Formazione e lavoro, due mondi poco comunicanti. Accade in tutta Italia e Rimini non è da meno. A sottolinearlo è una recente indagine di Eudoscopio, secondo la quale nella provincia riminese c’è una generale discrepanza tra formazione scolastica e tipologia di occupazione svolta dai diplomati degli istituti tecnici e professionali. Gli istituti del Riminese riflettono sul tema e sul rapporto con le imprese del territorio.
“Oggi ci sono dei veri e propri obblighi di legge, in particolare con la nuova Formazione Scuola-Lavoro, che prevede per gli istituti tecnici 150 ore di progetti con gli studenti. – spiega la professoressa Arianna Pula, referente Formazione Scuola-Lavoro dell’Istituto Tecnico Economico ‘Molari’ di Santarcangelo – Ma al di là della legge, il ‘Molari’ è sempre stato molto attivo su questo fronte, proponendo già da diversi anni progetti formativi per gli studenti che vedono il coinvolgimento diretto delle aziende, in primis attraverso stage, ma anche iniziative che vedono le stesse aziende venire da noi per specifici incontri. Questo è possibile grazie a un territorio che è molto collaborativo sotto questo punto di vista”. Un rapporto scuola-territorio positivo ma che, come detto, non sempre si traduce in un incontro omogeneo tra domanda e offerta di lavoro. “È un tema noto, non solo da noi. – prosegue la prof.ssa Pula – Una questione cruciale e, allo stesso tempo, molto complessa da affrontare, perché anche se la scuola non è più vincolata ai programmi ministeriali, restano comunque dei ‘passaggi obbligati’, in primis ovviamente l’esame di Maturità, che rendono comunque complesso avere la flessibilità necessaria per adattare la formazione alle richieste del mondo del lavoro nel modo più omogeneo possibile”.
Come ridurre questa discrepanza? “Negli ultimi anni, anche grazie al contributo dei fondi PNRR, abbiamo potuto realizzare progetti legati alle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), che sono sempre più centrali nella società odierna. In un contesto scolastico ancora legato a un’impostazione formativa più tradizionale (ed è necessario che sia così, perché vi sono competenze che non si possono trascurare), c’è comunque la possibilità di realizzare progetti formativi specifici che consentono di allineare in modo più coerente i curricola degli studenti con i bisogni reali del mercato del lavoro. Questo è ciò che stiamo facendo”.
“Mondo del lavoro sempre più rapido e mutevole”
Sostanzialmente allineato il pensiero della professoressa Elena Barbieri, docente e referente Orientamento dell’ISISS Gobetti-De Gasperi di Morciano. “Il nostro Istituto nasce come un istituto tecnico e professionale, da sempre orientato a declinare l’offerta formativa anche in base alle esigenze del territorio. – sottolinea – Ogni anno gli studenti dell’ultimo triennio svolgono attività di formazione Scuola-Lavoro e sono frequenti anche altre modalità di contatto con le imprese, come visite presso aziende del territorio o come le aziende stesse che vengono a scuola per illustrare i propri fabbisogni. Ma la comprensione delle esigenze del mercato avviene anche con gli incontri che organizziamo annualmente con la Camera di Commercio della Romagna e il Centro per l’impiego. Importanti anche i contatti con le Università. Il mismatch tra settore di formazione e di occupazione rinvia a un mondo in rapido cambiamento in cui il posto di lavoro non riflette più uno specifico percorso formativo. Questo perché lo spettro dei profili professionali è molto più ampio, caratterizzato da un’elevata specializzazione e da un tasso di aggiornamento e cambiamento elevato, per cui non è più pensabile che una certa scuola prepari solamente a una specifica professione”.
Quali le possibili strade per colmare il divario?
“La situazione richiede una riflessione e un ripensamento da parte della scuola e una serie di azioni, tra cui rafforzare la presenza di studenti e studentesse nei percorsi STEM che hanno una elevata spendibilità nel mercato del lavoro (il nostro istituto realizza progetti in questo senso anche grazie al PNRR) e potenziare le attività di orientamento. Da sottolineare, però, che questo disallineamento non sarà mai colmabile interamente per la rapidità del mutamento del mondo delle professioni. E questo deve incoraggiare la scuola allo sviluppo e al rafforzamento di quelle competenze, soprattutto intese come ‘soft skills’, che permettano agli studenti di oggi di diventare lavoratori di domani flessibili, in grado di riorientarsi nella propria vita e di affrontare il cambiamento”.

