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Il Po sfocia in provincia: addio crisi idriche?

pg5hlce364e9duov1lcs5kio9tbqm1viiTre ottobre 2017: una data storica per il Riminese. Dopo decenni di attesa il Canale Emiliano Romagnolo sfocia in provincia, più precisamente a Bellaria Igea Marina, tra il Rio Pircio e la fossa Fontanaccia. L’acqua del Po di cui il CER è la principale “vena” artificiale in regione, arriva così ad irrigare con questi 2 km aggiuntivi altri 800 ettari di territorio (complessivamente, in regione, sono oltre 300mila), per la gioia degli agricoltori, delle attività produttive ma anche – grande novità – delle utenze servite dalle fonti idropotabili grazie agli accordi maturati tra il Consorzio CER e Romagna Acque.
L’inaugurazione di martedì, al Parco del Castello Benelli, è il culmine di un percorso iniziato nel 2015, con l’avvio del cantiere del nuovo tratto. Non un punto d’arrivo, ma nuovamente di partenza. Il CER è infatti l’asta principale dalla quale l’auspicio è di creare una struttura a spina di pesce, con una serie di aste secondarie. Come sottolinea il presidente del Consorzio, Massimo Pederzoli, “<+cors>occorre rafforzare tutte le opere del CER per far fronte alla siccità ed è strategico ed essenziale proseguire con la costruzione di condotte e invasi per raggiungere e favorire i territori più marginali, carenti oggi d’acqua<+testo_band>”.
La Valconca è uno di questi, ma ad oggi l’arrivo del CER nella zona sud di Rimini è solo sulla carta. Si parla di un investimento di circa 70 milioni di euro. E a guardare i tempi di arrivo a Bellaria di quest’opera faraonica (arrivo annunciato da almeno un decennio) la Valconca potrebbe aspettare ancora molto.
Facciamo il punto della situazione con il vicepresidente del CER Carlo Carli.

Carli, ora che il CER è arrivato a Bellaria, come proseguirà?

“Siamo in dirittura d’arrivo per riappaltare un altro tratto di 1 km fino al confine con il comune di Rimini. Abbiamo già finanziamenti nazionali per 6 milioni e mezzo. Deve uscire il bando, una gara europea, per la realizzazione del cantiere, speriamo entro l’anno”.

E poi?
“Stiamo ragionando su come proseguire insieme a Romagna Acque. Un’annata di siccità come questa ha mostrato quanto il nostro territorio sia deficitario dal punto di vista agricolo, e non solo. Con Romagna Acque l’intenzione è di proseguire con una condotta a usi plurimi, che possa portare acqua anche ai potabilizzatori che l’Ente pubblico ha sul Riminese, principalmente la Diga del Conca, quest’anno in particolare sofferenza”.

Il CER ha già da anni a disposizione un progetto di massima dall’Uso al Conca.
“Sì, ma ora occorre condividerlo con le esigenze di Romagna Acque. Andremo poi a chiedere insieme i finanziamenti nazionali”.

Ha parlato prima di “usi plurimi”: può spiegarci meglio?
“In un rapporto 1 a 10, 1 andrà agli agricoltori e 10 a Romagna Acque. Il suo interesse è per una ventina di milioni di metri cubi d’acqua annui, per mettere in sicurezza tutto il suo circuito. Dopo la siccità dei mesi estivi, la Diga di Ridracoli è a livelli piuttosto bassi. Il potabilizzatore di Standiana (nel Ravennate) fornisce altri 20 milioni di metri cubi annui. Poter portare acqua stabilmente anche al potabilizzatore del Conca li aiuterebbe per la parte più a sud della Romagna”.

Dall’Uso al Conca. E il Marecchia?

“Il CER avrebbe anche la possibilità di fare un ramo secondario verso Santarcangelo-Villa Verucchio per andare a fare un’azione di ricarica sulle ex cave del Marecchia: queste potrebbero diventare invasi di accumulo utili in periodi siccitosi. C’è già un progetto del Consorzio di Bonifica su questo e la Regione sta portando avanti sperimentazioni, con successo, da due anni”.

Nel Riminese, progetto alla mano, il CER sarà a cielo aperto o interrato?
“Oggi abbiamo un canale aperto, in provincia di Rimini invece viaggerà perlopiù in tubi interrati a causa del territorio molto antropizzato”.

Qual è la situazione dopo le ultime piogge?
“Per fortuna queste non sono state torrenziali e la terra ha potuto assorbirle in modo adeguato. In più eravamo a fine stagione e nelle nostre campagne, a parte qualche vigneto e uliveto, non c’era grande necessità di acqua”.
Acqua che verrà conservata in vista della prossima, ennesima, secca.

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Sos rientrato – Ridracoli resta attualmente sotto il livello medio, a circa 10 milioni di metri cubi (un terzo della portata di cui appena la metà sfruttabile) contro i 12 mln. e 100 di media storica registrati nello stesso periodo.

E se non ci fosse stata l’acqua aggiuntiva del CER da cui attingere (rimasta sempre sopra i 3 metri e 50 dal livello del mare), la Diga avrebbe eguagliato i minimi del 2007 e 2011 (quando scese a circa 7 mln. di metri cubi). Tonino Bernabè, presidente di Romagna Acque, la società “grossista” delle fonti idropotabili romagnole, illustra una situazione tutto sommato tranquilla, complici le piogge dell’ultimo periodo. A metà settembre su Ridracoli sono caduti 149 mm di pioggia a fronte di una media storica di 106. “Cosa positiva per il terreno secco che ha assorbito più acqua, ma – ricorda Bernabè – non per gli apporti all’idropotabile”. Non basterà a colmare, infatti, un anno asciutto. Da gennaio sono caduti appena 694 mm a fronte dei 1.414 di media. E i consumi sono aumentati di 4 mln. di metri cubi rispetto al piano 2017 nonostante i consigli diramati dalle istituzioni ai cittadini per un maggiore risparmio idrico. “Per essere in pari dovremmo avere da qui alla fine dell’anno ben 720 mm di pioggia” ipotizza per assurdo il numero uno di Romagna Acque.
E le falde come stanno? L’impianto di Sarzana oggi è a meno 21 metri contro i meno 25 registrati nell’anno più critico, il 2007. Come spiega Bernabè la situazione oggi è relativamente tranquilla, grazie agli investimenti fatti, tra cui il potabilizzatore di Standiana, nel Ravennate, una Ridracoli bis. Vietato però abbassare la guardia. Con Cer e Consorzio di Bonifica è nato un tavolo tecnico per capire i tempi necessari per il prolungamento del Canale Emiliano Romagnolo fino al Conca, ma intanto si guarda anche alle Marche, alla Diga di Mercatale, nel Pesarese, per portare nuovo “oro blu” dalla Valle del Foglia e attivare la Diga del Conca (da due anni ai minimi) tutto l’anno.

Alessandra Leardini