Il Ponte

La difficoltà di “fare rete”

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La radice del nostro impegno come educatori è Gesù. Lui è il primo educatore e maestro.
Qual è lo stile di Gesù? La riflessione parte dall’episodio dei discepoli di Emmaus. Lui affianca e incontra (nella quotidianità e nell’ordinarietà); sta e vive insieme, fa insieme, condivide (là dove viviamo); ascolta e accompagna (prima ancora di insegnare e parlare); accoglie tutto (ciò che l’altro vive e sente, anche quando si è allontanato, senza giudizio); ha uno sguardo buono sul creato e sulla vita reale; cerca una relazione (in punta di piedi, senza imporsi); scuote e pone domande che interpellano la vita; lascia liberi (sceglie di “scomparire”).

Occorre dunque riscoprire il centro, Gesù con la cura di una vita spirituale personale forte
(preghiera, rapporto intimo con Gesù; nel cercare una relazione profonda; farla diventare parte integrante della vita; lasciarsi “lavare i piedi”; i sacramenti, a partire dall’Eucarestia, fonte primaria di amore, Parola di Dio con una frequenza fedele (lectio). Una vita spirituale intensa chiama e porta inevitabilmente ad una conversione, chiede di essere messa in pratica e non solo ascoltata; si proietta e si cala nel vivere quotidiano, dando risposte a quanto si vive; penetra le profondità dell’uomo, scarnificandole e trasfigurandole; non è legata a programmi, opera nel bene ciò che spesso non ci si aspetta; ci rende testimoni della bellezza di Cristo; ci trasforma in pescatori di uomini (per dono dello Spirito).

LE CRITICITÀ
Anzitutto riconoscibili nella Cultura di oggi:
– l’economicismo, lo scientismo tecnologico, il benessere che porta ad un consumismo passivo, all’individualismo, al narcisismo;
– usa molti linguaggi diversi (disorienta, semplifica e deforma);
relativismo (le tante verità); propone un frenetico attivismo;
La solitudine e la fragilità sono molto diffuse:
– dei genitori e degli adulti (difficoltà nel loro ruolo educativo, spesso sono distanti o assenti a causa del lavoro)
– dei bambini a casa (mancanza di luoghi aggregativi)
– degli insegnanti (mancanza di riconoscimento culturale e sociale; crisi del patto educativo scuola-famiglia)
– dei parroci (troppe attività pastorali, difficoltà ad esercitare una vera paternità spirituale).

Molto complesso il rapporto scuola-famiglia:
– la scuola spesso diventa l’unica agenzia educativa, a discapito della centralità della famiglia (AL n. 263);
– manca un’alleanza con i genitori (spesso disattenti o pronti a giustificare i figli);
– disimpegno educativo dei genitori (clima culturale di scetticismo e relativismo; il bambino può decidere da solo…);
– modello scolastico problematico (“delle competenze”), che accentua competizione e individualismo, non è inclusivo, valorizza i risultati più dei processi, non favorisce le relazioni interpersonali, la cooperazione, la gratuità e la solidarietà.

Le nuove tecnologie (telefonino, social network, WhatsApp, web)
– creano dipendenza dal cellulare già dall’età della prima media; accentua l’isolamento, rendono abulici e scollegati dal mondo reale (“autismo tecnologico”, vedi AL n. 278);
– possono diventare luogo di disinformazione e diseducazione;
– informazioni sul web: bisogna usarle in modo critico e responsabile.

Le Parrocchie soffrono di una mancanza di proposte educative per i ragazzi del post cresima (difficoltà a mettersi in ascolto degli adolescenti). Hanno difficoltà a “fare rete” (comunione) tra parrocchie, uffici pastorali, associazioni e movimenti, ecc.
Sono molte le esperienze che non mostrano né il bello né l’essenziale del cristianesimo.
La Pastorale a volte è basata su abitudinarietà, tradizionalismo, perfezionismo, urgenza.

LE RISORSE
Al primo posto certamente la Parola di Dio e i testimoni della fede.
Poi la famiglia, il primo luogo educativo, fondamentale e irrinunciabile, via preferenziale ed elevata per ogni ambito educativo reale; da lì passa l’esperienza “promettente” del Vangelo; ed è il modello di riferimento anche per l’ambito culturale, sociale, economico e politico.
Risorse sono anche tante esperienze pastorali di interculturalità (es. centri Italia-Cina).
Importanti l’ISSR Marvelli, gli insegnanti di religione e i mass-media diocesani (il Ponte, Icaro comunication, NewsRimini…)

LE PROPOSTE
•Cosa significa educare e formare?
– a quale uomo educare?
– ad “essere”, a “sapere”, a “saper fare”, a “saper stare con”
– costruire una relazione profonda e autentica, a partire dalla relazione con Cristo
– accompagnare la persona a scoprire la verità totale di sé stessa; educare all’affettività e a legami buoni
– coinvolgere e responsabilizzare sempre l’educando
– senza cadere nel pessimismo (il 5% di buono)
– imitazione e fascinazione, autorevolezza, bellezza in senso teologico

L’emergenza della formazione– percorsi e ambiti di (auto) formazione, accompagnamento umano e spirituale (scuola di umanità e di spiritualità)
– per sacerdoti, educatori, insegnanti, operatori pastorali, famiglie, adulti
– incontri di confronto e scambio fra di loro
– con creatività e approfondendo modalità, forme (come fare) e linguaggi (compresi i linguaggi dell’arte e della manualità)
– pensare progetti condivisi con i docenti (cattolici)
– valorizzando l’ISSR Alberto Marvelli e il Seminario (percorsi di formazione “spirituale”)
– lettura continuata (lectio) di un libro della Bibbia all’anno e condiviso da tutte le realtà che lo desiderano, giovani e adulti

Mettere in rete, condividere, fare comunione (dialogo ad-intra)
– ascoltare, aprirsi agli altri, dialogare, rispettare, non essere autoreferenziali
– condividere esperienze, modalità e “fatti di Vangelo”
– valorizzare le zone pastorali

Arrivare a tutti, a quelli “fuori dal giro”, con gli orizzonti più ampi possibili

Parrocchia come “poliedro” (EG n. 236) dal volto pluriforme, con molti lati e molte rifrangenze, luogo di socializzazione e di formazione dell’umano

Creare spazi di vita aggregativi e abitativi sul modello dell’oratorio (casa dell’amicizia/di comunità) con percorsi per giovani e adolescenti (ragazzi del dopo cresima), con socializzazione, formazione (es. laboratori di informatica) e accompagnamento spirituale.

Creare laboratori culturali e osservatori permanenti nelle zone pastorali, avvalendosi dell’esperienza di quelli già esistenti in Diocesi.
In ogni comunità dovrebbero nascere équipe di persone che sollecitano e animano la comunità ecclesiale (gli operatori pastorali per la comunicazione e la cultura).

• Altri ambiti proposti: il Sinodo dei giovani; la cura della liturgia (liturgia partecipata e sensibile al vissuto); attenzione alla pastorale d’ambiente (scuola, tempo libero, sport, mondo del lavoro, ecc.).

Anche questo ambito ha privilegiato il metodo della Sinodalità negli organismi di partecipazione, che dovrebbero “convertirsi” da una pastorale organizzativa ad una pastorale generativa (Gal 4-19), da ambiti di organizzazione ad ambiti di discernimento.
Dunque, sinodalità come metodo di pastorale ordinaria.

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