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Dalla polemica tra Trump e Meloni al messaggio dell’Iran: «Perché dovremmo ferire l’Italia?»

Un intreccio di dichiarazioni e reazioni internazionali riporta al centro il tema della pace e del dialogo tra i popoli, tra scontri verbali e inattesi messaggi di amicizia.

Lo scontro verbale tra Stati Uniti e Vaticano

«Perché mai dovremmo ferire l’Italia?». Se lo domandano i diplomatici dell’Ambasciata dell’Iran in Thailandia. Hanno affidato il loro pensiero a un post sul social X, dopo la reazione scomposta (condivisa con il Corriere della Sera) del presidente Usa Donald Trump alle parole della premier italiana Giorgia Meloni, in risposta a un suo precedente (e altrettanto scomposto) post sul social Truth, in cui attacca papa Leone XIV per i suoi decisi richiami alla pace.

L’inquilino della Casa Bianca a definire «debole sulla criminalità e sulle armi nucleari» e «pessimo sulla politica estera» il Pontefice. Trump non deve aver preso bene la reazione di Leone XIV alla mossa dei leader Usa di usare la religione per difendere azioni di guerra. Tra vari esempi, spicca il Segretario alla Difesa (rinominato dall’amministrazione Trump “ministro della guerra”) Pete Hegseth, nel novero di quanti hanno parlato in pubblico della loro fede cristiana per sdoganare l’immagine degli Stati Uniti come una nazione cristiana che combatte i suoi nemici. E poi, come dimenticare l’immagine nella Sala ovale, con Trump alla scrivania e attorno qualche decina di leader religiosi a pregare per lui? Mosse che il Papa ha definito «delirio di onnipotenza che ci circonda e che sta diventando sempre più imprevedibile e aggressivo». E ancora: «Persino il santo nome di Dio, il Dio della vita, viene trascinato in discorsi di morte».

La posizione del Governo italiano

Diverse ore dopo l’attacco Usa al primo sovrano statunitense del Vaticano, Meloni ha detto la sua: «Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa cattolica ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra». Parole che hanno colpito Washington. «Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo», dice Trump al Corriere della Sera. E ancora: «Non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità. Non vuole aiutarci nella guerra».

Il messaggio dall’Iran: parole di amicizia verso l’Italia

Sono proprio queste ultime le suggestioni che hanno stimolato le “celluline grigie” dei creativi digitali al servizio dei diplomatici iraniani a Bangkok. «Perché dovremmo mai ferire l’Italia?», si domandano su X. «Amiamo gli italiani, il calcio, il cibo e amiamo Roma, Rimini, Pisa, Milano, Venezia, Sardegna, Firenze, Napoli, Genova, Torino, Sicilia e tutto ciò che c’è nel mezzo».

Rimini e il valore dell’incontro tra i popoli

Un messaggio certamente molto chiaro. Viene da domandarsi perché l’onore a Rimini di essere citata tra le città più amate, al secondo posto, dietro solo a Roma. Sarà perché ha un sindaco, Jamil Sadegholvaad, mezzo iraniano? Sarà perché molti studenti iraniani ne preferiscono i corsi universitari? Sarà perché nell’immaginario di mezzo mondo, in parte grazie a Fellini, Rimini è percepita come località particolarmente accogliente non solo dal punto di vista balneare?

«Mi viene facile parlare di questi temi: nasco da un turista iraniano che, nella Rimini degli anni Sessanta, conosce mia madre e dà vita alla nostra famiglia qui a Rimini», ha ricordato solo poche ore fa proprio Sadegholvaad, in occasione del convegno promosso dalla Diocesi di Rimini, Turismo: occasione di pace. Sempre lì, il primo cittadino ha confidato di come abbia incoraggiato diversi iraniani a venire in vacanza in Italia e, viceversa, diversi italiani a visitare l’Iran, e di come in entrambi i casi abbia raccolto commenti positivi. «Il turismo è la cosa più vicina all’utopia che esista al mondo: avvicinare persone diverse», ha detto, non dimenticando però come i tempi che viviamo siano particolarmente scoraggianti. «Cosa può fare Rimini, cosa possiamo fare noi, al di là di far sentire la nostra voce per invocare la parola pace? Per quanto mi riguarda, molto. Per esempio, proseguire nella direzione di sviluppo di questa città cercando di abbattere i muri che sono anche tra noi».