«Riunione straordinaria di tutto il clero, i diaconi e Cáritas nazionale per fare un primo bilancio della realtà». È il racconto che arriva dal Venezuela attraverso don Aldo Fonti, sacerdote riminese impegnato nella diocesi di La Guaira, una delle aree maggiormente colpite dal terremoto del 24 giugno. L’incontro ha riunito sacerdoti, diaconi e operatori della Caritas per condividere la situazione vissuta nelle diverse comunità e coordinare gli interventi di aiuto.
«Ogni parroco ha condiviso la situazione della sua zona e come ha vissuto il terremoto. Alcuni, come noi di Montesano, il terremoto ci ha sorpresi celebrando. Sono quasi sicuro che, se non avessimo fatto il lavoro di rafforzamento delle colonne alla chiesa di Canaima, ci sarebbe caduta addosso».
Il sisma ha lasciato una scia di distruzione soprattutto nelle aree centro-settentrionali del Paese: La Guaira, Caracas, Carabobo, Yaracuy e Miranda. Anche a La Guaira interi edifici sono crollati, mentre molti altri risultano pericolanti e quindi inagibili. Migliaia di persone hanno trovato rifugio presso parenti e vicini oppure vivono in tende allestite nelle zone più colpite. «Nella zona centro-sud e nord palazzi interi sono caduti e molti sono a rischio, quindi inabitabili. Molta gente sopravvissuta è accolta da familiari, vicini o vive sotto tende».
Secondo il sacerdote, la macchina della solidarietà si è attivata rapidamente, grazie al contributo di diversi Paesi e di numerose realtà internazionali. «L’aiuto nazionale, di privati e internazionale non si è fatto aspettare. Il primo a rispondere è stato Bukele del Salvador, immediatamente a ruota Stati Uniti, Colombia, Messico ed altri, tra cui i nostri italiani che operano a Caracas nella zona di Chacao».
Il dolore resta però immenso, soprattutto nella diocesi di La Guaira, dove il numero delle vittime ha profondamente segnato la popolazione. «È un lutto nazionale… e da noi in particolare tutta La Guaira piange i suoi morti». Anche dove i danni materiali sono stati più contenuti, il terremoto ha lasciato profonde ferite nelle famiglie. «Anche se nella nostra parrocchia le conseguenze del terremoto sono minime, tante famiglie hanno perso sotto le macerie qualche familiare o amico».
Nel confronto tra i sacerdoti è emersa con forza una rete di fraternità che sta sostenendo le comunità in queste ore difficili. «Dalla riunione di ieri si è consolidata una grande fraternità e solidarietà. Il terremoto ci ha colpiti tutti e tutti lavoriamo per lenire le sofferenze del nostro popolo. Tutti all’opera per ricostruire questa diocesi».
Don Aldo non nasconde però anche le criticità emerse nella gestione dell’emergenza, in particolare un ritardo nell’arrivo dei soccorsi istituzionali. «Un intervento immediato e con persone competenti ed attrezzate avremmo salvato tante vite. Quindi il nostro Paese ha sofferto non solo il terremoto del 24 giugno ma un terremoto cominciato molto tempo fa».
Lo sguardo, infine, è già rivolto al futuro. La ricostruzione richiederà tempo, risorse e perseveranza, ma il missionario affida la speranza alla fede e alla solidarietà che continua ad arrivare anche dall’Italia. «Ora tutti a lavorare per la ricostruzione, non sarà facile e ci vorrà molto tempo, ma con la Grazia di Dio ce la faremo. Grazie per la vostra solidarietà e preghiera».

