Il Ponte

Mongol

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Aproposito di Gengis Khan. I più ne conoscono solo il nome e le poche informazioni approssimative che lo dipingono come condottiero sanguinario. Ma ecco il film Mongol di Sergei Bodrov (qualche cinefilo più attento ricorderà del regista russo l’interessante “Il prigioniero del Caucaso” arrivato anni fa anche nelle sale italiane), primo capitolo di una probabile trilogia dedicata al sovrano che creò l’Impero Mongolo diventando Gran Khan e poi autonominatosi Gengis Khan, ovvero “Sovrano Universale”, e le nostre conoscenze sul personaggio si ampliano.
Bodrov, con l’aiuto dello sceneggiatore Arif Aliyev, realizza un film corposo ed avvincente che ha convinto anche il pubblico di casa nostra che ha risposto piuttosto bene all’uscita del film con risultati al botteghino che hanno sorpreso piacevolmente gli esercenti. Solo i magnifici paesaggi, distribuiti per quanto riguarda le locations tra Mongolia, Kazakistan e Cina, valgono già il prezzo del biglietto ma se pensate di trovarvi davanti ad un documentario di “History Channel” sbagliate di grosso perché Bodrov controlla con autorità il materiale narrativo proponendo la vicenda del giovane Temudin (interpretato da Tadanobu Asano), cresciuto con il pensiero ed il cuore fisso verso la bella Borte (Khulan Chuluun), sua promessa sposa ma rapita dal leader di una tribù rivale. Ma Temudin non si arrende alla sorte e le sue numerose imprese lo porteranno a ritrovare la sua amata, ad affrontare i nemici in battaglia (le cronache storiche più dettagliate ci riportano la sua grande abilità di stratega militare) e a unificare la Mongolia, oltre ad espandersi su altri territori tra Asia ed Europa. Tutto questo non certo privo di momenti altamente drammatici per il futuro gran sovrano dell’impero, sempre impegnato a stare sul “chi va la” e a fronteggiare continuamente le tribù avversarie, tra lotte per la conquista del potere, invidie e vendette.
L’affresco storico che emerge è di ottima presa emotiva e visiva, c’è spazio per il furore della battaglia (con copiosi schizzi di sangue, ma del resto a quei tempi non è che andavano tanto per il sottile…) e per le caratterizzazioni psicologiche dei personaggi, per l’amore e per i piani politici per restaurare l’ordine in una terra avvolta nel caos e nelle divisioni.
Il tutto tra la fine del 1100 e gli inizi del 1200, in anni cruciali per la storia della Mongolia. Adesso viene già voglia di proseguire nella storia, ma intanto la prima puntata soddisfa e convince e ci riporta all’attenzione di un cinema “antico”, vigoroso e con molta anima, necessario per uscire dalle atmosfere imbolsite di una certa tipologia di cinema spettacolare che troppe volte si presenta tutto fumo e niente arrosto.

Paolo Pagliarani

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