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Da un lutto nasce Amleto

HAMNET – NEL NOME DEL FIGLIO DI CHLOÉ ZHAO PER GIOVANI (DAI 16 ANNI) E ADULTI – AL CINEMA

Da Hamnet ad Hamlet: una sola lettera di differenza, eppure la vicinanza è palpabile. Hamnet, unico figlio maschio di William Shakespeare, secondo gli studiosi delle vicende del Bardo, morto ad undici anni, forse per peste, si trasforma in Hamlet, la tragedia scritta probabilmente per onorare il figlio scomparso. Come tutto ciò che ruota attorno alla figura del drammaturgo inglese (comprese le supposizioni, corroborate pure da fior fiore di attori britannici, che Shakespeare non sia mai esistito), c’è un ampio alone di mistero che tocca pure la figura della moglie Anne Hathaway (in questo film ribattezzata Agnes), di cui si sa pochissimo e quindi tutte le varianti sul tema sono consentite, compreso il romanzo di Maggie O’Farell alla base del nuovo film della regista premio Oscar per Nomadland (l’adattamento è curato dalla stessa autrice assieme alla regista). Un film pregnante, dolente, commovente, con Agnes (Jesse Buckley), sposa di William (Paul Mescal), in perenne rapporto simbiotico ed ancestrale con la natura (vedi immagine iniziale) che conosce alla perfezione, tra rumori e odori, tra piante medicinali ed alberi secolari. Un film magnificamente interpretato e diretto (otto nomination agli Oscar) fatto di terra, di erba, di lacrime che scendono copiose di fronte all’ineluttabilità del destino, ma anche di sorrisi davanti alla consapevolezza di poter elaborare il lutto nella catartica “O” di legno del Globe Theatre di Londra dove va in scena Hamlet con la dirompente forza evocativa creata dal potere immaginifico del teatro.