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Un tenue puntino blu

Nel 1977 Voyager 1 partì per l’esplorazione del nostro sistema solare. Nel prossimo mese di luglio (dopo 50 anni di volo) raggiungerà la distanza di un giorno-luce dalla Terra.

Su scala cosmica è pochissimo, praticamente nulla, se si pensa che la stella più vicina a noi, Proxima Centauri, dista più di 4 anni-luce. E questo anche se Voyager viaggia a 17 km al secondo (60.000 all’ora).

Nel 1990 (36 anni fa), prima di spegnere definitivamente la sua fotocamera, uno dei padri del progetto, Carl Sagan chiese alla NASA di farla voltare un’ultima volta verso casa. Da quella distanza la Terra apparve come un puntino sospeso in un raggio di luce: il famoso Pale Blue Dot ( tenue puntino blu).

Ebbene, da dove si trova Voyager 1 adesso, a “solo” un giorno-luce di distanza, quel puntino non si vedrebbe più, la Terra sarebbe già completamente invisibile. Già, come dice il Salmo 8: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?”. Eppure in questo puntino, completamente invisibile, oggi gli uomini stanno battagliando più di 50 guerre. Le cronache ne riportano solo alcune: Iran e tutto il Medio Oriente, Ucraina, Afganistan e Pakistan, Siria e Curdi, mezza Africa… C’è poi chi muore di fame, di sete, di malattie che si potrebbero curare, in fuga nei mari… Il commento a quel “puntino blu” lo lascio allo stesso scienziato, Carl Sagan, che dopo quel che aveva visto, nel 1990 scrisse: «Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare

di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Quel puntino è qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, ha vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e contadino, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole.

La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate allora ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida».

L’invito che possiamo fare ai potenti della terra (sì, i signori delle guerre) è di trasferirsi tutti su Voyager e da lì ammirare le loro grandi imprese.