Entro il 28 febbraio Medici Senza Frontiere (Msf) dovrà interrompere l’enorme lavoro umanitario che da anni, soprattutto durante la guerra, ha svolto nella Striscia di Gaza. Lo ha deciso il governo israeliano, perchè MSF non ha fornito, per motivi di sicurezza, l’elenco del proprio personale palestinese.
“ Le autorità israeliane stanno costringendo le organizzazioni umanitarie a una scelta impossibile tra esporre il personale a rischi o interrompere le cure mediche essenziali per persone in disperato bisogno”, ha dichiarato la Ong in una nota.
Il « Divieto d’Israele è un pretesto per ostacolare l’assistenza umanitaria e impedire gli aiuti alla popolazione di Gaza ». Contemporaneamente padre Ibrahim Faltas, della Custodia di Terra Santa, ha commentato la “faticosa” riapertura del valico di Rafah, unico punto di passaggio tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, decisa nell’ambito di un fragile piano di cessate il fuoco e su pressioni internazionali: “ Quelle porte aperte devono essere un segno di speranza: saranno certezza di pace quando ad ogni essere umano saranno riconosciuti il rispetto e la dignità della vita”. La riapertura permette a piccoli numeri di persone di muoversi in entrambe le direzioni, concentrandosi soprattutto su evacuazioni mediche, rientri limitati e casi umanitari. Si stima che in questo primo periodo solo poche decine di persone siano riuscite a entrare o uscire da Gaza, a fronte di richieste che riguardano, secondo le autorità sanitarie internazionali e locali, decine di migliaia di
pazienti che necessitano di cure non disponibili nella Striscia. “ A Gaza si muore ancora. Si contano ancora vittime e fra questi tanti sono bambini. – dice padre Faltas – Poter riattraversare quel passaggio è indispensabile e necessario per salvare la vita a più di 20mila esseri umani che a Gaza non hanno la possibilità di essere curati”. “ Manca – denuncia il frate – l’impegno di una comunità internazionale che non vuole vedere la lenta agonia di tanta povera gente, manca la volontà di rendere giustizia ad una umanità oltraggiata e umiliata”.
Di fronte a tanta sofferenza, sollecitati anche dal vescovo Nicolò, appena rientrato dalla Terra Santa, dove si era recato in rappresentanza della Cei nel contesto della Holy Land Coordination, la Diocesi di Rimini ha aderito, per il periodo Quaresimale, a raccogliere fondi per due progetti della Caritas Italiana dedicati a Gaza e Terra Santa: una unità medica a Gaza per mamme e bambini ed una nuova sede a Betlemme per coordinare gli aiuti. Piccoli gesti per dare “ motivi di speranza per chi ha sopportato in questi anni dolori, sofferenze, mortificazioni” ribadisce padre Faltas che non dimentica chi “ in Cisgiordania è stato costretto a limitare i propri spazi fisici, chi è stato privato della possibilità di attraversare le porte che aprono alla prospettiva di un futuro dignitoso. La Terra Santa non sente ancora la pace, non vede ancora la presenza attiva di opere e azioni di pace”.

