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Il Meeting dell’eredità

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Meeting Sala grande
Dopo il «dialogo», nella consapevolezza che l’altro è un bene, il rapporto tra generazioni; coscienti che il bene ricevuto debba essere riguadagnato per poter essere effettivamente posseduto: è il percorso che gli organizzatori del Meeting di Cl tracciano per la prossima edizione della kermesse riminese, in programma dal 20 al 26 agosto nei padiglioni di Rimini Fiera. Il titolo è tratto dal “Faust” di J.W. Goethe: “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”.
“Non si tratta di un Meeting sul passato o sull’eredità dei tempi andati – sottolinea il presidente della Fondazione, Emilia Guarnieri Smurro – ma di un’edizione che guarda al futuro. Di fronte alle sfide del multiculturalismo, del patrimonio, dei focolai di guerra e del desiderio di pace e di libertà, che senso ha l’eredità dei padri? E cosa va riguadagnato per guardare avanti?”. Per la Guarnieri è necessario “andare a fondo della propria cultura, della propria identità: il cuore dell’uomo è lo stesso ovunque, culla a qualsiasi latitudine lo stesso desiderio. Per cui fare un pezzo di strada insieme, anche con chi è differente, è possibile grazie al confronto. Tutti ci muoviamo nel tratto di strada che intercorre tra il proprio cuore, i propri desideri e la realtà, e tanto il cuore e i desideri, quanto la realtà non tollerano differenze di sorta. Siamo tutti compagni, in questo tratto di strada che diventa lo spazio del lavoro comune, del dialogo, dell’incontro. In caso contrario, il rischio è la violenza o la riduzione del desiderio umano”. Ma se il Meeting di Rimini, con i suoi incontri, i suoi personaggi e le sue tematiche, ha una specificità è proprio quella di sollecitare il desiderio dell’uomo, che non dev’essere diminuito.Nuovo protagonismo dei giovani, centralità della scuola e dell’educazione, impegno con le sfide dell’integrazione, apertura alla prospettiva europea, rilancio dell’economia a partire dal tema del lavoro: sono moltissimi i punti che la frase di Goethe consente di mettere in luce. “Siamo grati al presidente Gentiloni per aver accettato il nostro invito. Come l’anno scorso con la presenza del presidente Mattarella, il Meeting si porrà ancora una volta come occasione di rilancio di un messaggio positivo al Paese”.
Ad inaugurare la XXXVIII edizione della kermesse sarà il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il cui intervento prenderà le mosse proprio dal titolo del Meeting tratto dal “Faust”. Per Gentiloni non è una prima volta a Rimini: era già stato al Meeting nel 2015 da ministro degli Esteri, partecipando come relatore di uno dei principali incontri, sul tema ‘Ripartire dal Mediterraneo: un orizzonte per la politica internazionale’, assieme all’allora ministro degli Esteri della Tunisia Taieb Baccouche. Anche lo scorso anno scorso doveva essere presente ma come altri componenti del governo fu costretto a rinunciare per occuparsi dell’emergenza terremoto.
L’incontro di presentazione del tema si terrà martedì 22 con Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme. Elemento centrale della giornata conclusiva del Meeting, sabato 26, sarà invece l’intervento del segretario di stato di Sua Santità, cardinale Pietro Parolin. In mezzo, tanti incontri e personaggi. Mercoledì 23 luglio sarà una giornata dedicata ai temi ella scuola e della educazione. Come può la scuola contribuire ad educare e forare persone capaci di affrontare da protagonisti la realtà di oggi? Svilupperanno i temi il sottosegretario del Ministero dell’Istruzione Gabrile Toccafondi, ma anche protagonisti di buone pratiche, il linguista Stefano Arduini, il poeta Davide Rondoni, presidi e insegnanti.
Altra giornata, altro tema. Sempre di grande attualità: la giustizia. Il vice presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia introdurrà la testimonianza di Valdeci Antonio Ferreira, direttore di FBAC, esperienza brasiliana di carcere senza armi né agenti. E poi ancora la giurista spagnola Carmen Velasco, Gherardo Colombo, Elvio Fassone, già magistrato e autore del libro Fine pena: ora” e don Marco Pozza, parroco del carcere di Padova.
Tema traversale al Meeting è quello dell’Europa. Se ne parlerà con il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ed Enrico Letta, l’economista americano Dennis J. Snower e il noto filosofo Olivier Roy.
Anche gli scenari internazionali saranno affrontati dal Meeting, con i primi cittadini di città simbolo come Aleppo, Parigi, Tel Aviv e Damasco, e il sindaco di Firenze Dario Nardella. Sulla pace nel mondo dialogheranno il ministro degli Esteri Angelino Alfano e il segretario della Nato Jens Stoltenberg (per la prima volta al Meeting), mentre lo scrittore Eraldo Affinati e la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli e il giornalista Giorgio Paolucci affronteranno la questione dei figli degli immigrati nati in Italia (Nuovi Italiani, Nuovi Europei).
Il Meeting affronta anche il tema della scienza (con largo spazio ai temi dedicati alla salute) e al lavoro e all’economia. Il capitale umano, l’energia della persona che si rimette in gioco sono l’esempio più eminente del “ri-guadagnare” della citazione di Goethe ma rappresentano anche la chiave della ripresa. Persona e lavoro, dunque: si confrontano il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e Annamaria Furlan, segretario Cisl, E ancora, tra gli altri, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, e il manager Maximo Ibarra, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e il governatore di banca d’Italia Ignazio Visco.
Il tema del Meeting è però, indubbiamente, il dialogo. Dialogo su tutti i fronti. Tra uomini religiosi (David Rosen figura di spicco del mondo ebraico) e Mohammad Sammak, segretario generale de National Commitee libanese per il dialogo tra musulmani e cristiani). Dialogo come primo passo verso la ricostruzione (il vescovo ausiliare di Sarajevo mons. Pero Sudar, e il segretario generale delle Nazioni Unite Nassir Abdulaziz Al-Nasser). E il dialogo in situazioni estreme (lo chef e imprenditore venezuelano Sumito Estevez, la religiosa ugandese Rosemary Nyirumbe, inerita da Time Magazine nel 2014 tra le 100 personalità più influenti nel mondo, il custode di Terra Santa padre Francesco Patton). I francescani di Terra Santa curano anche la mostra “La terra più amata da Dio. La Custodia di Terra Santa”.
Ricco, come sempre, e vario il calendario degli spettacoli. L’esodio – domenica 20 – è con un’edizione con oltre 170 persone in scena della Madama Butterfly in forma di concerto di Puccini con la China National Opera House. Il Meeting “incontrerà” tre cantautori che con la loro traiettoria umana e musicale hanno lasciato il segno: Fabrizio de Andrè con “Come una specie di sorriso”, con Neri Marcorè e il GnuQuartet, Enzo Jannacci con lo spettacolo “Le scarpe del tennis” ma anche il forlivese Claudio Chieffo con “Canzone per te”, a cura del figlio Benedetto. “Solaris” porterà la fantascienza a teatro con la regia di Paolo Bignamini, mentre un grande attore come Massimo Popolizio proporrà “Padre e figlio”, un testo di Fabrizio Sinisi che prende spunto dal tema del Meeting parlando di personaggi biblici come Caino e Abele, Abramo e Isacco, Giacobbe ed Esaù. “SdisOrè”, inoltre, proporrà la riscrittura dell’Orestea di Eschilo ad opera di Giovanni Testori con la regia di Gigi Dall’Aglio e l’interpretazione di Michele Maccagno, vincitore del premio Nazionale Franco Enriquez come migliore attore proprio per SdisOrè.
Numerose – e attese – anche le mostre. A partire da “Nuove Generazioni. I volti giovani dell’Italia multietnica” fino a “Russia 1017. Il sogno infranto di ‘un mondo mai visto’”. Sul centenario della Rivoluzione d’Ottobre. “Il passaggio di Enea”, a cura di Casa Testori, presenta opere di artisti che documentano il complesso rapporto con la tradizione. “Perché tutti si misurano con il passato. – assicura uno dei curatori, il giornalista Giuseppe Frangi, intervenuto alla presentazione ufficiale del Meeting, a RImini – Anche i contemporanei, che inglobano la grandezza del passato volgendogli in qualche modo le spalle”. Per andare avanti. “Le opere in mostra per questo sono opere che si assumono appunto il rischio di reimmaginare il linguaggio artistico, compreso quello che esprime l’esperienza religiosa. La frase di Goethe ci dice che il rapporto con il passato non è lineare, ma è figlio di una fedeltà discontinua”.
Paolo Guiducci

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