Il Ponte

Il primo incontro con il Chirurgo

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Nell’estate del 1989 Rimini ebbe la sventura delle mucillagini. Ma ebbe anche una certa botta di fortuna, della cui entità però ci mise un po’ a rendersi conto. Dall’espianto di un albero durante la sistemazione di piazza Ferrari, spuntarono un intonaco e altro materiale di origine romana. Da prassi, fu avvisata la Sovrintendenza, che inviò per le opportune verifiche il funzionario Jacopo Ortalli. “Di quei sopralluoghi se ne facevano decine all’anno, ma la gran parte non portava a esiti significativi”, ci racconta Ortalli, sul ponteggio lato mare della Domus. Più o meno in corrispondenza del punto dove, a cavallo tra la primavera e l’estate di 20 anni fa, ebbe il primo contatto con la casa del dottor Eutyches. Di quel giorno ricorda il gran caldo, ma poco del paesaggio: “Nell’immaginario, l’archeologo si muove in scenari romantici e affascinanti. Nei nostri sopralluoghi, ci ritroviamo spesso in cantieri dissestati, tra mucchi di terra e sassi”.
Se nel cantiere ci entrò con l’animo del lavoro di routine, ne uscì con ben altra emozione: volle il caso, infatti, che il punto fosse proprio quello dello studio del medico, il vano di Orfeo.
“Dal primo approfondimento, emersero un mosaico policromo ed alcuni strumenti chirurgici. Per cui capimmo subito di trovarci in un contesto non ordinario”.
Se gli addetti ai lavori capirono subito l’importanza della scoperta, la città però ci arrivò dopo. Molto tempo dopo. Dalle cronache dell’epoca, traspare infatti una certa scocciatura per quell’inghippo in piazza Ferrari. “Non è stato facile farlo capire a tutti. Ci aspettavamo delle lamentele, e infatti negli anni ce ne sono state. I riminesi che passavano di qui e non potevano essere contenti di vedere recintato un pezzo di centro storico; le mamme avevano qualche gioco in meno per i bambini nel giardinetto; gli appassionati, meritori, dell’ambiente che protestavano perché si sarebbero dovuti abbattere degli alberi…”.
Ma il tempo ha dato ragione: “Fare sacrifici per qualcosa di veramente importante vale sempre la pena, e la Domus ne è stata la dimostrazione. Compensa ampiamente tutti i piccoli disagi civici che si sono dovuti sopportare. Con la Domus, Rimini ha un patrimonio stabile che può continuare a produrre vantaggi anche per il futuro”.
A fermare, per oltre due anni, il progetto della Domus non furono però i nasi storti dei riminesi, ma i pensieri distorti dell’allora sottosegretario Sgarbi, con direttive poi rivelatesi inattuabili. Alla fine del 2007, finalmente, l’apertura al pubblico del sito archeologico che ha messo tutti d’accordo.
Ortalli, docente all’Università di Ferrara, oggi quando può torna in quella Domus che ha seguito dall’inizio fino al compimento. E ogni volta c’è sempre un po’ di emozione: “Qui c’è una parte della mia vita professionale, e anche molti rapporti personali. Ma soprattutto la soddisfazione di avere contribuito a qualcosa di importante che, per una volta, sono dall’estero ad invidiarci”. Con buona pace di chi, all’epoca, chiedeva quanto ci volesse a chiudere quel “buco” in piazza Ferrari.

Maurizio Ceccarini

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