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Lubo, un film di impegno civile

LUBO DI GIORGIO DIRITTI PER GIOVANI E ADULTI – AL CINEMA

Lubo Moser è uno jenisch, un gitano elvetico sulla cui figura (l’idea di base arriva dal libro Il seminatore di Mario Cavatore dal quale il film è liberamente tratto) è edificato il nuovo film di Giorgio Diritti, apprezzato autore di opere come Il vento fa il suo giro, L’uomo che verrà e Volevo nascondermi. Siano nel 1939, il conflitto mondiale inizia il suo doloroso percorso ed anche la neutrale Svizzera non può sottrarsi all’ombra scura che incombe sull’Europa. Inizia così la parabola di Lubo (interpretato da Franz Rogowski), privato dei figli, portati via per una presunta “rieducazione” (in verità si tratta di vera e propria pulizia etnica) e della moglie, uccisa nel tentativo di proteggere i pargoli, pronto ad assumere una nuova identità, quella di danaroso uomo d’affari, seduttore incallito, animato dal profondo desiderio di rivedere i figli. Lubo intende mettere in scena un dramma collettivo, portato alla luce anni dopo, quello del destino di tanti bambini gitani strappati alle loro famiglie. Ma concentrandosi principalmente sul protagonista, le pagine di Storia che dovrebbero apparire maggiormente a fuoco restano più sbiadite e nella seconda parte il film (eccessivamente dilatato sui 175 minuti di durata) si tinge di troppe tinte sentimentali e melodrammatiche, perdendo progressivamente di potenza.

Peccato perché il regista ha dimostrato in passato maggiore carattere e in quest’occasione restano solo sporadici accenni di una crudele persecuzione che avrebbe bisogno di mostrarsi con maggiore forza ai posteri.