La società è in forte difficoltà, tanto che avrebbe già comunicato il mancato servizio per la prossima stagione balneare. Resta la possibilità di un accordo con privati interessati per risollevarla. Cosa accadrà?
Una voce che rischia di spegnersi. Gli ultimi anni hanno rappresentato un percorso in salita e irto di ostacoli per la Publiphono, storica società che da 80 anni esatti (dal 1946) accompagna le estati della riviera in primis nel prezioso servizio di assistenza alle persone smarrite, in particolare bambini piccoli e anziani.
Dalla pandemia in poi, infatti, l’azienda è impegnata in una disputa legale con l’Amministrazione riminese per questioni legate ai canoni della concessione demaniale, divenuti esponenzialmente più onerosi, tanto da mettere in profonda crisi il proseguo del servizio: al momento di andare in stampa, Publiphono avrebbe comunicato al Comune l’impossibilità di partire con l’attività nella prossima stagione turistica, mantenendo però aperta la possibilità di un accordo con privati interessati per poter risollevare la situazione (al momento senza esito). “ In applicazione di alcune circolari ministeriali – fa sapere la società – il Comune negli anni scorsi ha aumentato sensibilmente i canoni di concessione demaniale, applicando non solo criteri legati all’occupazione della superficie di suolo, ma anche del sottosuolo, dove passano i cavi del sistema audio: il risultato è stato un aumento di canone che è passato da un totale di circa 14mila euro a 50mila. La situazione attuale vede impiegate due persone, la speaker e un tecnico, e la società si sostiene attraverso la pubblicità, che negli ultimi anni si è assottigliata sempre di più. A tutto questo si aggiungono i rincari dell’energia e i soliti costi SIAE, portando a uno scenario che, di fronte a queste cifre, ci pone in grande difficoltà. Abbiamo cercato di affrontare la situazione con il Comune (a Riccione e Cattolica, per fare due esempi, servizi analoghi hanno mantenuto canoni più bassi), ma l’unica proposta che abbiamo ricevuto è stata quella di rendere il nostro un servizio esclusivamente di pubblica utilità, quindi eliminando la pubblicità, a fronte di un calo dei canoni di un decimo. Ma anche in questo caso, senza l’introito della pubblicità, sarebbe un servizio non sostenibile”. Un’assenza, quella di Publiphono, che colpirebbe non solo per il valore ricoperto dal servizio dal punto di vista storico e “identitario” per il turismo riminese, ma soprattutto in un’ottica di sicurezza: solo nell’estate del 2025 Pupliphono Rimini ha permesso di ritrovare 714 persone smarrite, soprattutto bambini (il più piccolo di appena due anni) e anziani, in aumento rispetto all’anno precedente quando erano state 656. Oltre 130mila i ritrovamenti complessivi stimati dalla nascita del servizio.
Il contenzioso
Come detto, la crisi attuale è solo l’ultimo tassello di un percorso difficile che dura da alcuni anni. Proprio nel 2025, a specifica sollecitazione, l’Amministrazione ha affrontato il tema ricostruendo la vicenda (e l’attuale contenzioso legale) in consiglio comunale. Secondo quanto illustrato, l’aumento dei canoni deriva da una serie di norme nazionali che, a partire dal 2007 con successivi passaggi hanno modificato i criteri di calcolo: con la vecchia disciplina, nelle concessioni della
società Publiphono non c’era un vero e proprio calcolo della superficie occupata dal servizio, “ ma vi era una planimetria di massima che indicava la posizione dei pali e delle plance e la tariffa era calcolata sul numero di questi elementi. – è la spiegazione dell’assessora al Demanio Valentina Ridolfi – Con la nuova disciplina, il Comune ha proceduto non applicando il canone a corpo e ha sviluppato la superficie dei pali e delle plance, determinandola in 649 metri quadri”. Successivamente, a seguito di nuovi adempimenti per una norma del 2012 legata al SID (Sistema Informativo Demaniale), “ è stato possibile capire che non era stata precedentemente computata la superficie interrata.
Considerata anche questa, la superficie complessiva è risultata essere di 14.076 metri quadrati”. E poiché su questo sono state calcolate le nuove tariffe, il risultato è stato un incremento di circa dieci volte, arrivando a oltre 41mila euro nel 2025. Numeri contro i quali Publiphono ha fatto ricorso, chiedendone la sospensiva prima per il triennio 20202022, e poi per il 2023-2025: la situazione si è (relativamente) sbloccata l’estate scorsa, quando la Corte d’Appello di Bologna ha dichiarato competente in materia il giudice ordinario, rimettendo gli atti al Tribunale di Rimini, che in precedenza aveva già respinto il ricorso per difetto di giurisdizione. In tutto questo, alcuni mesi fa, sul finire del 2025, l’Amministrazione ha deciso di resistere in giudizio alle più recenti richieste di Publiphono, sottolineando un elemento importante: il Comune di Rimini è stato investito (come tutti i Comuni) delle piene funzioni amministrative in materia di demanio marittimo dal 2007. Sta al Comune, quindi, riscuotere i canoni delle concessioni per conto dello Stato. Canoni che, però, rimangono definiti, come visto, da criteri stabiliti a livello nazionale, che i Comuni si limitano ad applicare.
Un destino, dunque, quello di Publiphono, che si fa sempre più incerto ogni giorno che passa. “ Siamo profondamente preoccupati per le recenti voci sulla mancata programmazione del servizio per la prossima stagione balneare. – è l’amarezza di alcuni cittadini riminesi – Non si tratta solo di un pezzo di storia della nostra Riviera, ma di un presidio di sicurezza essenziale”.

