La Marcia della Pace del 1 gennaio 2026 nasce da un percorso condiviso, costruito passo dopo passo da un gruppo che riunisce realtà cattoliche, musulmane, buddhiste e associazioni laiche. Un’esperienza che, come sottolinea Mario Galasso, direttore della Caritas diocesana, ha scelto di partire dall’ascolto e dal dialogo quotidiano. Un tavolo che si è consolidato a partire dalla marcia dello scorso anno e che ha continuato a incontrarsi con regolarità.
Il punto di partenza oltre allo scenario globale, segnato da guerre e conflitti, è stato una domanda semplice e radicale. “
Ci siamo interrogati su cosa può fare ciascuno di noi per costruire pace nella vita di tutti i giorni“, racconta Galasso, sottolineando come il confronto abbia aiutato a superare logiche di contrapposizione. “Q
uando ci si divide nel nome della pace, si crea un conflitto: il nome della pace deve unire, non dividere“.Da qui la scelta di uno stile condiviso, senza protagonismi. Un’esperienza già sperimentata lo scorso anno, quando le diverse tappe della marcia sono state curate a turno dalle varie realtà coinvolte, dando vita a quello che Galasso definisce “
un coro di voci diverse che dicono la stessa cosa“.
Al centro dell’edizione 2026 ci saranno in modo particolare le scuole e i giovani, considerati interlocutori fondamentali. “Una delle fasce di popolazione a cui ci dobbiamo riferire“, ricorda Galasso, pur riconoscendo che il 1 gennaio non è una data facile. “Fa freddo, viene dopo il 31 dicembre. Però è importante che oggi possano ascoltare messaggi diversi rispetto a quello che sembra dire che per costruire la pace bisogna armarsi sempre di più. Non ci si deve armare per costruire la pace“. Quattro istituti scolastici hanno accolto l’invito e lavorato nei mesi precedenti con studenti e insegnanti: istituto Marvelli, scuole Panzini, istituto comprensivo Ponte sul Marecchia e Liceo delle scienze umane.
Il programma della giornata riflette questo protagonismo. Il ritrovo è fissato alle 15,30 al ponte di Tiberio, dove un insegnante di musica dell’Istituto Marvelli insegnerà il jingle “Io, una goccia”, che accompagnerà l’intero cammino. Alle 16, sarà lo stesso Mario Galasso a presentare il tema della marcia, il gruppo organizzatore e il coinvolgimento delle scuole, seguito dai saluti istituzionali del vescovo e delle autorità civili. Saranno presentati i ‘Segnali di pace‘ preparatati dagli studenti del Marvelli, veri e propri cartelli stradali con messaggi di pace, che apriranno il corteo assieme ai pannelli sui conflitti del mondo, una vera a propria mostra itinerante che sarà raccontata da Alessandra Cetro, incaricata nazionale dell’Agesci per il settore giustizia e pace.
In testa al corteo, gli striscioni con due frasi scelte tra quelle delle centinaia di segnalibri preparati dagli studenti dell’istituto comprensivo Ponte sul Marecchia, che saranno distribuiti lungo il percorso.
A passo lento, cantando il jingle, dal ponte si raggiungerà piazza Cavour, dove gli studenti dell’istituto Panzini intoneranno la canzone del Sermig “Ti do la pace perché ci credo”. Qui, come già lo scorso anno, lo spazio diventerà un vero festa della partecipazione. Il cammino si concluderà davanti alla Cattedrale, luogo simbolico anche per la presenza delle istituzioni statali. Qui verrà presentata l’iniziativa “Un sacco di pace”. Alcuni studenti dell’Istituto Marvelli si caleranno nei panni di Babbo Natale distribuiranno ai partecipanti i messaggi di pace che hanno scritto prendendoli letteralmente da dentro un sacco. Il momento conclusivo prevede la lettura a più voci del messaggio di pace che proprio in questi giorni stanno stilando i rappresentanti della pastorale sociale della diocesi, i delegati delle comunità musulmana e buddista, le scuole.
Infine, chi vorrà, potrà partecipare alla messa in cattedrale.
Un metodo che ha colpito anche gli insegnanti coinvolti. “Abbiamo dato alcune indicazioni più tecniche, che altro, ma poi abbiamo lasciato le scuole libere. Il resto lo abbiamo costruito insieme“, racconta Galasso. Un approccio che, a suo avviso, incarna concretamente lo stile sinodale: non un progetto già confezionato, ma un’idea condivisa.
Non a caso il gruppo ha scelto di chiamarsi “Artigiani di Pace Rimini”. “Non potevamo chiamarci tutto l’anno “Marcia della Pace”. La marcia segna l’inizio di un cammino“, spiega Galasso. “La bellezza è che, pur venendo da storie e credi diversi, insieme diciamo la stessa cosa. Il cuore dell’uomo è uno solo, e desidera le stesse cose“.