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Tre donne, una città molte fragilità

LA MIA FAMIGLIA A TAIPEI DI SHIH-CHING TSOU PER GIOVANI (DAI 16 ANNI) E ADULTI – AL CINEMA

Il cellulare fa parte del nostro vissuto. Tra i suoi vantaggi c’è anche quello di poterci girare film. Non ci credete? Date un’occhiata a Una famiglia a Taipei (in originale Left-Handed Girl, capirete perché), girato in gran parte con I-Phone 4k dalla collaboratrice di Sean Baker, il regista premio Oscar per Anora che ha scritto il film assieme all’autrice e si è occupato del montaggio.

Basato su esperienze personali di Ching Tsou, che da giovane faticava a sbarcare il lunario in quel di Taipei, il film è un vivace e problematico quadro familiare con madre separata (l’ex marito è ricoverato in ospedale e lei se ne deve pure prendere cura) che gestisce un banco di noodles al locale mercato e le sue due figlie, un’adolescente ribelle che lavora come betelnut-girl, contraddittoria tradizione molto presente a Taipei (le “noci di Betel” sono molto consumate nei paesi orientali ma non sono esattamente sinonimo di salute) e una vispa bambina. La donna deve anche vedersela con i genitori, tra la madre, vicina ai festeggiamenti del compleanno e attiva in affari illegali, e il padre, fortemente ancorato ad antiche tradizioni (non si può usare la mano sinistra, la mano del diavolo, il che manda in crisi la nipotina). Tutto questo per raccontare la lotta quotidiana e il disagio di chi ha meno possibilità per assicurarsi il necessario per vivere, in un contesto ricco di luci, suoni e colori, con un iniziale taglio da commedia che via via sfocia in atmosfere più drammatiche, rivelando inattesi scheletri negli armadi.