Il problema delle città italiane è che i giovani non vogliono viverci. La fuga dei cervelli all’estero non è un tema nuovo ma, purtroppo, sempre più concreto. Giovani che quasi non considerano nemmeno (per quanto doloroso e difficile) un futuro in Italia, optando in modo automatico per un percorso di studio, di lavoro e di vita in altre città d’Europa o anche oltre. Tanti i motivi: in primis di tipo economico, con divari salariali fuori scala tra Italia e resto d’Europa, uniti a una scarsa valorizzazione dei giovani e, problema sempre più accentuato, a un mercato abitativo e degli affitti ormai drogato e gonfiato in modo vergognoso, tanto che la spesa per la casa raggiunge oggi in città come Roma e Milano anche il 72% dello stipendio medio. La stessa questione, però, emerge anche in senso contrario: a tanti giovani che “scappano” dall’Italia corrispondono pochi, pochissimi ragazzi e ragazze stranieri che scelgono le nostre città come palcoscenico del proprio futuro.
Un quadro, questo, illustrato in modo approfondito da Avvenire, che ha riportato i risultati di un recente studio nazionale (Gruppo Lombardini22) sull’attrattività delle città italiane per i giovani. Studio che riporta anche i pareri dei giovani stranieri che hanno cercato di trasferirsi in Italia, dai quali più di tutti emerge la criticità della situazione: “A leggerli, l’impressione è chiara: quasi nessuno prende in considerazione l’idea di trasferirsi in Italia per lavoro o per completare gli studi. – sottolinea Marco Marcatili, direttore del gruppo che ha condotto lo studio – I motivi sono molti, ma non solo economici. Nelle nostre città, infatti, si fatica anche a mettere insieme tutti gli elementi per avere un ‘pacchetto di vita’ soddisfacente: un’offerta scolastica internazionale, sociosanitaria e culturale adeguata”. In generale, per nove giovani italiani laureati che si trasferiscono all’estero, solo uno straniero qualificato si sposta in Italia. “Spesso, attorno ai 35 anni, i giovani vorrebbero tornare perché hanno un attaccamento familiare al nostro Paese. – conclude Marcatili – Ma in Italia trovano ancora un divario troppo alto sulla qualità della vita e sui pacchetti aziendali rispetto ad altri Paesi europei”.
Tradotto, dati alla mano: l’Italia è (ancora) un Paese di emigranti. Soprattutto giovani. Possibile dargli torto?

