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La “manita” del Moderno. Ed è subito Circuito

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Con Tutta casa, letto e chiesa,  un testo del 1977 scritto a quattro mani dal premio Nobel Dario Fo e sua moglie Franca Rame, che ne è stata la prima interprete, l’attrice Valentina Lodovini ha inaugurato, domenica scorsa, la stagione teatrale del Moderno di Savignano, anche se in dicembre – a precederla – c’era stato un omaggio di Enrico Farnedi a Lucio Dalla. Regista di queste amare riflessioni sulla condizione femminile, Sandro Mabellini, allievo di Ronconi al Centro teatrale Santa Cristina e performer della Socíetas Raffaello Sanzio.
È stato solo il primo atto di un cartellone con appena cinque titoli, ma tutti di notevole interesse. A cominciare dal prossimo appuntamento, sabato 3 febbraio, con The Pianist: un’esilarante performance di circo contemporaneo, che può già vantare oltre 300 repliche in tutto il mondo. Nato da un’idea della compagnia finlandese Circo Aereo (che ha portato l’arte della clownerie acrobatica a livelli internazionali) e di Thomas Monckton, si avvale della regia di Sanna Silvennoinen e dello stesso Monckton. In questo ruolo, da one man show, c’è il clown canadese Courtnenay Stevens, già componente del Cirque du Soleil: è lui il pianista che cerca di salvare la propria dignità ormai perduta, facendo ricorso a una sfrenata immaginazione dagli esiti irresistibilmente comici.
Lunedì 19 febbraio, sul palcoscenico del Teatro Moderno, va in scena Lacci: una tragicommedia di Domenico Starnone dove vengono ripercorse le attese, le sconfitte, i ripensamenti legati a un amore e alle sue conseguenze. Il titolo, che sembra già implicare una promessa di rovina, allude alla vicenda di una coppia alle prese con una crisi matrimoniale: lui se n’è andato con un’altra, lasciando alla moglie l’onere dei figli. Sotto la guida registica di Armando Pugliese, protagonisti sono Vanessa Scalera e Silvio Orlando, collaudatissimo interprete di un’altra commedia di Starnone: l’indimenticabile La scuola, andata in scena più di trent’anni fa e riproposta, con immutato successo, anche di recente.
Venerdì 2 marzo si cambia genere attraverso un performing reportage – fatto di immagini, racconti, filmati e suoni – dal titolo Dove gli dei si parlano di Monika Bulaj, acclamata fotoreporter polacca. Le sue immagini, di straordinaria bellezza, raccontano i riti arcani delle genti di Dio, provenienti da diverse aree geografiche: dal Medio Oriente all’Africa, dall’Asia Centrale all’America Latina. Così i riti dionisiaci dei musulmani del Magreb s’intrecciano con il pianto dei morti nei Balcani e i pellegrinaggi nel fango degli Urali, attraverso suggestivi percorsi, frutto di un lavoro di ricerca, iniziato nel 2001 e che nel tempo ha subìto inevitabilmente numerose trasformazioni.
L’ultimo appuntamento è fissato il 21 marzo, quando andrà in scena Isabel Green, nuovo testo del trentaduenne drammaturgo Emanuele Aldrovandi (finalista nel 2015 al Premio Riccione Tondelli). Lo interpreta, con la regia di Serena Sinigaglia, l’attrice di origine spagnola, ma ormai italianizzata, María Pilar Pérez Aspa. Protagonista è una star di Hollywood, che ha appena vinto l’Oscar come miglior attrice, ma mentre è sul palco con in mano la statuetta che sognava fin da bambina, le si rompe qualcosa dentro. Le riflessioni sulla propria vita si mescolano al tentativo di far fronte alla situazione attuale, in un parossismo tragicomico che la porta a infrangere ogni convenzione e a mettere in discussione i cardini della propria esistenza.
Con questa stagione, affidata dal comune di Savignano all’ATER (Associazione Teatrale Emilia Romagna), il Cinema Teatro Moderno entra a far parte della rete del Circuito Multidisciplinare Regionale, mantenendo però i legami anche con la realtà locale. Il più significativo è quello con l’immagine utilizzata per il cartellone: realizzata dall’indimenticabile fotografo riminese Marco Pesaresi.

Giulia Vannoni

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