“La cosa davvero sensata da fare“. Riprendendo in mano una storica inchiesta del settimanale ilPonte, abbiamo chiesto a Gianfranco Angelucci, regista, sceneggiatore, giornalista, accademico, stretto collaboratore di Federico Fellini, cosa ne pensi dell’eventualità dell’apertura di una scuola per i mestieri del cinema a Rimini, che possa essere o no legata all’università.
Le tappe di un progetto
Si tratta di una suggestione esposta già nel 2014 sulle pagine de ilPonte dall’allora neo presidente di Unirimini Leonardo Cagnoli. “La straordinaria eredità di Fellini può e deve essere sfruttata meglio. Lo dobbiamo al Maestro, è anche nell’interesse della città. Per questo accolgo il suggerimento di un corso e lo giro al capo dipartimento. Così come credo che si possa anche valorizzare molto meglio una biblioteca felliniana. In fondo parliamo di un regista che ancora oggi è tra i più studiati al mondo“, aveva risposto. Pochi giorni dopo, sempre sulle nostre pagine, l‘idea era stata caldamente accolta dal regista Pupi Avati che, in realtà, l’aveva già lanciata nel 2005, da direttore della Fondazione Fellini, e poi anche nel 2010 parlando di una vera e propria scuola tecnico pratica, più che di un corso universitario. “Una scuola di cinema per uscire dall’aria tossica della teoria che ha ammorbato tutto il paese. Non del cinema a livello teorico, ma pratico. Io lo verifico tutti i giorni, con i ragazzi che incontro, che vogliono cominciare a lavorare questa magica macchina… e non riescono ad esprimersi”. L’attuale modo di insegnare il cinema “produce supponenza, giovani vittime della loro presunzione: non sono assumibili in nessun ambito. Possono scrivere di cinema, ma sono solo teorici”, ci diceva il regista bolognese. Del resto lo stesso Fellini ebbe modo di sottolineare che “il cinema non ha bisogno della grande idea, degli amori infiammati, degli sdegni: ti impone un solo obbligo quotidiano, quello di fare”.
Sempre Avati tornerà sul Ponte, questa volta nel 2022, per riconoscere che “non è successo niente. La mia idea non è stata condivisa, accolta. So che Rimini è una città complicata… So di tutte le sue turbolenze, so che è una navigazione macchinosa e non è facile portare a termine le cose. Già è un miracolo che si siano concretizzati il cinema Fulgor (che è un capolavoro) e il museo. Rimandi al grande regista davvero belli, ma che si fermano qui. Cioè mi sembra che la situazione sia piuttosto parassitaria, nel senso che si specula sulla figura di Fellini dando il nome all’aeroporto, alle piazze, ma non c’è niente di vivo, di attivo che guardi in avanti. Quello che anni fa avevo proposto, invece, avrebbe rianimato e movimentato l’intera città“, aveva ribadito.
Anche Massimiliano Giometti, all’epoca presidente di Cna Cinema e audiovisivo si era detto interessato alla proposta di un scuola di cinema perché secondo lui “a Rimini c’è molto più di quel che si pensa. Cna Cinema raggruppa una serie di esercenti cinematografici, registi, sceneggiatori, maestranze che lavorano per il cinema, costumisti, macchinisti… Negli ultimi decenni, le sempre maggiori sfide tecnologiche e la crescente globalizzazione hanno visto il passaggio da forme tradizionali di produzione all’esplosione dei settori dei servizi e dell’innovazione. E questo è certamente un ambito nuovo da non perdere”.
Il sogno di un polo culturale: l’idea di Gianfranco Angelucci
Tornando ai giorni nostri, ricorda Angelucci, “c’è già una Film Commission in Regione che mi sembra funzioni abbastanza bene. Però di una proposta simile ne penso tutto il bene possibile. Se immagini che, quando ho diretto la Fondazione, tra i vari programmi che avevamo, forse allora impossibili da realizzare, c’era proprio l’idea di costruire una sorta di Beaubourg a Rimini. Un luogo dove ci fosse non soltanto una scuola di cinema e una sala che proiettasse i film di Federico, un po’ come la Cinémathèque Française, che li propone ogni giorno, ma anche scuole di sceneggiatura, di giornalismo. Insomma, un polo intitolato a Fellini che diventasse punto d’incontro, soprattutto per i ragazzi, invece di disperdersi in tante direzioni“. Angelucci parla di “un vero centro culturale: non polveroso, non noioso, ma vivo. Un luogo con scuole, produzioni, magari anche un giornale, capace di interpretare quello spirito universale che Fellini rappresenta“. Lo stesso Angelucci proprio in questi giorni in cineteca sta curando la serie di incontri appunto dedicata a Fellini e ai mestieri del cinema.
“Fare concorrenza all’eterno”: la visione di Fellini
“Mi è capitato spesso, viaggiando nel mondo, di incontrare registi che mi dicevano: «Se faccio questo mestiere è perché ho visto Otto e mezzo». Ancora oggi, a distanza di tanti anni dalla sua morte. Essendo Rimini la patria di Fellini, che è già un richiamo fortissimo, e avendo una sua centralità, senza dover necessariamente identificarsi con Bologna (dove ripeto c’è già una cineteca validissima), potrebbe avere una vocazione molto operativa. La Romagna, più dell’Emilia, ha proprio il gusto del fare. Per questo mi sembra che una scuola di cinema ‘allargata’ cioè un centro capace di raccogliere tutte le curiosità legate al cinema (musica, pittura, architettura) sia la strada giusta. Un luogo che aiuti a interpretare Fellini non solo come regista, ma come pensatore: uno che ci ha indicato una direzione, con una visione insieme junghiana e, direi, anche profondamente religiosa della vita. Credo davvero che la cosa più sensata sia una scuola intesa come bottega, dove si impara un mestiere. Senza criticare quanto è stato fatto, il museo va benissimo, penso che una scuola sia la vera chiave. Perché quale parte dell’uomo è più vicina al divino della creatività? Quando è che ci sentiamo, in qualche modo, partecipi del divino? Quando creiamo. Fellini lo diceva con una battuta bellissima: «Mi piace il cinema perché è un modo di fare concorrenza all’eterno. Rifaccio il mondo come voglio io»”.

