico ci siamo chiesti quale fosse il percorso standard di un aspirante scrittore per sperare in una pubblicazione e lo abbiamo chiesto a tre editori locali. Nel riminese l’attività editoriale è particolarmente vivace, lo dimostra il numero non cospicuo di marchi editoriali, lo dimostra anche la loro locazione: non è infatti solo il capoluogo, la grande città, ad ospitare le case editrici, ma spesso anche i comuni circostanti. A Villa Verucchio opera Pier Giorgio Pazzini, editore stampatore da una vita: “È importante che l’autore abbia le idee chiare riguardo ciò che ha scritto. In secondo luogo, è importante che sia a conoscenza delle linee editoriali di ciascuna casa editrice. Il tutto nell’ottica di non inviare l’opera ad una casa editrice che non è minimamente interessata ad essa, a prescindere dalla sua validità. Certo, anche la locazione della casa editrice può essere rilevante agli occhi dell’autore, per esempio nel nostro catalogo figurano sette-otto autori del riminese, che è il «nostro» territorio, ma prima si deve prestare attenzione a quanto detto prima, mai dimenticarselo, se non altro per non sprecare tempo in inutili invii”. Difatti la peculiarità di ogni casa editrice, di ogni marchio, è quella di avere una propria, unica, linea editoriale. Ovvero una direttiva comune a tutte le pubblicazioni, che può interessare il genere, il contenuto o le tematiche. L’editore Massimo Panozzo, molto attivo a Rimini, è particolarmente chiaro su questo aspetto: “Per quanto riguarda la nostra linea editoriale è necessario precisare che non ci occupiamo di narrativa. Come casa editrice non abbiamo la forza di sostenere un autore emergente che ha scritto un romanzo o un’opera di poesia. La nostra scelta è dipesa dall’«insuccesso editoriale» a cui hanno portato quelle poche pubblicazioni del genere narrativo che abbiamo provato a sostenere nel corso della nostra trentennale attività. È importante precisarlo perché praticamente quasi tutti gli emergenti propongono come loro primo lavoro molto spesso un’opera di narrativa. Noi invece puntiamo molto sulla saggistica e sulla trattatistica, e di certo siamo ben lieti di valutare un testo inviatoci da un emergente, anche se questo accade come si è detto, di rado. Molto spesso nel campo della saggistica infatti, agli occhi del lettore ha molto più valore l’argomento di un determinato trattato che il prestigio e la fama del nome dell’autore”. Panozzo ci parla di “insuccesso editoriale”, un’opera che non vende e che non sembra quindi interessare i lettori, il pubblico. Una condizione che, facile pensarlo, non giova né all’autore né all’editore. Mario Guaraldi è il decano degli editori riminesi. Inquadra il discorso su un piano diverso rispetto a quello dei colleghi Pazzini e di Panozzo: “Devo dire che gli editori spessissimo non leggono ciò che gli «scrittori» inviano. I manoscritti in sostanza, molte volte vengono immediatamente cestinati. Attualmente è difficile definire il margine di rapporto che c’è fra il sistema degli scrittori emergenti e quello degli editori. Certo è doveroso dire che è riduttivo sostenere che il rapporto autore-editore si approssima all’atto di inviare il manoscritto. La relazione fra i due sistemi è da inquadrare su un piano che in senso ironico definirei quasi lobbystico: tende a svilupparsi sul rapporto diretto fra autore ed editore, in poche parole, mi riferisco anche all’amicizia, alla frequentazione di certi ambienti, al saper sfruttare i propri rapporti interpersonali per provare ad avere un contatto diretto con l’editore. Quasi come a dire che l’editore è un personaggio da corteggiare, quindi. Considerato che non tutti coloro che scrivono hanno la possibilità o la fortuna di intrecciare queste relazioni, ammetto che la situazione non è buona. Spesso scrittori di puro talento subiscono decine di rifiuti prima di pubblicare, o addirittura rinunciano al loro sogno”. Con la marea di volumi che affollano gli scaffali delle nostre librerie, viene da chiedersi con stupore, se pubblicare è davvero un’impresa così ardua, oppure se è un percorso fisiologicamente difficile, in virtù delle coordinate culturali della nostra società moderna. Bisogna considerare che se tantissime sono le pubblicazioni, il numero delle proposte da parte degli autori, è sensibilmente più alto. Nel prossimo numero ci rivolgeremo ad alcuni di coloro che qui a Rimini, pubblicando le loro opere anche con successo, ce l’hanno fatta.

Enea Conti

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