Il Ponte

Fantabosco

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Nelle tiepide serate di maggio ho potuto godere più volte, avendo la fortuna di disporne quasi sotto casa, dello spettacolo di un campo di lucciole a pieno regime (quelle vere: spiacente signori, niente doppi sensi). Centinaia di scintille che si accendevano al buio in mezzo al grano dando vita a una coreografia impareggiabile. In fondo la dimensione del bosco e delle sue creature ci affascina sempre e ce la portiamo dietro sin da bambini. Pensiamo alla principale occupazione dei bimbi riminesi in queste settimane. Dopo le figurine degli animali è toccato a quelle dei puffi: personaggi che da decenni vivono all’interno dei funghi di un villaggio in un non meglio identificato bosco. E anche per l’album dei puffi ci sono papà e mamme che assecondano con entusiasmo la raccolta, in fondo felici che anche i loro figlioli siano fans di quel curioso popolo di ometti blu alti suppergiù due mele o poco più. Alcune nuove entrate invero non ci convincono troppo, come nonna puffa che sicuramente farà venire un esaurimento al saggio grande puffo, storicamente abituato al celibato. Ma chi meglio dei puffi rappresenta l’emblema del bosco? Tanto che dalle nostre parti a scuola il termine imboscarsi è stato appunto sostituito da “fare puffi”. Non tutte le creature dei boschi, però, riscuotono uguale simpatia. C’è una categoria, in particolare, che a molti in queste settimane procura fastidio: i grillini. Piacciano o no, il loro successo sembra proprio il risultato di un Paese che non si sente più il bosco delle favole.

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