Home Sport OMAG-MT. Maria Adelaide Babatunde: “Succede sempre qualcosa di meraviglioso…”

OMAG-MT. Maria Adelaide Babatunde: “Succede sempre qualcosa di meraviglioso…”

Sognava di fare la ballerina, la piccola Maria Adelaide. Tutù, scarpe con le punte e in testa un bel chiffon. E… pliés, grand rond de jambe, pirouettes. Ma già a 8 anni guarda il mondo dall’alto verso il basso. Le sue amichette, quando parlano con lei, sono costrette ad alzare la testa. “Forse è meglio che cambi sport” le ripetono papà Matthias e mamma Lucia che, però, non vogliono distruggerle quel bel sogno. Poi, un giorno, un parente di casa Babatunde, allenatore della squadra di pallavolo del suo paese, Ruffano, 9.500 anime, in provincia di Lecce, le propone di andare in palestra. All’inizio, Maria Adelaide, non è che scoppi di felicità. Anzi. Poi, però, vede che quello che riteneva un ostacolo per i suoi sogni di ballerina, diventa un fattore determinante nel gioco del volley. Da quelle altezze basta che muova leggermente le mani per murare o per schiacciare. Ci prende gusto, Maria Adelaide, tanto che quella palla non la lascia più. Dieci anni nella stessa società: dal mini volley alla prima squadra. Poi, nell’estate del 2015, arriva una chiamata importante. A Rimini sta partendo un progetto molto ambizioso che vuole fare della capitale estiva del divertimento, una sorta di accademia giovanile della pallavolo in rosa. L’idea è: prendiamo tutti i prospetti più importanti, facciamoli crescere e poi, quando sono pronti, li lanciamo in serie A. Maria Adelaide Babatunde è uno di questi prospetti. “Di centrali così, in giro, ce ne sono pochi” si dice nell’ambiente. E così eccola fare le valigie e salire in Romagna.

Un’esperienza, Maria Adelaide, che però è finita male, giusto?
“Purtroppo, sì. E il dispiacere, a distanza di tanti anni, rimane immenso. Il progetto era molto bello. Eravamo circa 30 ragazze suddivise tra serie C e serie B1. Io abitavo a Rivabella e mi ricordo di quei mesi con grande piacere. Anche perché era la mia prima volta lontano da casa e quindi vivevo tutto come una novità. Poi, a gennaio, subito dopo le vacanze natalizie, ci comunicarono che per mancanza di soldi, la squadra non poteva più prendere parte al campionato e, di conseguenza, tutte noi siamo tornate a casa”.

Lasciata Rimini si accasa prima a Riotorto, in B2, poi a Isernia, in B1 dove in due stagioni fa vedere tutto il potenziale di cui può disporre tanto che nel 2019 la chiama l’ambiziosa Sant’Elia che trascina prima ai play-off e poi alla promozione in A2. Nell’estate 2021 arriva la chiamata dell’Olbia, in A2, dove fa una prima parte di stagione travolgente tanto da essere eletta come miglior centrale del girone di andata. Poi, a fine gennaio, inizia il suo calvario. Ha voglia di parlarne?
“Certo, oramai è acqua passata. Praticamente mi faccio male al ginocchio sinistro. La risonanza dice: rottura del menisco. Con lo staff decidiamo di operarmi, sembra che vada tutto bene, tanto che torno per la gara di andata dei play-off. Però mi infortunio nuovamente e, cosa più grave, serve un’altra operazione”.

Nonostante tutto, a giugno suona il telefonino: dall’altra parte c’è Stefano Manconi, presidente dell’Omag-Mt che le chiede se vuole venire a San Giovanni.
“Per prima cosa, come è giusto che fosse, si sincera delle mie condizioni e poi mi prospetta gli obiettivi per la stagione. Mi confido con un po’ di persone e tutte mi dicono che San Giovanni è un’isola felice. L’ideale per una giovane che vuole crescere. E quindi dico di sì. E miglior scelta non la potevo fare, qui tutto è bellissimo. I tifosi, poi, sono una cosa eccezionale, che ci invidiano tutti. Spesso, quando giochiamo lontano dal PalaMarignano, è come se in realtà fossimo in casa”.

Ma la sfortuna fa capolino in un pomeriggio di settembre.
“Sapevo che per via dell’infortunio avrei avuto una partenza ad handicap, ma durante un allenamento mi sono anche scavigliata, giusto per non farmi mancare nulla. Quindi il mio è stato un continuo inseguire, ma grazie allo staff e alle mie compagne, ho potuto lavorare con estrema calma e adesso, fortunatamente (tocca ferro e si fa una risata), sto benone anche se so che ho ancora tantissimo da lavorare. Come dico sempre, questo è uno sport dove non finisci mai di imparare”.

Domenica, finalmente, potrete tirare un po’ il fiato visto che non giocate per via della Coppa Italia, poi, però, quando tornerete avrete subito un big-match con Talmassons con cui all’andata avete dato vita a una partita infinita: due ore e ventidue minuti di gioco.
“Me la ricordo bene. Perdemmo male male i primi due set, poi vincemmo il terzo e il quarto finì ai vantaggi, se non sbaglio 31-29 per noi. Poi, sul 2-2, l’inerzia era tutta dalla nostra parte e infatti portammo a casa la vittoria. Domenica mi aspetto un’altra gara di questo tipo. Sperando che nel frattempo possiamo capire la lezione”.

Che sarebbe, scusi?
“Quando giochiamo e vediamo che le cose ci vanno bene, siamo una macchina da guerra e potremmo battere chiunque, al contrario, quando le cose non vanno bene, ci fossilizziamo su quelle senza guardare al bicchiere mezzo pieno. Quando riusciremo a fare questo, saremo una bella gatta da pelare per tutti”.

E di lei, è contenta?
“Mi rifaccio a quanto detto prima: ho avuto una partenza ad handicap, ma adesso va molto meglio. Ma so che devo migliorare ancora tanto e per farlo devo lavorare sodo in palestra durante la settimana. Vorrei sfruttare al massimo le miei capacità”.

Parlava dei suoi genitori, prima. Papà di origini afro-brasiliane, mamma pugliese doc. Ha anche fratelli o sorelle?
“Ho due sorelle, entrambe più piccole. Alessia e Rita. La prima è all’Università, a Roma e ha giocato un po’ nel Ruffano mentre la seconda è il centrale della squadra che è in Prima divisione”.

Permetta, lei è nata dove?
“Sono nata il 3 aprile del 1998 a Gagliano del Capo, provincia di Lecce. Non si sente dall’accento, vero? (giù una risata)”.

Ha un soprannome?
“Sì, da quando sono piccolina mi chiamano tutti Baba”.

Senta, a cena uscirebbe con…?
“Le mie sorelle o le mie amiche”.

E mangerebbe?
“Non ho dubbi: parmigiana o polpette al sugo. Ma non ditelo a nessuno”.

A proposito di polpette, un uccellino mi ha raccontato che le arrivano fresche fresche direttamente da casa.
“Quella è mia zia Vita. Ogni volta mi riempie di polpette anche perché sa che piacciono a Sveva”.

Parini?
“Sì”.

Siete in casa assieme?
“Esattamente. Io le ho fatto conoscere le polpette, lei il the verde”.

In che senso, scusi?
“Che beviamo spesso il the verde”.

Anche mentre mangiate?
“A volte capita”.

A musica come siamo messe, invece?
“Ascolto di tutto. La scelta, però, va in base al mio umore”.

Ha un cantante preferito?
“Uno, no. Ho un gruppo: I Pinguini Tattici Nucleari, sono dei grandi”.

Film o serie tv?
“Tutte e due. Dipende da cosa c’è in programma. Recentemente mi sono vista i film della Marvel con tanto di pianto alla morte di Iron Man. Invece per le serie tv saccheggio Netflix”.

Attore preferito?
“Beh, Robert Downey Junior”.

Attrice?
“Oddio, mi faccia pensare. Ma sì, diciamo Angelina Jolie”.

A letture, invece, come andiamo?
“Mi piacciono molto i thriller anche se adesso sto leggendo un libro che mi hanno suggerito le mie compagne: ‘Succede sempre qualcosa di meraviglioso’ di Gianluca Gotto”.

Che cos’è una speranza?
“In che senso?”

Qualcosa di meraviglioso potrebbe succedere a fine campionato…
“Ah… No, no. Io non l’ho detto (ride)”.

Ma che cos’è, scaramantica?
“Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”.

E va bene… Senta, in vacanza, dove?
“Vengo dalla Puglia, però dico mare”.

Miglior sportivo di sempre?
“Michael Jordan, senza dubbi”.

Miglior giocatrice di pallavolo?
“Anche qui, pochi dubbi: Raphaela Folie, il centrale del Vero Volley”.
Francesco Barone