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Pronto Soccorso anziani: sì o no?

Chiunque sia mai stato al pronto soccorso, per cause non particolarmente gravi, potrà confermarlo: a volte l’attesa può diventare un’odissea. Può capitare a tutti, infatti, di trovarsi nella necessità di ricevere assistenza medica, pur non essendo in condizioni gravi o, addirittura, in pericolo di vita. Triage, assegnazione del codice e attesa.

Che in alcuni casi, nemmeno troppo rari, può durare anche una decina di ore. Un tempo che diventa infinito se trascorso rimanendo “parcheggiato” su una barella, a cui si aggiunge tutta l’agitazione emotiva suscitata dal contesto.

Una situazione che diventa ancora più difficile per una persona in età avanzata. E qui nasce la questione: tutto ciò premesso, perché non creare un pronto soccorso specificamente indirizzato agli anziani? In fondo esiste già quello pediatrico, ed è intuitivo che gli anziani, così come i bambini, abbiano esigenze del tutto peculiari cui far fronte. Può essere sensato, dunque, programmare un percorso d’urgenza per gli anziani?

Il “Percorso Argento”

Un’idea che qualcuno ha già provato a mettere in atto, anche se non propriamente sul territorio riminese. Nel 2020, infatti, l’Ospedale Civile di Baggiovara, in provincia di Modena, ha attivato il ‘Percorso Argento’, una via preferenziale pensata proprio per assistere i pazienti anziani che si trovano, in condizioni non gravi, in pronto soccorso.

Nello specifico, si tratta di un percorso veloce ( fast track) interno al pronto soccorso, che ha lo scopo di dare una risposta adeguata e multidisciplinare ai pazienti in età avanzata, evitando loro attese eccessive. Un progetto che rappresenta una delle prime esperienze di questo tipo a livello nazionale. I pazienti che accedono al Percorso Argento sono quelli di età uguale o superiore ai 75 anni, a cui viene assegnato un codice di accesso non urgente, Bianco, Verde o anche Giallo.

“Rispetto agli altri percorsi veloci – spiega il professor Marco Bertolotti, Direttore di Geriatria dell’Ospedale di Baggiovara – il Percorso Argento presenta diverse peculiarità che lo rendono una vera e propria scommessa organizzativa: è rivolto, infatti, a una popolazione per definizione complessa e caratterizzata da comorbilità e fragilità”.

“Una volta accettati in Triage – ne illustra il funzionamento il dottor Geminiano Bandiera, Direttore  del Pronto Soccorso di Baggiovara – i pazienti vengono individuati come eleggibili al Percorso Argento sulla base del codice di accesso e di sintomi quali il Delirium, la sospetta o diagnosticata demenza, la frattura del femore. Una volta valutati come inseribili nel percorso, i pazienti saranno proposti al medico geriatra il quale, previa valutazione preliminare, si farà carico della definitiva individuazione del paziente fragile, e quindi dell’effettivo inserimento nel Percorso Argento e successiva valutazione multidimensionale.

Siccome il percorso è attivo all’interno del pronto soccorso, il costante rapporto tra geriatra e medici d’urgenza consente di gestire al meglio la situazione, in base all’evolvere del quadro clinico”.

“Inutile se non si interviene su accessi e personale”

C’è già, dunque, chi sta “sperimentando” l’idea di un pronto soccorso per anziani. La questione, però, è più complessa di quanto appare. A confermarlo è il dottor Corrado Paolizzi, medico di famiglia riminese, secondo cui il tema andrebbe affrontato da una prospettiva più ampia.

“Una via preferenziale nel pronto soccorso ha sicuramente senso a livello pediatrico, in forza della particolare condizione dei bambini. – spiega – Innanzitutto da un punto di vista emotivo: quando un bambino arriva in pronto soccorso c’è una forte e peculiare componente emotiva, sia del bambino sia dei genitori, che va considerata e gestita al meglio. C’è, poi, un altro elemento, ossia il fatto che il monitoraggio di un bambino, soprattutto dal punto di vista della crescita, può farlo adeguatamente solo un pediatra, perché c’è proprio una difficoltà concreta a curare un essere umano quando ancora non è maturato e non si è sviluppato.

Per questi motivi risulta necessario che anche in PS ci sia una corsia interamente dedicata ai minori. L’idea di un pronto soccorso geriatrico, invece, mi lascia piuttosto perplesso”.

Per quale motivo? Un anziano che si trova a dover aspettare anche una decina di ore su un lettino “parcheggiato” in pronto soccorso, anche se non presenta patologie o urgenze gravi, non necessiterebbe comunque di un’attenzione maggiore rispetto a un paziente più giovane?

“Potrei ribaltare la domanda: non è altrettanto critica la situazione di un altro paziente, anche giovane, che si trova a stare 10-12 ore in pronto soccorso? Diversamente da un anziano, infatti, quel giovane potrebbe avere dei figli a casa da seguire, problemi familiari, oppure un’attività da gestire. La questione è un’altra, dunque, ed è più complessa: occorre scremare e ridurre gli accessi al pronto soccorso. Una questione per la quale un PS per anziani non rappresenta una soluzione utile”.

Si spieghi.

“In questo momento è necessario snellire gli ingressi al pronto soccorso, in modo che nessuno, giovane o anziano, rischi di dover rimanere troppo a lungo in attesa di assistenza.

Un esempio concreto: se durante una visita si rende necessario un esame di laboratorio, solo in certi orari è possibile fissarlo in ospedale; fuori orario, invece, sono obbligato a mandare il paziente in pronto soccorso. Perché questo? Non solo: capita spesso
di parlare con medici specialisti che, magari perché saturi di impegni, chiedono di mandare i pazienti seguiti dal medico di base in pronto soccorso. Sono solo alcuni esempi, ma che portano a una domanda spontanea: i pronto soccorso sono intasati oppure abbiamo troppi accessi perché c’è una mala organizzazione?”.

Il problema, dunque, è a monte: la questione non è garantire percorsi specifici per gli anziani, ma impedire che chiunque, di qualsiasi età, debba rimanere per troppo tempo fermo in pronto soccorso, snellendone gli accessi. Come cambiare rotta?

“Nonostante il personale addetto fornisca già oggi un servizio eccellente, sarebbe molto importante potenziare ulteriormente l’assistenza domiciliare, per consentirne una maggiore operatività. Avere la possibilità di chiamare da casa propria un infermiere e ricevere assistenza in un paio d’ore, sarebbe già un cambiamento concreto.

Qui, però, entra in gioco un’altra questione”.

Ossia?

“Le difficoltà di personale. Servono investimenti in questo senso, per aumentare il personale e, allo stesso tempo, consentire ai medici già attivi di diminuire il numero dei pazienti seguiti, in modo da garantire una qualità di prestazioni ancora più alta di quella già messa in campo. Per capirci, tornando al tema del pronto soccorso geriatrico: se si realizzasse oggi un PS per anziani, ma non si aumentasse il personale impiegato, a cosa servirebbe? A nulla, non cambierebbe niente. Ora devono arrivare i fondi del PNRR: l’auspicio è che possano essere utili per investire adeguatamente sull’assunzione di personale per tutto il territorio”.

Il tema è complesso e, di conseguenza, non può esaurirsi in un unico approfondimento. Il dibattito, su queste pagine, proseguirà.