Il Ponte

La contessa che amò Viserbella

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A Viserbella la scuola era la contessa Margherita Sturani Morolli e molto altro, molto a lungo fu sempre lei: la contessa Margherita Sturani Morolli.
La scuola era la sua casa, il teatro era la sua casa, la Filodrammatica dei piccoli era stata lei a inventarla. Le commedie dialettali e i quiz e pure l’Ufficio Postale arrivavano da lei, il suo genio, estro, passione e amore per il paese.
Siamo nel dopoguerra e qui, un’insegnante di origine bolognese, dopo aver perso parte della sua famiglia durante la seconda guerra mondiale si stabilì e decise di fare della sua vita la vita di Viserbella e viceversa. È facile che io, suo figlio, cada in facili sentimentalismi, ma non erro quando parlo dell’importanza che questa donna ebbe per il paese.
Nel 1945 il matrimonio con il Rag. Angelo Morolli, riminese e funzionario delle Imposte Dirette di Rimini.
Al termine del conflitto mondiale, nel 1948, dopo la mia nascita e prima di quella di mia sorella Luisa, la mamma aveva ripreso l’insegnamento prima presso la scuola media di Viserba (Lingua francese) e poi presso la scuola elementare di Bordonchio di Bellaria, in cui si recava inizialmente con una delle prime lambrette del riminese e poi con la mitica Topolino serie C.
Ottenuto il trasferimento a Viserbella, a metà degli anni ’60, si trovò ad insegnare, non solo metaforicamente, in casa, in quanto ospitò per lunghissimi anni dal 1952 al 1979 la scuola elementare, allocata nella sua abitazione dal Comune di Rimini.

1962, arriva il teatro!
Successivamente, nel 1962, fece edificare, con l’aiuto di papà, a fianco della mia abitazione, una sala teatro, a prolungamento verso il mare, di fronte all’Hotel Astoria di Pino Guiducci, dato che a Viserbella mancava. Qui, venne installato un palco di legno, con tanto di tende e con un impianto di illuminazione, predisposto da mio padre che di elettricità se ne intendeva. In platea furono collocate diverse file di poltroncine in legno che un certo Pinzi, gestore del Cinema “Arena Adriatica” di Viserbella, poi chiuso sul finire degli anni ’70, ci regalò, in quanto la sala cinematografica all’aperto era in via di ristrutturazione. Aumentammo poi la capienza, per gli spettatori, con una quarantina di sedie che già possedevamo.

La Filodrammatica dei piccoli
Tra il 1963 ed il 1975 fu tutto un fervore di spettacoli. Mia mamma, mise in piedi la Filodrammatica dei piccoli, con alunni principalmente della scuola elementare, di cui era insegnante e intere generazioni di bambini (tra cui mia sorella Luisa ed Athos Zavatta) si esibirono sul quel palco, con recite, giochi a quiz e con la gara canora denominata Il Cavalluccio d’oro che ideato dalla medesima, prese l’avvio nel 1967 e si svolse per vari anni. Le canzoni, tratte dal più titolato Zecchino d’oro dell’Antoniano di Bologna, venivano interpretate dai bambini viserbellesi, tra i 6 e gli 11 anni, con l’accompagnamento di una fisarmonica suonata dal Maetro Tordi di Rimini, od in altri anni con l’intervento del complesso dei “Booh” di Torre Pedrera o dell’organista Randi di Viserbella, mentre io facevo il presentatore. C’era, poi, per la gara canora, una regolare giuria composta da bambini e presieduta dal Direttore dell’Ufficio postale di allora, il carissimo amico Giuseppe Pompili. Al vincitore veniva poi consegnato un cavalluccio d’oro, mentre agli altri partecipanti venivano donate medaglie ricordo.

Il dialetto dei giovani!
Sulla scia di questa attività artistico teatrale – già iniziata da mia madre, come attrice protagonista nel 1956, quando interpretò una drammatica parte nella commedia dal titolo Donne Brutte di Achille Saitta, assieme ad Anna Gasperini, Piero Clementi e le sorelle Botteghi sotto la regia del Doll. Cesare Matrai che realizzò anche la scenografia – diversi ragazzi viserbellesi, desiderosi anch’essi di esibirsi costituirono la Filodrammatica dei giovani che si specializzò in commedie brillanti e dialettali veramente riuscite, talvolta esilaranti tra il gran tripudio del pubblico che in massa, ricordo, frequentava il teatrino, specie nel periodo carnevalesco. Ed al termine della drammatizzazione gli attori si lanciavano in canti romagnoli a dir poco trascinanti.
Ricordo che tra gli artisti, tutti appassionati dilettanti, c’erano Graziella ed Annetta Della Rocca, Isa Zavatta, Alberto Zavatta, Vico Semprucci, Gabriele Della Rocca, Paolo Mulazzani, Giovannino Polazzi, la Pia, la Lidia, Giorgio della Rocca e Athos Zavatta e tanti altri (raffigurati in foto) . Il successo di tale Compagnia fece sì che le rappresentazioni venissero esportate anche fuori Viserbella in teatrini del circondario con successo!!!

Lascia o Raddoppia alla viserbellese
Sempre tra il 1950 ed il 1960, sulla scia di programmi televisivi tipo Lascia e raddoppia mia madre con l’aiuto di mio padre e di Guerrino Neri, organizzò nella sale dell’albergo “Belvedere” di Via Palos, terrazzato sul mare, spettacoli a quiz per grandi e piccoli, assai divertenti, con l’accompagnamento musicale del violino di Leo Della Rocca. Il presentatore delle serate era Gabriele Della Rocca con l’allora sua fidanzata Stellina, e tra i partecipanti c’erano Lorio Rossi e la moglie mentre io e Giorgio della Rocca facevamo i valletti. Il tutto veniva inciso su uno dei primi registratori, dell’epoca, a bobine, portato da un certo Mazzotti di Viserba.

L’Ufficio postale e…
Si deve poi a mia madre, l’istituzione del primo Ufficio postale a Viserbella nel 1963, in un ambiente, di proprietà, confinante con il teatro, che svolse un servizio pubblico, anche finanziario, importantissimo per la popolazione viserbellese, e per i turisti. Non bisogna dimenticare che, allora, in paese non c’era la banca!
Sul finire degli anni ’60 fu il momento della biblioteca. Saputo che a Gemmano veniva dismesso un Centro di Lettura, istituito dal Ministero della Pubblica Istruzione, non pose tempo in mezzo: prese contatto con il responsabile della struttura e organizzò in una giornata il trasferimento. Ricordo che in una fredda domenica di gennaio del 1968 partimmo io, mia sorella Luisa mia madre e mio padre con due auto (una cinquecento ed una Bianchina) sulle quali caricammo, arrivati in Valconca, ben 1000 volumi di vario genere (storico, letterario, scientico, avventuroso) per giovani ed adulti, in parte anche nuovissimi: era la prima biblioteca di quartiere!
Al Centro, che aveva anche in dotazione riviste storiche e scientifiche, ci si poteva fermare a leggere oppure in alternativa si poteva portare a casa il libro in prestito. Divenne così un luogo di ritrovo e di scambio culturale assai apprezzato dagli abitanti, per molti anni. In quei locali nacque la prima aggregazione di viserbellesi che dette poi origine al primo Consiglio Pastorale parrocchiale. Durante quegli incontri vide la luce il primo giornalino parrocchiale denominato Il gruppo con articoli riguardanti la parrocchia e la comunità di Viserbella. E poi l’apertura al turismo: il corso di tedesco, il Comitato turistico. E poi dal 1972 le cene e le feste da ballo organizzate con Paola Zangheri, allora mia fidanzata e oggi mia moglie.

Un “amore” a parte: lo sport
Attenta alle esigenze dei giovani e memore dei suoi trascorsi da nuotatrice, si fece promotrice insieme a me, della costituzione della “Polisportiva Viserbella” nel 1972 che ospitò per parecchi anni nelle sale del Centro di Lettura. Ricordo che in quel primo Direttivo della società sportiva erano presenti oltre a me, alla mia mamma e al mio papà anche il Geom. Guerrino Neri, Il Direttore delle Poste di Viserbella Giuseppe Pompili, Lanfranco Col, Giovanni Righini, Romano Guiducci, Modesto Ottaviani, Paolo Mussoni, Piero Zavatta, Luigi Di Mien, Gabriele Della Rocca, Vico Semprucci, Dalmazio Giulianelli e Bruno Militi. Una delle prime manifestazioni della Polisportiva, nel maggio di quell’anno, fu la “Camineda longa ”, podistica per le vie del paese, una delle prime del Circondario riminese, e perfettamente organizzata.
Furono anche organizzate gare per aquiloni sulla spiaggia durante la stagione estiva, attività per cicloturisti e partecipazioni e attività calcistiche per bambini.
Ricordo anche che il Direttivo della società sportiva, il cui logo era una bomba stilizzata raffigurante i vari sport attivati, si riuniva tutte le settimane di venerdì e dopo aver preso in esame le varie proposte di attività sportive da organizzare, durante la settimana, concludeva i suoi incontri con un buffet romagnolo.

La collaborazione con don Guerrino
Mia madre, cattolica convinta, partecipò attivamente alla vita ecclesiale fin dalla costituzione della parrocchia nel 1950. A fianco prima di don Guerrino Boschi e poi dei successori, fu catechista per i bambini che si preparavano alla Confermazione ed alla Eucarestia ed a lei si rivolgevano con fiducia i genitori, sicuri che quella maestra con il fare cortese, il modo suadente e la capacità educativa educasse i loro pargoli alla fede cristiana nella conoscenza dei suoi capisaldi dottrinali. Collaborò, poi con il parroco don Guerrino all’organizzazione delle “giornate del fanciullo” che si tenevano per l’Epifania e che prevedevano, dopo la Messa cantata delle undici, la distribuzione di pacchi dono, in collaborazione con il Comune ed il locale Comitato turistico, della Befana ai bambini, ora presso l’albergo Belvedere, ora presso la mia abitazione.
Fece anche parte delle dame della S.Vincenzo, (antesignana della Caritas parrocchiale) di cui fu Presidente, subito dopo la guerra, e con il parroco don Guerrino e con le altre dame aiutò economicamente molti indigenti della zona che, a causa della guerra, erano in estrema povertà.
Tra gli anni ’70 e gli anni 80, si avvicinò alla Croce Rossa Italiana del Riminese, partecipò a diversi corsi di formazione e raggiunse i gradi di tenente crocerossina, sempre in prima fila nelle iniziative dell’associazione (preparazione di pacchi da inviare a popolazioni in stato di calamità in Italia ed all’estero, sfilate, convegni). Parallelamente fece parte del Vadas riminese, organizzazione di volontariato per l’assistenza degli anziani soli, contribuendo non poco ad alleviare, anche con sostegno economico e morale, la solitudine ed i disagi di tante persone sole ed in difficoltà.
Fino al termine della sua vita terrena, mia madre si spense nel luglio del 1999, fu un punto di riferimento della comunità viserbellese, ed a lei si rivolgevano in tanti, per un parere, un suggerimento, un conforto ed ognuno riceveva da quella voce squillante, intrisa di vivacità, una carica sempre nuova per fare, per agire, per progredire!!!

Enrico Morolli

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