Il Ponte

La mia vita da ricercatrice nel freddo Est

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Riminesi all’estero. Eccoci a conoscere un altro giovane concittadino che dopo la laurea ha scelto di trasferirsi oltreconfine per specializzarsi e trovare un impiego degno degli studi intrapresi. Questa volta facciamo tappa in Repubblica Ceca (mai ci era capitato nel nostro viaggio), più precisamente a Brno, la seconda città più popolata e importante di questo Paese dopo Praga. Qui Alessia Masini, dopo una laurea magistrale in Ingegneria Edile-Architettura presso l’Università di Bologna, sta svolgendo un Dottorato in Ingegneria dei materiali. “Mi occupo in particolare di materiali ceramici impiegati nelle pile a combustibile ad ossido solido” ci racconta. Alessia vive all’estero da poco più di due anni ma mai avrebbe pensato di arrivare in queste fredde terre.

Alessia, perché la Repubblica Ceca?
“Prima della laurea avevo iniziato a guardarmi intorno e a valutare l’eventuale possibilità di spostarmi all’estero, ma tra tutti i paesi, mai avrei pensato a questo. Mi è capitata un’occasione e l’ho colta al balzo”.

Cosa ti piace di più di Brno?
“Mi piace il fatto che sia una città tranquilla, sicura e decisamente a misura d’uomo. Apprezzo molto la qualità dei mezzi di trasporto, sempre puntuali e molto frequenti, anche nelle ore notturne. Altri elementi a suo favore sono il costo della vita, decisamente abbordabile, e l’incredibile dinamicità delle attività, sempre in evoluzione e pronte a rispondere alle esigenze di una città che negli ultimi anni sta subendo un notevole cambiamento, dovuto anche al continuo aumento di stranieri. E poi è un paradiso per gli amanti della birra; numerose sono le birrerie locali che offrono birre buonissime a prezzi molto contenuti”.

Come è stato l’impatto?
“Nonostante avessi già vissuto all’estero (Portogallo) e vivessi lontano dalla mia famiglia già da qualche anno, l’impatto con la Repubblica Ceca non è stato dei più facili. Anzitutto la lingua, estremamente lontana dalla nostra; poi la cultura, altrettanto distante da quella italiana. Ho sentito subito la carenza di ospitalità e la freddezza della gente; le loro facce quasi sempre serie e corrugate mi lasciano tuttora interdetta. Ovviamente ci sono eccezioni, ma devo ammettere che mai come ora ho riscontrato tante difficoltà nel creare rapporti umani. Comunque, nonostante lo spaesamento e le avversità iniziali, sono riuscita a prendere le misure con questo popolo all’apparenza così freddo e distante e a crearmi dei punti di riferimento che mi dessero conforto”.

Ci sono molti italiani a Brno e in Repubblica Ceca?
“Sì. La maggior parte di loro si sono trasferiti alla ricerca di un lavoro, data la facilità con cui si trova un impiego. Altri sono stati spinti dalla voglia di una nuova esperienza, e hanno poi finito per innamorarsi della Repubblica Ceca”.

Quanto ti manca l’Italia e ogni quanto torni, all’incirca, a Rimini?
“Mi mancano l’Italia, la famiglia e gli amici; mi manca la sensazione di sentirmi a casa. Da quando vivo all’estero ho imparato ad apprezzare molto di più il mio Paese e la mia città; mi sono resa conto del valore di tante cose che davo per scontate. Brno non è raggiungibile molto comodamente, quindi non riesco a tornare tanto spesso quanto vorrei; in genere torno a casa tre volte all’anno”.

Quali sono le tue prospettive?
“La mia priorità alla fine del Dottorato sarà quella di trovare un lavoro che dia valore ai tanti sacrifici fatti finora. So di non voler rimanere a Brno, perché è una città in cui non mi identifico; per il resto lascio tutte le porte aperte. Sto pensando concretamente all’Inghilterra, ma se arrivasse una valida proposta dall’Italia, sarei molto più che contenta di tornare”.

Avresti mai pensato di andare a vivere all’estero? Pensi sia una scelta obbligata oggi per i giovani che come te scelgono un percorso professionale altamente specializzato?
“Avevo già pensato alla possibilità di vivere all’estero, ma mai in modo concreto. L’idea dopo la laurea era quella di cercare lavoro in Italia, tenendo comunque aperta la possibilità di spostarmi in un altro Paese, nel caso di un’opportunità allettante. Quello che più mi spaventava era il dover passare mesi a mandare curricula, nella speranza di trovare un impiego che mi desse la possibilità di mettere in pratica la laurea per cui avevo tanto sudato. A pochissimi giorni dalla laurea mi hanno chiamata per un colloquio a Brno e non ci ho pensato due volte. Non credo che la fuga all’estero sia una scelta obbligata; credo fortemente che con tenacia e flessibilità si possa trovare un impiego adeguato anche nel nostro paese. Certo, poi dipende dalle ambizioni e dalle priorità personali. Mi trovo spesso a confrontarmi con studenti stranieri, europei e non e sono convinta che l’Italia offra in media una formazione valida e competente. Una grande pecca, però, è il fatto che non vengano spesso riconosciuti i meriti dei giovani, spinti così a trovare gratificazione fuori dal Bel Paese”.

Alessandra Leardini

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